S. Maria la Scala e il rischio idrogeologico. Sindaco Alì “Chiederemo chiarimenti alla Regione”

L’ordinanza della Regione Siciliana che vieta la balneazione, e non solo, in quasi tutta la costa adiacente la Timpa di Acireale lascia a dir poco perplessi i cittadini, i gestori delle attività, ma anche gli amministratori locali.

Si parla di rischio idrogeologico e di sicurezza, impossibile fare spallucce, di fronte ad un atto, quello della Regione, che cautelativamente interdice la fruizione di buona parte della costa.

Domenica scorsa abbiamo riportato le dichiarazioni di Francesco Mazzoli, parroco della frazione di Santa Maria la  Scala, “A tutela dei parrocchiani, dico che con il rischio idrogeologico dovremmo andarcene via. Perché l’ente con quest’atto non si assume più la responsabilità, o meglio, sta tutelando le attività, e rimanda al comune di Acireale l’onere di provvedere”.

Don Francesco Mazzoli, ha fatto appello a tutte le cariche istituzionali, dal presidente della Repubblica al sindaco di Acireale, affinché “sia consentito il diritto di residenza” agli abitanti del borgo.

Ricordiamo che la controversa ordinanza 7/2019 “ Interdizione di porzioni di aree demaniali marittime nei comuni costieri della città metropolitana di Catania per il sussistere di pericolo per la pubblica incolumità causato da dissesto idrogeologico”, si basa sull’utilizzo dei PAI “piani assetto idrogeologico” e individua due livelli del PAI ovvero il rischio geomorfologico e la pericolosità da frana, che non sono del tutto sovrapponibili. Per le aree P3 P4, (carta della pericolosità), ordina all’art. 1: “ Nelle aree demaniali marittime che interferiscono con le aree di dissesto idrogeologico censite ne PAI e caratterizzate da una pericolosità elevata P3 o P4, è vietata la sosta ed il transito di persone ed autoveicoli ed ogni altra attività incompatibile con lo stato di dissesto accertato o esistente”.

Da una lettura letterale dell’ordinanza, i divieti si applicherebbero solo alle aree demaniali marittime, le coste a valle del lungomare e resterebbero fuori tutte le altre aree abitate del borgo di Santa Maria La Scala.

Abbiamo quindi sentito il sindaco di Acireale Stefano Alì per comprendere quali azioni intenda intraprendere, considerato le amministrazioni comunali, all’art.2, hanno l’obbligo  di “porre in essere idonei apprestamenti o efficaci e permanenti strumenti di interdizione finalizzati ad impedire l’accesso  alle aree demaniali marittime…” e di salvaguardia della pubblica incolumità.

“Ho chiesto intanto all’Urbanistica di verificare la sovrapposizione con le aree P3 e P4. Sono in contatto con i sindaci di Aci Castello, Catania e Riposto. Chiederemo chiarimenti alla Regione sia per definire le aree marittime, sia per capire perché ci siano prescrizioni così limitanti rispetto al PAI. Dobbiamo capire anche cosa scrivere precisamente nei cartelli”.

Siamo quasi alla fine di maggio. Anche l’amministrazione comunale manifesta dubbi sulla corretta applicazione dell’ordinanza e i chiarimenti dovranno comunque arrivare in tempi molto brevi, considerato che la stagione balneare è ormai imminente.

In merito al rischio messo su carta dai funzionari regionali, che a rigor di logica fa riflettere più sulla sicurezza di chi dorme e vive nei borghi marinari, che su quella dei bagnanti o delle passerelle stagionali, il sindaco precisa: “Ho chiesto alla protezione civile di raccogliere i dati su tutti i lavori di consolidamento eseguiti sulla Timpa dai vari enti e chiederemo che vengano riclassificate le zone di rischio. In questo momento stiamo procedendo alla verifica delle zone P3 e P4 legate all’abusivismo, nelle fasce di rispetto del torrente”.

Attendiamo aggiornamenti.

L.C.