Salus Populi Suprema Lex – Liberacittadinanza per la Coerenza Civile

Nella giornata della coerenza civile, Libera Cittadinanza Acireale premia Don Palmiro Prisutto, parroco di Augusta e voce autorevole del complesso movimento civile che da anni denuncia l’insostenibile condizione d’inquinamento ambientale dell’area intorno al petrolchimico di Augusta.

Un polo industriale nato in una zona splendida nel secondo dopoguerra nella costa siracusana , sostenuto dalla fame di lavoro che l’isola uscita devastata dal conflitto, cercava di riscattare con l’industrializzazione forzata che le grandi corporation della chimica si apprestavano ad installare in Sicilia, ipotecando per sempre il futuro di intere comunità.

Citto Leotta e Giusy Torrisi introducono il racconto di Don Prisutto che con le immagini del potente e apprezzato documentario “La baia dei lupi” dei registi acesi Bruno e Fabrizio Urso ci riportano in quella terra martoriata in cui uno Stato spesso corrotto e connivente svendeva la salute di interi paesi, barattandola con l’illusione di un lavoro talvolta effimero e precario.

Quella del Petrolchimico di Augusta è una storia drammatica in cui intere comunità vengono costrette ad abbandonare le proprie case per fare posto alle industrie che poi uccideranno i loro figli e loro stessi, in un susseguirsi di disastri ambientali che porteranno l’area di Augusta ad un incremento esponenziale dei casi di cancro e di malattie congenite legate all’inquinamento industriale.

La storia di Marina di Melilli è emblematica, un intero paese obbligato ad andare via con la complicità di politici corrotti ed il supporto violento della mafia che minacciava i residenti più ostinati, come Salvatore Gurreri, il fornaio ostinato che si vantava di avere dato uno schiaffo a Togliatti e che rifiutò di abbandonare la sua casa in riva al mare diventando il testimone della resistenza civile contro la prevaricazione di uno “sviluppo” malato che in pochi anni divenne la prima causa di morte nella comunità Siracusana.

Gurreri rivendicava il suo diritto e la sua coerenza civile a restare nella sua casa e lo raccontava ad un giornalista di nome Giuseppe Fava che provava a sensibilizzare l’opinione pubblica nazionale sul dramma che si consumava in quel lembo sperduto di Sicilia, lo faceva poco tempo prima che Salvatore venisse massacrato dalla mafia, morendo incaprettato per mano di quei criminali sempre pronti a sostenere gli interessi dei grandi speculatori dell’isola, gli stessi che pochi anni dopo riserveranno a lui il medesimo trattamento di morte.

Don Prisutto è un simbolo ed una testimonianza per tutte le comunità che combattono contro l’indifferenza di uno Stato piegato alle ragioni del profitto, in Sicilia come in Campania come in Puglia ed in tante altre parti di questo Sud svenduto alle industrie che in nome di un baratto irricevibile tra il lavoro e la salute, devastano interi territori privandoli delle uniche risorse di cui dispongono, per fuggire poi impunite con la copertura di leggi e prescrizioni che renderanno questa strage di Stato l’ennesima vergogna di una paese senza sovranità.

Fabio D’Agata