San Sebastiano, emozione collettiva

Non sono credente, non sono legato alle tradizioni ma adoro emozionarmi e ricordare i volti dei miei defunti genitori, del defunto zio Ciccino (devoto sotto la vara) ed amo condividere sentimenti  con un numero importante di persone che, in un solo momento, vivono le stesse identiche sensazioni. Una folla enorme che si autogestisce senza che, di norma, vi siano incidenti, risse, pericoli. E’ già questo un primo dato sorprendente.

La festa di San Sebastiano, oltre che per i ricordi dei miei cari, mi affascina perché è una festa popolare. Festa di urla di devozione, di facce scolpite dalla fatica del lavoro, di piedi scalzi e cuore caldo. Festa popolare quando arriva al mercato, festa di leggenda e tradizione quando giunge davanti alla vecchia stazione. Ed è festa di tutti quando gira per le strade raggiungendo anche i quartieri più lontani dalla Basilica. Una festa di gesta, di braccia, di cammino e di incontri. Il 20 gennaio incontriamo persone che non vedevamo da tanto tempo, non ci si chiede nulla perché è ovvio che per le strade di Acireale per S. Sebastiano  si sta in giro per un solo motivo, seguire il fercolo, ascoltare il rumore delle ruote sul selciato lavico, vedere i tanti devoti spingere, emozionarsi, piangere.

Così, oltre la fede che non posseggo, comprendo che l’esempio in vita è un concetto centrale, che accomuna, ripenso al coraggio di questo ragazzo che per fede venne martirizzato, torturato e ucciso. Un eroe diremmo oggi, un esempio da ammirare, qualcosa tra il rivoluzionario senza paura e l’uomo dagli ideali indissolubili. Insomma oltre la fede, oltre la santità, Sebastiano doveva proprio essere uno fortemente convinto dai suoi ideali cristiani, uno che non ha fatto un passo indietro, che non si è nascosto per paura di essere preso e ucciso. Insomma quel tipo di persona che vorremmo voluto avere come amico e come mentore. Un esempio di uomo coraggioso, uno di quelli che da la vita per un’idea; per l’idea cristiana.

Il santo gira ed è festa di popolo ed io sono lieto che Acireale non è una città turistica e che a gennaio non vi sono tanti visitatori perché avrei certamente mal sopportato di vedere turisti dinoccolare intorno alla “vara”. Pericolo scampato il 20 gennaio è solo per gli acesi del popolo, acesi di ogni giorno, ordinary people. Ed è inutile che messe e preti provano ad inserire liturgie e riti, Sebastiano è del popolo, poi per Venera i preti possono scatenare i loro rituali. Ma Sebastiano, il martire coraggioso, è un fatto di tutti, comandano i devoti, per le strade non si sentono preghiere e litanie ma solo un sonoro e coinvolgente “viva Sammastiano”.

(mAd)