SI SONO ACCORTI DEI PROFESSIONISTI

Ora che è stato raggiunto un ‘patto’ in cui è coinvolto anche il centrodestra nel cosidetto scostamento di bilancio, si parla finalmente anche dei professionisti  (dagli architetti  agl’infermieri, dai giornalisti  ai ragionieri, dagli avvocati agli scultori, dai promotori finanziari agli spedizionieri, etc.,etc.,). Merito di Tajani o di Meloni? Poco importa, anche se, tradizionalmente, la libera professione  si presta, non per diritto naturale, a essere patrocinata da questi ultimi. Ciò che importa è se si tengono presenti le reali necessità di milioni di persone che a mio giudizio costituiscono  un vero tessuto connettivo se non un autentico motore tra  i settori industriali, agricoli, commerciali, turistici, culturali del nostro Paese, e con la loro paralisi, di cui nessuno è sembrato accorgersi, stanno segnandone la morte spirituale. Naturalmente, parlo in primis di ciò che conosco per appartenenza, il mondo degli architetti e degli altri tecnici delle costruzioni. Da studi condotti in questi ultimi anni, pubblicati anche su patinate riviste delle casse professionali, vien fuori che neanche il venti per cento dei professionisti vive coi proventi derivanti dal lavoro autonomo. E non è che sia una novità: se vi girate attorno notate il deserto a livello di costruzioni innovative e di qualità, i concorsi di progettazione sono solo un lontano ricordo; il design edilizio, nautico, aeronautico, mobiliare, le mostre d’arte, il restauro, non più praticati dalla gioventù; l’urbanistica abbandonata; viene ritenuta una valvola di sfogo solo qualche calamità naturale, sapientemente giostrata dalle amministrazioni locali  con infiniti passaggi burocratici per  far sperare pochissimi tecnici.

A questo si aggiunga (e qui si spera in qualche  vero allineamento ristoratore e di giustizia del governo) la mannaia cui sono soggetti, esattamente come prima, i professionisti nei confronti delle rispettive casse professionali: anche se non hai ricavato alcunché, non hai fatturato nulla, devi pagare migliaia di euro l’anno per contributi che dovrebbero servire, parte,  per una tua improbabile pensione, d’importo ridicolo; parte, per rafforzare il capitale immobilizzato da questi enti gestori della previdenza, che incrementano di miliardi annui  (acquisto di palazzoni nei luoghi ‘in’ dei cxentri strategici della Penisola e non solo).

Si arriva all’assurdo che se sei pensionato di altro ente  e vuoi rinunciare a incrementare una tua improbabile pensione, ti viene concesso di  svolgere la professione, ma pagando quote enormi anche in presenza di periodi bui come l’attuale, con ricavi vicini o pari a zero. A ciò si accompagna l’obbligatorietà di frequenza di corsi cosidetti di formazione professionale, la cui validità è sulla bocca di tutti (anche se sottovoce).

Mi permetto, nella speranza di raccogliere opinioni schiette anche se  isolate, di chiedere ai professionisti: non ritenete che debba essere fortemente ridotto il contributo annuo alle casse, specialmente per chi fattura cifre insussistenti?

Non ritenete, altresì, che gli Ordini professionali non abbiano mosso un dito in difesa, e siano stati scavalcati dalla cosidetta ‘politica’?

(Ivan Castrogiovanni)