Solitudine e coronavirus: la storia della sig. Liliana, 83 anni fiorentina.

In questa emergenza abbiamo frequentemente assistito all’organizzazione di piccole o grandi iniziative con cui le Associazioni, le Istituzioni, ecc., cercano di aiutare i più vulnerabili fornendo risposte spesso nuove, creative e solidali al disagio che, chi più chi meno, coinvolge tutti.

Ci sono poi delle situazioni limite. Quando al distanziamento fisico si accompagna quello sociale, il disagio diviene profondo come testimonia la storia della sig. Liliana, fiorentina di 83 anni, che abbiamo postato qui proprio ieri. Sola, con un marito in RSA che non la riconosce più, vive in un appartamento di un condominio “dove nessuno mi considera, potrei morire e nessuno se ne accorgerebbe”.

A proposito di questa storia, vorrei fare solo due considerazioni tenendo conto che qualcuno di noi ha già scritto di anziani, di chi vive la vecchiaia, appena qualche giorno fa (qui: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=2604819803131633&set=a.1473194949627463&type=3&theater).

La prima è che viviamo spesso in appartamenti, cioè appartati in palazzi dove non si è mai diventati una comunità di persone. Per cui, specie quando sento parlare di Piano Regolatore, penso alla grossa responsabilità che abbiamo nel pensare a come custodire e realizzare la nostra “casa comune”: un atto di responsabilità per le attuali e future generazioni.

La seconda è relativa alla solidarietà che sprigiona dai vostri commenti alla storia della signora, che ci ha fatto riscoprire i mille volti della solidarietà della gente, di noi acesi. Che dimostra come ci sia un patrimonio di umanità e di disponibilità che può essere valorizzato e messo a sistema in un nuovo modello di welfare generativo, capace di dare nuovo slancio e senso a termini come convivenza, condivisione e inclusione, ma dal quale siamo ancora tristemente lontani.

Più che il numero dei like, più che le numerose condivisioni del post, la vostra solidarietà alla signora Liliana espressa qui, in questo intollerabile suggico, in questo luogo di bassa lega, è sicuramente di buon auspicio per affrontare le nostre paure di uscire dalla quarantena forzata e di affrontare la realtà della convivenza con il virus che richiederanno responsabilità e maturità.

Grazie

Nello Pomona