Storia d’Italia – 14 luglio 1948 attentato alla vita di Palmiro Togliatti.

Roma, uscita secondaria di Palazzo di Montecitorio,14 luglio 1948 , alle ore 11.30, l’On. Palmiro Togliatti, segretario del P.C.I, mentre era in compagnia di Nilde Iotti (giovane membro del partito comunista, eletta alla Costituente, sua compagna nella vita e futuro Presidente della Camera), veniva raggiunto da tre colpi di arma da fuoco. L’attentatore era il giovane studente anticomunista Antonio Pallante subito arrestato dai Carabinieri di servizio a Montecitorio. Fortunatamente i colpi,che ferirono Togliatti in modo grave, non furono letali. Le conseguenze politiche del gesto non si fecero attendere, in diverse città italiane come Genova, Milano e Bologna i militanti del partito organizzarono scioperi e occupazioni di fabbriche e si chiedevano le dimissioni del Governo. De Gasperi appresa la notizia condannava “L’esecrando attentato”, mentre il ministro degli interni Scelba ordinava ai prefetti di vietare ogni forma di manifestazione, il paese era sull’orlo della guerra civile. I vertici de partito: Luigi Longo, Pietro Secchia, Mauro Sciccimarro e lo stesso Togliatti, dall’ospedale, invitavano alla “calma” e a non “fare pazzie”. Secondo una leggenda metropolitana a stemperare gli animi contribuiva pure la vittoria del ciclista Gino Bartali al Tour de France.

Con il ritorno alla normalità si contarono 30 morti tra manifestanti e forze dell’ordine, 800 feriti e 7000 arresti, molti di questi subiranno condanne e licenziamenti punitivi. Pallante, unico responsabile dell’attentato, veniva condannato a 13 anni e 8 mesi di carcere, poi ridotti e 10 anni e 8 mesi e infine amnistiati per la metà (uscì nel 1953 dopo cinque anni di reclusione). L’effetto più negativo sarà la spaccatura della CGIL.

Foto del Corriere della sera – libera pubblicazione.

(Seby Pittera)