Storia d’Italia – Il bombardamento di Roma, 19 luglio 1943

La mattina del 19 luglio 1943 Mussolini incontra Hitler a Feltre per fare il punto sulla situazione militare. In Russia le armate tedesche dopo la battaglia di Kursk perdono definitivamente l’iniziativa in quel settore mentre le armate angloamericane si apprestano a completare l’invasione della Sicilia. Durante il monologo del Fuhrer, Mussolini riceve la notizia che è in corso il bombardamento della Capitale.

Fino a quel giorno gli alleati hanno evitato di colpire Roma per via dei monumenti e per la presenza dello stato della Città del Vaticano. Con l’invasione della Sicilia e con il successivo passaggio sul continente, la Capitale rappresenta un obbiettivo strategico per via delle comunicazioni ferroviarie tra il nord e il sud della penisola e un obbiettivo politico per fiaccare il morale degli italiani già da tempo insofferenti verso il regime.

La missione è affidata al gen. americano James Dolitlee (ideatore del primo attacco americano su Tokio) che utilizza per il bombardamento le “Fortezze volanti” e i “Consolitated Liberator” che incontreranno una debole resistenza da parte della contraerea italiana. Le zona colpite furono lo scalo ferroviario di San Lorenzo e i quartieri Tuscolano, Tiburtino, Nomentano, Prenestino e Labicano. Il bombardamento causa circa 3000 morti e 11.000 feriti.

Sui luoghi del bombardamento l’unica autorità che accorre fu Pio XII che saputo della tragedia vi si reca con il solo autista, il Re dopo alcuni cenni di malcontento della popolazione decide di ritornale al Quirinale.

L’incursione della Capitale accelera i tempi per una verifica politica del partito che porterà dopo alcuni giorni alla convocazione del Gran Consiglio del Fascismo.

La foto aerea di pubblico dominio riprende il quartiere di San Lorenzo durante l’incursione.

(S.P.)