STORIE DI CANZONI Bob Dylan – “Like A Rolling Stone”

Frank Zappa, dopo averla sentita disse che avrebbe voluto mollare la musica perché dopo quel brano non c’era più niente da scrivere.
Bruce Springsteen sempre a proposito di “Like a Rolling Stone” disse: “La prima volta che ho sentito Bob Dylan, ero in macchina con mia madre e ascoltavo la radio. Arrivò quel colpo di rullante che suonava come qualcuno che apriva a calci la porta della tua mente. Come Elvis ha liberato il corpo, Dylan ha liberato la mente, e ci ha mostrato che solo perché certa musica è ‘fisica’ non è detto che sia stupida.

Dylan ebbe la visione e il talento per fare una canzone pop che conteneva tutto il mondo. Ha inventato un modo nuovo di essere pop, ha oltrepassato i limiti di ciò che è un semplice disco, e ha cambiato il volto del rock’n’roll per sempre”.
Siamo nel 1965, l’anno delle marce per il diritto di voto dei neri in Alabama, l’anno della morte di Malcom X e l’anno in cui gli Stati Uniti intensificarono il loro impegno militare in Vietnam. John Kennedy era morto da due anni, e si viveva avvolti da un’atmosfera di sgomento e di preoccupazione. Le speranze di pochi anni prima sembravano svanire lasciando spazio alla paura di vedere allontanarsi il cambiamento politico e sociale.

La musica che è sempre parte attiva del suo tempo, viveva un’atmosfera altrettanto incandescente con Beatles, Rolling Stones e Beach Boys che facevano a gara per realizzare la canzone di maggior successo. Nel giugno di quell’anno Bob Dylan ritorna a casa al termine di una serie di applauditi concerti in Inghilterra. Concerti unplugged, solo sul palco a suonare e cantare le canzoni che lo hanno fatto diventare la stella della musica folk. Ma Dylan si sente frustrato, e stanco della ripetitività delle esecuzioni, percepisce che le sue canzoni si stanno trasformando sempre più in “canzoni da organetto”, temendo che l’abitudine alle esibizioni possa inficiare la sua creatività. Rinchiuso nella sua casa di campagna, Dylan scrive di getto un testo senza titolo, “quasi un attacco di vomito”. Dylan ne parla così: “non aveva un nome, era solo un ritmo messo su carta…non l’avevo mai pensato come una canzone , finché un giorno ero al pianoforte, e mi ha cantato dalla carta….era come nuotare nella lava…con le braccia appese ad un albero di betulla”. “Like a Rolling Stone” nasce così, sorprendendo Dylan e lasciandolo entusiasta. “Non avevo mai scritto niente di simile prima e all’improvviso compresi che era quello che dovevo fare”.

La registrazione del brano in studio, richiede solo due giorni di lavoro con quattordici takes e la versione “buona”, poi pubblicata, è la quarta. La batteria, con un colpo di rullante, dà inizio a questo capolavoro della musica rock, la chitarra ritmica di Bob Dylan ed il basso sono la spina dorsale del brano, il piano da saloon e la chitarra blues di Mike Bloomfield, fanno il resto. Ma è l’organo di Al Kooper, giovanissimo chitarrista ed amico di Dylan sedutosi allo strumento quasi di nascosto, che amalgama tutto creando quel suono magico che rende ogni ascolto un primo ascolto. La canzone supera ogni schema di tutto quello che fino ad allora si era ascoltato a cominciare dalla lunghezza, oltre sei minuti. In un primo tempo le stazioni radio trasmettevano i primi tre minuti della canzone, ma la dissolvenza suonava falsa con l’intensità del brano che non scende, così in un secondo tempo la canzone verrà trasmessa interamente.
La storia di “Like A Rolling Stone”, se letta con fretta o superficialità, è quella di una studentessa ricca e viziata, che perde tutto e si ritrova sola e senza casa, ma in realtà la canzone, può avere diversi significati e durante gli anni è stata vivisezionata da critici ed esperti intenti a scovare tra le righe riferimenti e citazioni. A chi o cosa vuol far riferimento Bob Dylan quando cita alcuni personaggi dagli strani nomi, il “Vagabondo Misterioso”, il “Diplomatico”, “Miss Solitaria” e “Napoleone in stracci”? Con chi ce l’ha? Chi è il destinatario della sua rabbia? Probabilmente ce l’ha con se stesso, ma in realtà, tralasciando queste questioni, la canzone è la storia di una domanda: “Come ci si sente?”, una domanda che fa traballare ogni abitudine e pregiudizio e che con il tempo non perde la necessità di porla. Come ci si sente a non avere una vita agiata e rassicurante, come ci si sente a doversi reinventare continuamente, non una critica, bensì un inno alla liberazione ed alla conquista della libertà.
Il segreto tale da rendere speciale questa canzone, oltre che nel testo, sta nell’alchimia perfetta degli strumenti musicali e nella voce di Bob Dylan che diviene anch’essa strumento portante.

Le cover di questo brano sono tantissime, da David Bowie ai Rolling Stones, da Jimi Hendrix ai Wailers e in Italia ci pensarono gli Articolo 31 nel 1998 con “Come una pietra scalciata”. Potevano risparmiarsela, ma soprattutto, risparmiarcela.

Immagine: Edward Hopper – Automat (1927)

Luigi Pennisi