STORIE DI CANZONI Gino Paoli – “Sapore di sale”

Se c’è un brano, nella storia della canzone italiana, capace di evocare “in un flash”, come dice lo stesso autore, l’immagine della vacanza, questo è indubbiamente “Sapore di sale” di Gino Paoli. Un brano rimasto nella memoria collettiva degli italiani, che sin dalle prime note riporta l’ascoltatore, sulle ali della nostalgia, a un tempo irripetibile, quando le vacanze erano vacanze, il mare era cristallino ( un ricordo sempre più sbiadito nella nostra memoria), e soprattutto noi eravamo noi: un’Italia giovane e ottimista, desiderosa di lasciarsi alle spalle le miserie della guerra, arrogante e un po’ spaccona come il personaggio di Bruno Cortona (Vittorio Gassman), protagonista del film “Il sorpasso” di Dino Risi (1962) film manifesto del boom economico degli anni ‘60. Ma anche decontestualizzando, ciò che è reso perfettamente, e perciò rimane per così dire “in eterno”, è l’idea stessa della vacanza, quella voglia di stare “lontano da noi, dove tutto è diverso, diverso da qui”. Il brano, arrangiato da Ennio Morricone, si avvale della prestigiosa partecipazione del sassofonista argentino Gato Barbieri. Fu scritto all’inizio dell’estate 1963 a Capo d’Orlando, e più precisamente presso la spiaggia di San Gregorio, dove Paoli si trovava ospite presso una casa di proprietà dei baroni Milio. Una spiaggia che, profondamente stravolta dal corso degli anni e dalle mareggiate, adesso esiste solo nei ricordi dell’autore e di chi ne ha potuto godere il fascino. Gino Paoli ha sempre smentito che, dietro l’apparente leggerezza e il romanticismo del brano “vacanziero”, ci fosse invece la sofferenza per la tormentata storia d’amore con Stefania Sandrelli, osteggiata dai media e dalle famiglie (la Sandrelli era minorenne e Paoli era regolarmente sposato). La relazione culminò comunque con la nascita della piccola Amanda, nel gennaio successivo. Tuttavia è un fatto che il carattere ombroso e volubile dell’artista, non dissimile a quello dell’amico Luigi Tenco, autorizza qualsiasi ipotesi, anche la più sofferta e negativa sull’origine della canzone. Non è probabilmente un caso che, proprio mentre il brano scalava la “hit parade” fino a conquistarne rapidamente la vetta, nella stessa estate Paoli tentò il suicidio sparandosi un colpo di pistola al petto. Il proiettile, per un caso fortuito, schivò il cuore andandosi a conficcare nel pericardio, dove tuttora si trova. Come afferma con amara ironia Gino Paoli, “Tu non scegli di nascere, né di amare, né di morire. Il suicidio è l’unico, arrogante modo dato all’uomo per decidere di sé. Ma io sono la dimostrazione che neppure così si riesce a decidere davvero”.

Citto Leotta