STORIE DI CANZONI John Lennon – “Mother”

*Freddie Lennon: padre di John
*Julia Lennon (nata Stanley): madre di John
*Mimi Smith (nata Stanley): zia di John
“Nel momento in cui Julia* lasciò la sua casa, la sua vita cambiò. Per la prima volta viveva da sola e senza la supervisione della famiglia. Ogni notte se ne andava a ballare in paese. I pub erano pieni di uomini in uniforme, che bevevano, cantavano e si divertivano con il tipico spirito inquieto dei tempi di guerra. Julia non era mai stata una bevitrice, ma adesso cominciava ad alzare il gomito, anche se all’inizio bastavano due soli sherry per farle scoppiare la ridarella. Dato che non poteva permettersi una baby-sitter, e non poteva proprio chiedere a Mimi* di guardarle John mentre lei se ne andava nei pub, prese l’abitudine di sgattaiolare fuori di casa quando John dormiva, lasciandolo solo. John, un bambino viziato, abituato ad essere sempre pieno di attenzioni, si svegliava nella notte e si ritrovava non soltanto senza attenzioni ma in una casa vuota. Allarmato, si immaginava che ci fossero dei fantasmi o dei folletti vicino al suo letto. Urlando per il terrore, faceva un tale fracasso che a volte i vicini erano obbligati ad andare da lui per vedere cosa stesse succedendo. Quando Freddie* tornò a casa, venne a sapere delle fughe notturne di Julia e la rimproverò. Lei si vendicò versandogli una tazza di tè bollente sulla testa. Infuriato Freddie schiaffeggiò Julia (l’unica volta in cui la picchiò) facendole sanguinare il naso. Mimi, che era stata infermiera, fu chiamata, e dopo averle fermato l’emorragia, fece una severa ramanzina alla sorella per la sua condotta irresponsabile.”

“Freddie presto scoprì che l’intero equipaggio, tranne il capitano e i marconisti, era coinvolto con un racket di contrabbandieri, ma non furono i contrabbandieri a essere arrestati quando la nave attraccò nel porto algerino. Freddie fu sbattuto in una fetida prigione militare per nove giorni, perchè la guardia costiera l’aveva trovato mentre beveva una birra che non proveniva dal bar della nave. Quando fu rilasciato, si ritrovò senza un soldo, lontanissimo da casa e inchiodato in una città davvero dura. I sei mesi successivi della vita di Freddie Lennon furono pieni di pericolose avventure. Si ritrovò coinvolto nella resistenza locale, dopo che il suo capo, un olandese di nome Hans, lo salvò da una banda di arabi nella casbah. Infine, dopo aver fatto un paio di viaggi su una nave con un equipaggio olandese che trasportava truppe dal Nord Africa a Napoli, Freddie si assicurò un passaggio su un vascello che faceva rotta in Inghilterra. Ma quando ritornò a Liverpool, nel novembre 1944, erano trascorsi diciotto mesi dalla sua partenza. Dopo l’arresto, la paga di Freddie, e di conseguenza l’assegno per Julia, era stata congelata, ma fino agli ultimi mesi della sua assenza, Freddie aveva tenuta Julia informata della situazione scrivendole lunghe lettere. Anni più tardi, però, quando Mimi fu obbligata a spiegare al piccolo John la scomparsa di suo padre, si inventò che Freddie aveva lasciato il lavoro e abbandonato la famiglia, una frottola che fu ripresa e messa in giro irresponsabilmente dalla stampa. Questa bugia maschera la vera storia della dissoluzione del matrimonio dei Lennon, che cominciò quando Freddie tornò a casa e scoprì come aveva vissuto sua moglie durante la sua assenza.”

Anno 1979, New York, 72ma strada. “John Lennon riprende conoscenza prima dell’alba in una pozza di luce fornita da due spot che stanno sopra il lucido legno scuro della testata del letto, ricavata da una panca di chiesa. Queste luci non si spengono mai perchè John ha orrore di svegliarsi in una stanza buia. La prima cosa che cerca sono gli indistinti riflessi rossi del grande specchio ovale sopra il suo letto. Quelle ombre vaghe gli assicurano che il suo sistema di supporto alla vita sta funzionando, perchè notte e giorno lui vive ovattato tra suoni che calmano e immagini tremolanti, come un paziente in una camera quieta. Il ritmo del giorno batte così debolmente, in questa camera isolata, che John si può risvegliare solo grazie al suo orologio interno.”

“ ‘Mother’ è una canzone che tocca la nota chiave dell’intera vita di Lennon svelando il nocciolo dell’irrisolta angoscia che lo ha sempre perseguitato e che infine lo ha condotto, prostrato, in questa cupa stanza da letto sul retro. Si apre con i rintocchi di campane a morto, antichi e sfumati come il mondo che simbolizzano: quell’orribile mondo della domenica con la famiglia che faceva star male John da bambino. Il tema musicale è una carrellata fatta con un piano e la voce. Il piano diffonde un accordo alla volta, lasciando che la nota decada e sfumi con la melanconica risonanza di una stanza vuota. La voce è desolata e cupa e risuona come quella di un prigioniero di un torrione o del matto dell’ultimo piano. Anche se la voce grida forte per protesta, non c’è passione nel tono. Suggerisce piuttosto un uomo che sta snocciolando un triste rosario d’idees fixes o un verso di una psicotica filastrocca per bambini. All’improvviso, però, la voce cambia. Una terrificante irruzione d’emozioni, simile a un attacco isterico, scoppia attraverso le labbra intorpidite. Lennon prima urla per sua madre, poi per suo padre, e poi urla, urla e basta. Le sue urla non sono un canto a voce spiegata di un cantante di gospel o l’urlo presago di morte dei film dell’orrore. Le sue urla sono così ripugnantemente strozzate che sembrano dei conati di vomito. John Lennon sta lottando per vomitare il suo passato. Ma non ce la fa, nonostante i suoi sforzi, a espellerlo fuori di sé.” (Tratto da “John Lennon” di Albert Goldman – Arnoldo Mondadori Editore – 1988)
Immagine: Julia e John Lennon.

Luigi Pennisi