STORIE DI CANZONI Mogol-Battisti “Emozioni”

Il 21 giugno 1970 con tutta l’Italia in trepida attesa per la finale dei mondiali di calcio Italia-Brasile, Lucio Battisti e Giulio Rapetti, in arte Mogol, partono per un lungo viaggio a cavallo da Milano a Roma: “Lo spirito è quello di provare a noi stessi che possiamo farcela”, spiega Battisti a Sorrisi e Canzoni per cui terrà un diario settimanale, “e quello di godere, senza preoccupazioni, di un vero contatto con la natura, per curarci un po’ delle malattie della nostra vita di lavoro, di fretta, di angosciosa corsa contro il tempo”. È già il Battisti infastidito dai tentativi di etichettarlo politicamente, stufo delle banalità e dei luoghi comuni che lo riguardano e il viaggio tra sentieri, viottoli di montagna e boschi con pernottamenti dove capita e in sacco a pelo, si rivela un toccasana. Ad agosto, rigenerato nello spirito, programma un tour, il suo ultimo tour, dieci tappe durante il quale vince il Festivalbar con “Fiori rosa fiori di pesco”. Nel frattempo le esperienze del viaggio con Mogol, hanno fatto emergere “quella tensione intima, quei passaggi bruschi, sospesi in aria, per esprimere meglio il senso di scoperta, di stupore, di libertà che abbiamo provato io e Giulio avventurandoci per prati, colline e fiumi, come se vedessimo la natura per la prima volta”. Battisti con la chitarra, suona diverse volte la melodia del nuovo pezzo davanti a Mogol, poi la registra su un nastro e gliela consegna: come sempre, prima la musica, poi le parole.

Il testo viene scritto in due momenti ben diversi. Il primo, di getto, mentre Mogol si trova nella sua casa di campagna a Molteno, vicino Lecco. La seconda parte del testo, la scrive in macchina, una Fiat 500 Giardiniera mentre sta andando a Genova con la moglie e i figli; essendo alla guida, non può prendere appunti né ha la possibilità di riascoltare il nastro, quindi non gli resta altro da fare che ripetersi silenziosamente le frasi in testa per decine di volte per impararle a memoria, incredibile se pensiamo che stiamo parlando delle frasi che compongono uno dei testi più belli della storia della musica italiana. Giunto a casa, si butta su un lettino della camera dei bambini e finalmente trascrive quello che ha in mente. Ne viene fuori un testo atipico con versi troppo corti o troppo lunghi difficilmente adattabili alla metrica e ciò comporterà un maggiore impegno da parte di Battisti nell’adattare al testo la melodia.

Il 15 ottobre 1970 “Emozioni” viene pubblicato risultando uno dei 45 giri più importanti della storia della musica italiana: un delicato viaggio dentro se stessi affrontando i delicati temi della malinconia e della solitudine di ogni uomo, con un testo indimenticabile e di rara sensibilità.
La prima sequenza della canzone ci rappresenta un’immagine di perfetta sintonia con se stessi e con la natura: “ seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi/ritrovarsi a volare” per poi proseguire con la stessa sensazione di pace “e sdraiarsi felice sopra l’erba ad ascoltare”. Raramente si trova un verbo transitivo privo di complemento oggetto, quindi, dovremo aspettare il quarto verso per capire cosa stia ascoltando Battisti; certo è che dopo un inizio così sereno e gioioso ti aspetteresti che l’oggetto dell’ascolto riguardi qualcosa che sia in linea con l’atmosfera creata sin qui. E invece cosa ascolta Battisti? “Un sottile dispiacere”, sottolineato dall’ingresso dei violini che coprono il suono della chitarra come a voler rimarcare quel sottile dispiacere. Sembrerebbe un’inspiegabile contraddizione dal momento in cui ci si era dichiarati felici, ma invece tutto d’un tratto, “Emozioni” sveste i panni da giardino della casa del Mulino Bianco, e diventa una struggente sequenza illustrata di tutte le sfumature dell’angoscia, della malinconia e della tristezza. Mogol e Battisti mettono su carta e pentagramma quelle sensazioni che ognuno di noi, chi più chi meno, ha provato durante la propria vita.

La registrazione del brano, avvenuta nel settembre del 1970, si rivela molto semplice a dispetto della complessità ed intimità del testo. Lo studio di registrazione della Ricordi si trova a Milano, nel quartiere Corvetto e in realtà si tratta di un ex cinema parrocchiale. Questa è la formazione che partecipa alla sessione di registrazione: Battisti voce e chitarra, Franco Mussida alla seconda chitarra, Damiano Dattoli al basso, Franz Di Cioccio alla batteria, Flavio Premoli a tastiere e tamburello, praticamente la futura Premiata Forneria Marconi quasi al completo. Attorno a loro un’orchestra di circa cinquanta elementi diretta da Gian Piero Reverberi. Pare che la prima versione sia quella buona, mentre invece è certo che Battisti prima di iniziare, viene avvicinato da Mogol, notoriamente stonatissimo, che gli canticchia all’orecchio quella che lui ritiene debba essere la versione definitiva del brano. E’ il momento di registrare: Battisti con Mussida di fianco e l’orchestra alle spalle, fa spegnere la luce e inizia a cantare con un filo di voce.
“La canzone iniziò, volò, planò, finì. Non la suonarono mai una seconda volta. Lucio semplicemente si alzò e rientrò nella sala regia con gli occhi lucidi. Tutti quanti, nello studio, erano commossi”. (Gianfranco Salvatore – L’arcobaleno, biografia battistiana anno 2000)”.

A distanza di oltre cinquant’anni, l’ascolto di “Emozioni” riesce a toccare corde lontane e profondissime esaltando il miracolo della felicissima combinazione tra parole e musica, dove per musica si intende l’esecuzione di quelle note nel rispetto di una composizione originale ricca di invenzioni d’arrangiamento. Dice Franz Di Cioccio, batterista e futuro fondatore della PFM: “Sapevo di dover entrare dopo che Battisti aveva cantato ‘come la neve non fa rumore’, mi chiedevo come fare per non rovinare quell’atmosfera – scelsi di dare solo alcuni colpi con le bacchette attutite con il feltro”. La celebre e breve introduzione di chitarra, fu un’invenzione di Battisti, suonata con una chitarra classica con corde di nylon a cui, in secondo piano, fa da contrappunto la chitarra acustica suonata da Franco Mussida.

Vale la pena ricordare alcuni dei passaggi più suggestivi della canzone: “guidare come un pazzo a fari spenti nella notte per vedere/se poi è tanto difficile morire”
con l’immaginario collettivo sicuro del fatto che Battisti abbia veramente voluto provare questa emozione. Così come sembra esserci una seconda persona a cui Battisti si rivolge quando canta “capire tu non puoi”. È un triste rassegnarsi per un amore non corrisposto? Probabilmente no, e la versione maggiormente accreditata riferisce di un “tu” generico dove Battisti parla di se stesso e della sua inquietudine esistenziale, una condizione palesata dal suo ritorno alla natura che provoca quel sottile dispiacere di capire che si è soli al mondo e che è impossibile trasmettere agli altri le sensazioni che proviamo nel nostro intimo.
“Emozioni” viene pubblicato come lato A del 45 giri che sul lato B contiene “Anna”, canzone dal suono aggressivo e caratterizzata da un mitico break finale di batteria ad opera di Franz Di Cioccio.

Si dice che Gianni Boncompagni, amico di Battisti, gli abbia suggerito di invertire le tracce, ponendo “Emozioni” sul lato B, in modo da “proteggere un fiore così delicato”.
Ringrazio Valeria Musmeci per la scelta dell’immagine.
Vincent van Gogh – “La Notte stellata” (1889) conservato al Museum of Modern Art di New York.

Luigi Pennisi