STORIE DI CANZONI. Ottanta candeline, cinquecento canzoni e un Nobel.

L’11 aprile del 1961 un giovane ragazzo si esibisce al Gerde’s Folk City di New York, la sua prima volta davanti ad un pubblico pagante. Si chiama Robert Zimmerman e grazie al permesso concessogli dall’italo americano Mike Porco, proprietario del locale, apre un concerto di John Lee Hooker senza che nessuno potesse ancora immaginare di assistere all’esibizione di colui che diventerà un monumento della musica contemporanea.
Il cammino del cantautore ha inizio nella comunità ebraica della città di Odessa, in Ucraina, lì dove erano nati i suoi nonni paterni. Sin da giovanissimo si appassiona al blues e al country, diventa membro di diverse band, fino a quando decide di voler proseguire da solo sposando la folk music. Nell’agosto del 1962 avvennero due importanti cambiamenti per la sua carriera: scelse “Bob Dylan” come nome d’arte, lo ufficializzò alla corte suprema di New York, e puntò su Albert Grossman come suo manager. I due insieme nel 1963 realizzano un album che viene considerato un vero e proprio capolavoro, “The Freewhelin’ Bob Dylan”. Di questo album fanno parte alcune canzoni che sono entrate a pieno diritto nella storia della musica: “Blowing in the Wind”, “Master of War”, “A Hard Rain’s a- Gonna Fall”, “Don’t Think Twice, It’s All Right”, “I Shall Be Free”.
A partire da questo album, collocato dalla critica mondiale tra i cinque album più belli di tutti i tempi, inizia il lunghissimo e acclamato percorso musicale di Bob Dylan, un percorso costellato di continui successi e rarissimi scivoloni, il più famoso e per nulla metaforico, mentre si accinge a salutare il Papa dopo un concerto in suo onore. Dylan compone circa 500 canzoni e si esibisce per un numero imprecisato di concerti in giro per il mondo.
Durante la sua lunghissima carriera, Dylan ha affrontato tutto il campionario delle tematiche sociali, dalla lotta alla guerra a quella contro le discriminazioni e il razzismo. Ha trattato i temi della spiritualità, della fede e dell’amore con una sensibilità ed una profondità non comuni.
La produzione del cantautore americano, ancora in attività, ha abbracciato ben tre generazioni e conta 39 album in studio, 17 dal vivo, 23 raccolte e 91 singoli.
Tra gli innumerevoli riconoscimenti ricordiamo il prestigioso Nobel per la letteratura che vinse nel 2016, otto Grammy Awards ed un Golden Globe.
A questo punto, piuttosto che proseguire con il racconto cronologico della carriera di Bob Dylan, ampiamente trattata nelle numerose e accreditate biografie, preferisco concludere questo breve racconto descrivendo sinteticamente quelle che, a mio avviso, sono le sue cinque canzoni più belle e che meglio lo rappresentano. Superfluo aggiungere che la scelta è stata difficilissima.
– “Don’t Think Twice It’s All Right” è un brano del 1962 inserito nell’album ”The Freewheelin’ Bob Dylan”. E’ uno dei più famosi del primo Dylan ed è presente in molte compilation, raccolte e greatest hits del cantautore. Venne scritto nel periodo in cui l’allora fidanzata di Dylan, Suze Rotolo, trascorse un lunghissimo periodo di tempo in Italia. La melodia del pezzo tipicamente country, è “consensualmente scopiazzata” da un brano del cantante folk Paul Clayton, amico di Dylan.
– “Sweetheart like you”è tratta dall’album “Infidels” del 1983. La canzone apparentemente è diretta ad una donna immaginaria ed è stata motivo di accuse di maschilismo a causa di alcune frasi (“una donna come te dovrebbe restare a casa / è quello il tuo posto / a prenderti cura di qualche graziosa creatura che non saprebbe mai farti del male”) .
In realtà, il destinatario della canzone pare sia il cristianesimo con Dylan che si scaglia contro la corruzione della chiesa cattolica rea di trascurare l’insegnamento delle antiche scritture.
– “Shelter from the Storm” canzone tratta dall’album “Blood on the Tracks” del 1975. Il brano rispecchia un periodo di difficoltà personali dell’autore che si trovava ad un passo dalla separazione con la moglie Sara. Dylan ha sempre negato questa interpretazione, affermando che tutte le canzoni dell’album sono ispirate ai racconti dello scrittore russo Anton Čechov.
– ”Ballad of a Thin Man” tratto dal vinile “Highway 61 Revisited” del 1965, presenta un testo suggestivo ed aperto a svariate interpretazioni. Il tema della canzone è l’isolamento. Il protagonista, Mr Jones, è incapace di calarsi nel mondo che lo circonda; si pone delle domande che sembrano sempre sbagliate e le risposte che riceve sollevano ulteriori domande.
– “Like a Rolling Stone”: nella sezione “One click” di questa testata, troverete il racconto dettagliato di questo capolavoro.

Luigi Pennisi