Terme di Acireale – Francesco Piccirillo una Voce Fuori Dal Coro – 1° parte

Sulla recente vicenda del salvataggio delle terme di Acireale, per le quali la Regione Sicilia ha finanziato il riacquisto di alcuni beni oggetto di procedure esecutive, sentiamo il parere del Dott. Francesco Piccirillo, esperto di gestioni finanziarie in partenariato pubblico privato e con una lunga carriera di controllore dei conti di importanti enti pubblici.

Fabio D’Agata :      Dott. Piccirillo ci può illustrare un quadro di riferimento in cui si colloca il termalismo in Italia ed in particolar modo in Sicilia 

Francesco Piccirillo:        Altro che modello di turismo destagionalizzato,altro che benessere ,altro che relax!!! le terme per i comuni o regioni proprietarie sono una vera e propria palla al piede,specialmente in questo periodo con il patto di stabilità e la mancanza assoluta di risorse!!!

Tutte le terme ,anche quelle più famose come quelle di Salsomaggiore ,sono in crisi da profondo rosso e tra le società partecipate sicuramente tra le peggiori per : scarsa redditività ,elevati costi del lavoro,spese di manutenzione eccessive ,voragini in cui gli stessi comuni o regioni hanno versato soldi pubblici,purtroppo senza ritorno.

L’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli, nella sua analisi “gestione di terme e fonti” ha così catalogato: le società partecipate nella gestione delle terme e delle fonti sono 46 ( quarantasei),di queste 44 ( quarantaquattro) sono partecipate dirette o miste e la loro perdita annua pro quota ,riferita al 2012,è pari a 13,4 milioni di euro . Perdita che negli anni non è ammortizzata da maggiori ricavi bensì con l’erogazione di denaro del contribuente. Nella rossa Emilia e Romagna le terme di Salsomaggiore si collocano ai primi posti nella blacklist italiana con perdita annua media di duemilionicinquecentomila euro ,con depauperamento del patrimonio di circa il 15% ed abbattimento del fatturato del 30% con grave crisi occupazionale.In Toscana la musica non cambia ,la Montecatini non naviga in buone acque, il bilancio del 2011 è stato chiuso con una perdita di 1,6 milioni di euro. Nel meridione le terme di Stabia ,completamente rinnovate nel 1964, da quella data non hanno prodotto mai utile ed oggi sono state dichiarate fallite;in Sicilia due sono gli impianti termali ad Acireale e Sciacca e sono entrambi in liquidazione dal 2010. A fronte di una Caporetto di perdite la Regione Sicilia ha versato negli ultimi 4 anni ben 12 milioni

Così come sono state gestite non c’è dubbio che tutte le terme italiane hanno affossato e continuano ad affossare gli enti pubblici proprietari,i quali oggi non possono più muoversi per mancanza di risorse.Ne é possibile affidare la gestione a privati PERCHÈ a fronte di patrimoni così depauperati e bilanci così disastrosi appare difficile che il privato se la senta di investire

Fabio D’Agata : ma quali sono le cause  di questa situazione gestionale, si tratta sempre di troppa politica in ambiti in cui forse conterebbe di più il merito?

Francesco Piccirillo:    da una attenta analisi dei bilanci di buona parte delle terme in discussione si evincono una serie di criticità dovute soprattutto alle gestioni pubbliche e quindi politiche :

— personale in esubero e non sufficientemente qualificato

–consigli di amministrazione con incarichi politici ad alto costo

–riconoscimenti e rimborsi spese elevato

— investimenti e manutenzioni non eseguite per mancanza di liquidità

— debiti elevati per mancanza di risorse anche a copertura di perdite

–mancanza di adeguata pubblicità che si riflette su un fatturato non conforme alle spese di gestione

Da tutto ciò si evince come le gestioni passate siano molto lontane da quelle di imprese a capitale privato ove il tutto avviene attraverso un perfetto sincronismo tra costi, ricavi e utili da produrre ,con investimenti da effettuarsi soprattutto per la salvaguardia e lo sviluppo del patrimonio

Nei casi esaminati e gestiti da enti pubblici è avvenuto esattamente l’opposto: il patrimonio, a causa delle perdite subite nel tempo è stato eroso ,non ci sono risorse per la valorizzazione e quindi il rilancio.Appare inutile la ricerca di un privato che investa in attività dove il fatturato medio è al di sotto dei costi di gestione

Fabio D’Agata : quale sarebbe allora la sua visione sul possibile sviluppo del patrimonio termale, oggi completamente abbandonato?

Francesco Piccirillo:  Il Partenariato pubblico-privato (PPP)  è sicuramente la strada da affrontare perchè costituisce il punto di riferimento più importante al quale si sono ispirati tutti i decreti economici a partire dal 2010 ad oggi ,ultimo quello del MEF del 2014.Questo è quanto offerto dallo Stato e dalle Regioni agli enti territoriali proprietari del sistema termale,compete pertanto agli stessi enti territoriali interpretare ,studiare ed applicare quanto sancito.

Il PPP costituisce l’alternativa più logica alla scarsità di risorse pubbliche in quanto è in grado di attivare risorse finanziarie private ,utilizzando tutte le nuove formule di tipo negoziale ,progettuale,giuridico economiche,assumendo il patrimonio del territorio disponibile come “asset” su cui creare valore sociale ed economico e nel contempo generare attrattività territoriale, che poi è la missione della PA.

Gli enti locali devono guardare con la massima attenzione al PPP ,in quanto, essendo obbligati al rispetto dei saldi finanziari,se intendono partecipare o realizzare nuovi progetti ,devono per forza di cose servirsi di queste nuove procedure,coinvolgendo tutte le più attuali forme di approvvigionamento finanziario che vanno dal l’ormai obsoleto project finance ai più attuali contratti di disponibilità ai leasing in costruendo ai fondi immobiliari.

Fabio D’Agata