Terme di Acireale – La Regione Cerca i Fondi per Ristrutturare

Dovevano essere il fiore all’occhiello del termalismo siciliano, e per qualche decennio lo sono anche state, ma oggi le aziende termalistiche di Sciacca ed Acireale rappresentano un buco nero nella finanza pubblica.

Dopo tre governi regionali indistintamente vocati al rilancio del patrimonio termale isolano, i numeri rendono meglio di qualunque comunicato, lo stato di profonda crisi da cui la regione non riesce ad uscire, decine di milioni di debiti ed uno stato patrimoniale devastato da oltre trenta milioni di svalutazioni in dieci anni, numeri che per qualunque società privata avrebbero determinato il fallimento, ma che la mano pubblica continua a sostenere.

Per Acireale lo pscicodramma della riunificazione del patrimonio della vecchia Terme Spa, voluta da Toto’ Cuffaro con la Regione suo socio unico, inizia con una norma regionale che permette l’accensione di un mutuo per il riacquisto dei propri beni finiti all’asta ed oggetto di una procedura esecutiva.

Nessuno però si è mai chiesto per quale motivo le rate di un mutuo acceso presso il Banco di Sicilia, poi acquisito da Unicredit, non siano mai state pagate nonostante gl’impegni finanziari fossero posti regolarmente a bilancio, una “svista” che porta l’hotel l’Excelsior Palace ed il centro polifunzionale, mai aperto ma inaugurato due volte, alla vendita all’asta come la casa di un povero imprenditore colpito dai debiti.

La procedura per il riacquisto si conclude con poco più di nove milioni pagati per una albergo chiuso, che se fosse andato all’asta sarebbe comunque rimasto un albergo chiuso, solo di proprietà di qualcun’altro.

Ma la politica regionale non permetterà mai che una vicenda così intricata come quella delle Terme regionali di Sciacca ed Acireale possa finire nelle mani di una sezione fallimentare di un Tribunale, oltre la perdita del bene ne nascerebbe, probabilmente, un’azione di responsabilità per accertare le cause di tale perdita e si aprirebbe uno scenario inquirente che potrebbe aprire decine di armadi pieni di scheletri, ed ecco che prontamente la mano pubblica trova, nelle pieghe del bilancio, i fondi per ricomprare ciò che era già suo e mettere tutto al sicuro, almeno per un poco.

Oggi le comunità non ci stanno, la mangiatoia elettorale si è esaurita da tempo ed il clientelismo che ha alloggiato alle terme, spesso come unico ospite rigorosamente non pagante, non è in grado di contenere la rabbia delle popolazioni di Sciacca e di Acireale, più Sciacca che Acireale, da noi la rabbia non sta bene, poi ti vedono per strada e ci rimangono male.

Così inizia un percorso di stimolo ed attenzione che porta Sciacca ad avere ben due bandi di gestione privata, purtroppo deserti, ed una comunità costituita in comitato civico, che come ai tempi di Danilo Dolci, si mette in marcia alla volta di Palermo, con i Sindaci in testa.

Questa volta non sono le dighe e lo sviluppo dei territori agricoli ad essere reclamati, ma l’attenzione per il rilancio del patrimonio termalistico della città, purtroppo la politica regionale, li snobba e rifiuta di riceverli ma il messaggio è arrivato chiaro e deciso.

Ad Acireale invece tutto tace, il Sindaco viene informato di quanto succede in città con un ragionevole ritardo, sufficiente a garantire la condizione di “sapere di non sapere”, una sorta di assicurazione socratica per non decidere mai nulla, e quando non hai nulla da decidere, ecco che si nomina una commissione.

Nasce così la commissione consiliare per le Terme di Acireale, organo consultivo del civico consesso, i cui atti sono sconosciuti, qualcuno sostiene non simo mai stati prodotti, che però aveva durata un anno ed essendo abbondantemente decaduta, ne viene prontamente richiesta la proroga, per far cosa non è dato sapere.

Nel frattempo, mentre il parco delle Terme, aperto dalle associazioni civiche nel 2016 e richiuso dalla politica 6 mesi dopo per invidia, giace in uno stato di rischio incendio elevatissimo con alberi sdradicati e opere d’arte devastate, la regione pensa bene di “efficientarne” gl’impianti investendo 3 milioni di fondi europei nel 2015, dotandolo di impianti all’avanguardia nel risparmio energetico.

Peccato che fosse tutto chiuso e questo risparmio energetico sia finito nella tasche di chi lo ha realizzato, ma visto il successo del primo efficientamento sembrerebbe pronto un nuovo progetto per nuovi miracolosi impianti ad altissima tecnologia, sempre a vantaggio dei pochi roditori che girano indisturbati in quello che resta del fu “parco delle Terme”.

Ma la Regione sa che il denaro, come diceva il buon Gordon Gekko ispiratore di tanti governatori, “non dorme mai “, ci riprova e rilancia, con la delibera di giunta regionale n° 207 del 14 maggio 2021 scrive :

…. “CONSIDERATO che l’Assessore regionale per l’economia, nel corso della seduta odierna, rappresenta che risulta opportuno effettuare, analogamente per il complesso termale di Acireale, il percorso di valorizzazione e avvio funzionale previsto per il complesso termale di Sciacca; RITENUTO di approvare la superiore proposta, volta alla definizione di in
percorso di valorizzazione e avvio funzionale dei suddetti complessi termali, dando mandato al Dipartimento regionale delle finanze e del credito di porre in essere i necessari adempimenti per definire le attività sopra menzionate, al fine di rendere possibile, previa individuazione del fabbisogno finanziario, l’esecuzione di interventi strutturali urgenti e indifferibili;
SU proposta dell’Assessore regionale per l’economia,
D E L I B E R A

per quanto esposto in preambolo, di approvare la superiore proposta volta alla definizione di in percorso di valorizzazione e avvio funzionale dei complessi termali di Sciacca e Acireale, dando mandato al Dipartimento regionale delle finanze e del credito di porre in essere i necessari adempimenti, per definire le attività in premessa specificate, al fine di rendere possibile, previa individuazione del fabbisogno finanziario, l’esecuzione di interventi strutturali urgenti e indifferibili.”

Che tradotto significa, nuova valanga di fondi da spendere nelle Terme, per il rilancio e la valorizzazione ovviamente, senza mai un rigo che dia mandato a qualcuno di accertare le responsabilità di questi dieci anni di fallimento.

Fabio D’Agata