Terme di Acireale – L’eclissi della Regione

Anche la seconda asta prevista per il 5 luglio e finalizzata alla vendita del complesso immobiliare costituito dall’albergo delle Terme e dal centro Polifunzionale è andata deserta.

Che nessun compratore privato abbia manifestato alcuna offerta era prevedibile, visto l’importo non particolare “appetibile” posto a base d’asta , mentre ha lasciato delusi i promotori dell’iniziativa, l’assenza della Regione che avrebbe dovuto partecipare al fine di portare a riunione il patrimonio delle Terme di Acireale per un successivo rilancio del sito.

Probabilmente le vere ragioni di tale assenza del soggetto pubblico, attribuite dai Commissari liquidatori a non meglio precisati ritardi nell’accensione del mutuo con Cassa depositi e Prestiti, non le conosceremo mai con certezza o meglio, possiamo dedurle dalla relazione del Dipartimento Finanze propedeutica alla delibera di Giunta Regionale n° 236 del 13 giugno 2019 di cui abbiamo già parlato dopo la seduta anch’essa deserta del 18 giugno scorso.


In questo documento redatto dal dipartimento delle Finanze della Regione Sicilia, si esprimono le perplessità dei funzionari per l’assenza di un programma di sviluppo del termalismo acese, che giustifichi il ricorso all’indebitamento dell’ente pubblico ed eviti di incorrere nelle censure legate al “soccorso finanziario” della Regione nei confronti di una propria partecipata, eventualità formalmente vietata dalla giurisprudenza contabile :” Corte dei Conti Sez. Piemonte delibera 3/2018 le censure erariali sarebbero derogatoriamente scongiurabili qualora …i pagamenti siano correlati alla realizzazione di un programma d’investimenti”

La stessa norma che ha permesso ai Commissari di arrivare al punto attuale, chiedendo la sospensione della procedura esecutiva da parte del Tribunale contenuta nell’Art. 2 della legge 20 del 2016 prevede che la riunione del patrimonio delle Terme sia finalizzata ….al rilancio dell’attività ed alla programmazione e l’attuazione di interventi speciali di sviluppo termale finalizzati alla promozione economica ed alla coesione sociale e territoriale

In pratica ci si chiede, prima di accendere un mutuo ed indebitarsi ulteriormente di chiarire cosa si vuole fare delle terme e quale progetto industriale ci sia dietro il riacquisto degli immobili, quesiti ai quali in questi tre anni, nonostante vari convegni eleganti con eruditi relazioni di illustri ospiti, nonostante le numerose dichiarazioni di politici di ogni schieramento divenuti “esperti di termalismo”, nessuno è riuscito ancora a dare una risposta credibile e formale capace di sostenere il ricorso all’indebitamento e di scongiurare una censura della Magistratura finanziaria.

Eppure sarebbe bastato anche copiare, ovvero recepire la norma nazionale sul termalismo o affidare la redazione di un business plan serio ad un advisor specializzato per dare “sostanza” ad una legge vuota di progettualità, che sotto la spinta illusoria della riunificazione del patrimonio prospettava un fantomatico rilancio di cui, concretamente, non vi è traccia.

I numerosi sostenitori del riacquisto pubblico che hanno avuto la pazienza di leggere fin quì, penseranno al progetto, più volte enunciato, del fantomatico bando comunale, ovvero la facoltà introdotta con apposito emendamento di dare facoltà al Comune di Acireale di redigere un bando internazionale per attrarre investitori privati, solo dopo che la mano pubblica avesse riacquistato il patrimonio.

Oggi mentre scrivo, sui social emergono le “criticità” sopravvenute a seguito del bando comunale per la ricerca di “quattro bagnini” per i solarium pubblici ed evito di infierire ulteriormente sulle “carenze” di competenza che l’amministrazione pubblica manifesta ogni volta che affronta il delicato tema del partenariato pubblico-privato.

Dubbi che, probabilmente, si sono palesati anche ai funzionari regionali che concludono la nota scrivendo:

Fabio D’Agata