Terme di Sicilia – Sciacca in Marcia, Acireale Immobile.

Da alcuni giorni, dall’altro capo della Sicilia, si svolge una singolare manifestazione di cittadini che tentano di riappropriarsi dei propri beni comuni.
Si tratta della “Marcia su Palermo”, l’iniziativa promossa dal comune di Sciacca per protestare contro la Regione Siciliana per la riapertura delle Terme cittadine.
Dopo la chiusura delle aziende termali di Sciacca ed Acireale, voluta dal Presidente Crocetta, la creatività politica siciliana ha rilanciato la riapertura degli stabilimenti oberati dai debiti e sottratti ai cittadini delle comunità di Sciacca ed Acireale.
Dopo 3 avvisi andati deserti per la gestione dello stabilimento di Sciacca, la comunità saccense si è messa in marcia a piedi, con l’obiettivo di portare a Palermo le istanze della società civile che vuole il rilancio del termalismo di Sciacca e della Sicilia tutta.
Tra i presenti alla marcia anche il sindaco di Sambuca di Sicilia Leo Ciaccio: “Sono qui per testimoniare che le Terme non sono solo di Sciacca ma del territorio. Musumeci ha dimenticato di non essere più il presidente della provincia di Catania ma di noi tutti siciliani”.


Sui social di Sciacca scrivono gli organizzatori:

Palermo si avvicina… il Presidente Nello Musumeci dovrà ascoltare la voce della città e del territorio. Questa è un’opportunità che non dobbiamo e non possiamo permetterci di perdere!
Ed ancora:
“Finalmente si parla solo di terme, da 4 giorni…ecco il senso del cammino”

Hanno comunicato l’adesione alla Marcia su Palermo l’associazione “Crescere Insieme”, il gruppo scout AGESCI Sciacca 2 e il Circolo di Cultura.

Il Circolo di Cultura ha così motivato la sua adesione;

“ Il Circolo di Cultura di Sciacca in occasione della marcia organizzata per risolvere la questione delle Terme di Sciacca, informa che aderisce all ‘ iniziativa , e Venerdi sarà presente alla marcia, da Bisacquino a Palermo. Riteniamo opportuno essere presenti per sollecitare questa classe politica che considera il nostro territorio marginale , in un momento in cui la città di Sciacca ha bisogno di uno sforzo corale per riprendere un cammino di sviluppo. “


Leggere, in questo 2021 di una marcia per i diritti dei siciliani e per la difesa dei beni comuni, non può non riportarmi a quel 5 marzo del 1967, in cui sempre in quei luoghi sterminati della sicilia del latifondo del secondo dopoguerra, Danilo Dolci iniziava la sua “marcia della protesta e della speranza per la pace e lo sviluppo della Sicilia occidentale “

“Oggi so che la mia voce è la voce di ciascun siciliano sensato, di ciascun italiano di buon senso ,di ciascun uomo al mondo consapevole se dico: Non si può continuare così. Il vecchio mondo è finito (…). Con tutto il rispetto, l’affetto e la gratitudine per chi ha faticato e pensato prima di noi cercando di rendere più civile il mondo, migliorare la vita, non possiamo non vedere che un nuovo mondo ci occorre.”

(Danilo Dolci, sabato 11 marzo 1967 piazza Kalsa, Palermo)
Parteciparono, insieme a decine di contadini, famiglie e lavoratori, intellettuali come Carlo Levi, Bruno Zevi, Lucio Lombardo Radice, Ernesto Treccani e fu uno dei momenti più alti di partecipazione civile e di lotta alle disuguglianze ed allo strapotere politico-mafioso che in quegli anni vide nella Sicilia occidentale operare insieme a Dolci, il sociologo Mauro Rostagno e Peppino Impastato.

La Marcia per un mondo nuovo di Danilo Dolci

Oggi a distanza di cinquant’anni, la società civile di quelle terre è ancora in marcia, ma le istanze sono sempre le stesse, sviluppo, legalità e futuro, per i giovani siciliani che hanno il diritto di vivere e lavorare nella loro terra, fermando quella continua migrazione di talenti che divide intere famiglie, sdradica tradizioni e rischia di far perdere le migliori risorse .

E mentre a Sciacca si marcia verso Palermo per riavere le Terme, ad Acireale ci si è dimenticati anche di averle perdute.

Fabio D’Agata