Terremoto di S. Stefano – 26 dic 2018 – 26 dic 2019, un anno di attesa e un futuro incerto

ACIREALE – Nella notte di S. Stefano la terra trema, scuote Zafferana, Fleri, S. Venerina, Acireale e colpisce duramente la frazione acesi di Pennisi e Piano d’Api. E’ notte e fa freddo a largo Francesco Vecchio in pochi minuti arrivano tanti acesi chiusi nelle automobili, sentiamo le sirene dei vigili del fuoco e degli altri mezzi di soccorso. In pochi minuti siamo tutti attoniti e sconvolti, la terra ha tremato forte e non si hanno ancora notizie di eventuali danni alle persone e alle cose.

Mi guardo intorno e scatto la prima foto di questo triste evento, a qualche decina di metri scorgo la figura del sindaco di Acireale Stefano Alì, mi giro e alle mie spalle vedo l’assessore Fraschilla, siamo tutti infreddoliti e attoniti. Non passa molto tempo che arrivano le prime notizie; Fleri duramente colpita, Pennisi devastata, ci sono case a terra, ci sono danni e sembra non vi siano morti e feriti gravi. E’ la notte di S. Stefano 2018, la notte della paura, la notte che da l’inizio ad una lunga serie di attese e aspettative.

Si mettono su i comitati dei terremotati, mi sposto a Pennisi ed è una devastazione, la gente è disperata, poi vado a Fleri e intervisto una gentilissima signora che “in pochi secondi” ha perso tutto casa e macelleria. Mi dice che si sta occupando di regalare la carne a chi è rimasto senza casa, mi dice che teme per i tempi di ricostruzione, poi piange senza sussulti, senza isteria. Delicatamente e drammaticamente.

Come sempre in questi casi partono le passerelle dei politici. Arrivano i vertici dello Stato e della Regione Siciliana, arrivano per promettere tempi e celerità per la ricostruzione. “Non si devono ripetere gli errori del passato, non si deve attendere anni per ridare la casa e il lavoro a chi ha perso tutto”. Sorgono i comitati che scelgono come portavoce il dott. Scalia, voce autorevole, capace di mettere a fuoco le questioni ed essere interlocutore attento con le Istituzioni. Si mette su il campo dei vigili del fuoco a Largo Vecchio ed è emergenza, paura, freddo e preoccupazione per il futuro incerto.

Oggi (26 dicembre 2019) ad un anno dall’evento calamitoso molti problemi sono insoluti, sono macerie che non si riesce a togliere dalla memoria di chi è stato colpito dal sisma. Gli sfollati che sono stati ospiti dagli alberghi devono lasciare la sistemazione, Pennisi è una frazione spopolata, ancora vi sono strade chiuse e le case sono a terra. Si è messa su una scuola per i bambini di Pennisi ma le ferite del terremoto sono ancora tutte aperte.

E’ un altro S. Stefano di passione per chi è stato colpito, un anniversario doloroso per gli acesi che, temono, di fare la fine di tanti altri italiani terremotati e dimenticati.

(mAd)