Terremoto di Santo Stefano – Scalia: “Prevedo tempi lunghi per la ricostruzione. Chi non ha avuto danni ingenti utilizzi il contributo”

Terremoto di Santo Stefano sei mesi dopo. Ancora un plauso alle associazioni e ai comitati che sabato scorso hanno organizzato il Festival dei Bambini e hanno voluto restituire la sua autentica funzione alla piazza di Pennisi. Aci Platani, Fiandaca, Pennisi, Piano D’Api e Santa Maria La Stella sono le frazioni acesi che hanno subito i danni del terremoto e che ancora quotidianamente contano i danni. Sono ancora tante le difficoltà vissute da tantissimi acesi, che in pochissimi secondi hanno visto crollare le proprie certezze e la propria serenità. Difficile parlare di comunità oggi, perché il terremoto per tantissimi è solo un brutto ricordo, per tanti altri invece la vita è cambiata; c’è tanta voglia di ricominciare, ma la ricostruzione è ancora lontana. 

Da Pennisi sono arrivati dei segnali concreti di ottimismo, uno fra tutti è il progetto del Comitato per Pennisi del prefabbricato da installare in tempo per l’inizio del nuovo anno scolastico.

Il sindaco Stefano Alì ha parlato della necessità di dare risposte in tempi brevi. Ha dichiarato che la prossima settimana dovrebbe andare in gara la demolizione della scuola, ha detto che da oggi tre ingegneri a contratto subentreranno nell’Ufficio di Protezione Civile per occuparsi di demolizioni e messa in sicurezza.  

La scorsa settimana è pure arrivata la buona notizia dell’approvazione alla Camera del decreto Sblocca Cantieri, con le misure per la ricostruzione post sisma. E adesso si attende solo la nomina del commissario per iniziare a parlare seriamente di ricostruzione.

Attendere…MA QUANTO DOVRANNO ATTENDERE I TERREMOTATI DI SANTO STEFANO?

Abbiamo chiesto un parere realista a Salvatore Scalia, portavoce dei comitati dei terremotati e papabile commissario.

«Sarebbe opportuno utilizzare il più possibile il contributo dei 25mila euro per coloro i quali hanno avuto danni non ingenti, perché da una lettura del provvedimento si comprende che ci saranno tempi lunghi per la ricostruzione. Il primo periodo sarà necessario al commissario per trovarsi una sede, trovarsi una sedia, un’ auto e per tutto questo sono previsti 30 mila euro l’anno, cioè poco o nulla. La struttura commissariale sarà abbastanza povera e servirà solo come coordinamento. Si dovranno quindi fare degli studi su tutte le zone terremotate, per capire dove si può e dove non si può costruire. Ipotizziamo che questa prima fase richieda almeno sei mesi. Quindi, nella migliore delle ipotesi, ritengo che le richieste di titolo abilitativo per la ricostruzione e di contributo potranno partire non prima del 2020. Perché se non si sa dove e come si può costruire non si può procedere e non si potrà nemmeno sapere quale sia l’entità del contributo, perché prima bisogna quantificare il danno e poi spalmare le somme disponibili tra prime case, seconde case, case distrutte, inagibili… Insomma immagino che il periodo sarà abbastanza lungo e consideriamo che i contributi sono spalmati in 5 anni».

E’ una previsione molto realista, ma poco confortante...

«Io penso che il commissario debba andare al di là della stretta previsione normativa. Per esempio sono certo che molta gente non potrà costruire, considerato che i contributi arriveranno anche a distanza  di anni. Occorre fare una convenzione con le banche. Che si prendano come garanzia il contributo e così la gente potrà iniziare a lavorare.

Il sistema dei contributi sta funzionando?

Per quanto riguarda il Contributo di Autonoma Sistemazione, man mano i soldi vengono dati. I numeri sono notevoli, oltre mille, però ci sono due problemi. Il primo è la irregolare corresponsione, i contributi non arrivano puntualmente ogni mese per una serie di passaggi e  bisognerebbe capire se la responsabilità sia dei Comuni o della Protezione Civile o dipenda dalla mancata erogazione dei fondi. Per questo motivo i proprietari di casa hanno remore ad affittare. Inoltre sarebbe stato importante, lo abbiamo chiesto più volte, che fosse dato un anticipo, lo stesso che chi prende in locazione un appartamento deve dare al proprietario di casa.

Per quanto riguarda il contributo dei 25 mila euro sarebbe stato bene avere pronte le somme e dare la possibilità alla gente di iniziare a ricostruire. Molti mi chiedono se possono cominciare anche senza contributo. La risposta è che non è possibile, perché il titolo abilitativo non te lo danno, tranne che si tratti di manutenzione».

L.C.