Terremoto di Santo Stefano, tutto fermo per la ricostruzione. Il commissario Scalia attende il visto contabile

Ancora silenzio, incertezza e attesa a nove mesi dal sisma che nella notte di Santo Stefano ha colpito i Comuni della zona ionica. E poi c’è la malinconia con cui convive chi ha dovuto lasciare le proprie case o la propria attività. C’è un autobus che accompagna nelle scuole acesi i bambini di Pennisi, mentre sono stati ultimati i lavori di demolizione del vecchio edificio, prima dell’installazione del prefabbricato. E’ trascorso più di un mese dalla ratifica della nomina di Salvatore Scalia a commissario straordinario per la ricostruzione dei comuni etnei colpiti dal terremoto, salutata con entusiasmo da tutti, amministratori e cittadini, ma è come se si fosse fermi al giorno dopo il sisma.

Alla banalissima domanda “Cosa si aspetta per iniziare la ricostruzione?”, il commissario Salvatore Scalia, che conosce bene il territorio, le problematiche dei terremotati e i passaggi giuridico-burocratici, sorride. Perché lui stesso è ancora in attesa. Non è ancora entrato nelle funzioni di commissario. Nonostante il provvedimento del presidente Conte  sia datato 5 agosto si attende ancora il visto contabile, atto essenziale perché il commissario nominato possa operare.

Nel frattempo però il commissario Scalia, a cui il sindaco Alì ha concesso dei locali nella sede COM di corso Italia, organizza riunioni informali e  con alcuni professionisti ha avviato l’attività di studio e di ricerca propedeutica, che consenta non appena divenuta efficace la nomina di evitare tempi morti e di avere un’idea precisa delle cose da fare.

«Stiamo lavorando e ci stiamo riunendo informalmente per avere un’ idea delle cose che dovremo affrontare. Ho già individuato dei consulenti che mi possano affiancare con i quali abbiamo già tracciato un quadro generale delle cose da fare e delle problematiche più importanti alla luce della esperienza di altri luoghi colpiti dal terremoto per evitare gli errori che sono stati fatti. Basti pensare che ad oggi non si sa nemmeno quanti siano esattamente gli edifici effettivamente danneggiati. L’unica cosa positiva,- ironizza Scalia-, è che per il visto possono passare al massimo 60 giorni dalla ratifica della nomina. Per dare inizio alla ricostruzione ci vorrà del tempo, ma ci metteremo tutto l’impegno possibile».  

Scalia spiega i passaggi necessari prima dell’avvio della ricostruzione, che purtroppo sembra davvero lontana. Occorrerà creare un gruppo di collaboratori tutti provenienti dalla pubblica amministrazione, sette tra ingegneri e amministrativi, e tre consulenti. Un numero ristretto, che rischia di rendere difficile l’evasione delle pratiche. Appena arriverà il visto, occorrerà effettuare un interpello tra i dipendenti delle amministrazioni più interessate. È chiaro che il livello dei collaboratori deve essere elevato.

«La prima cosa che dovrà fare il commissario sarà quantificare i danni e per far ciò occorrerà un tempo significativo. Occorrerà inoltre, ancor prima di iniziare la ricostruzione, effettuare la mappatura della situazione edilizia e urbanistica per avere un quadro completo del rischio statico sismico e idrogeologico; effettuare la microzonazione del territorio laddove non siano stati emanati i provvedimenti di concessione di contributi per la adozione di tali strumenti. Sia la quantificazione del danno che la mappatura della situazione edilizia che la microzonazione sono alla base di ogni decisione in ordine a come distribuire le risorse, a dove e come ricostruire. Per essere più chiari soltanto dopo avere quantificato il danno si potrà decidere quale parte delle risorse destinare alla ricostruzione delle prime case, quale alle chiese e agli edifici pubblici, quali alle seconde case ed alle imprese, tenendo conto che le somme stanziate non basteranno per tutto e che vengono definite dalla legge come dotazione iniziale, il che lascia supporre che successivamente altro governo possa decidere di stanziare altre somme».


Dopo lo studio del territorio e la microzonazione, della quale è dotato solo il Comune di Aci Sant’Antonio, si creerà lo schema sul quale i tecnici potranno lavorare e in base alle caratteristiche del territorio e al rischio sismico si potrà ricostruire e ottenere i relativi contributi prevedendo un rafforzamento maggiore laddove Il rischio è maggiore. «Il commissario potrà quindi autorizzare i comuni interessati dal sisma ad assumere complessivamente 40 dipendenti precari del ramo tecnico e amministrativo contabile che tra l’altro certamente potranno collaborare per l’evasione delle pratiche dei €25000, che spero fortemente saranno già state in gran parte evase dai tecnici assunti precariamente su autorizzazione del commissario Foti».

Come fatto più volte, Salvatore Scalia sconsiglia caldamente di iniziare i lavori senza concessione edilizia o autorizzazione, perché ciò potrebbe comportare la esclusione dai contributi relativi alla ricostruzione, «Ad esempio non tutti sanno che le ditte esecutrici dei lavori devono essere iscritte in una speciale lista che non è la White List in atto esistente, e che dovrà essere creata da una particolare struttura del Ministero degli Interni solo dopo l’insediamento del commissario. Ho contattato Invitalia, istituto a partecipazione al 100% statale con il quale per legge si può stipulare una convenzione che consenta una collaborazione che credo possa essere preziosa perché ci consentirebbe di avvalerci di una struttura che opera da tempo nel ramo della Ricostruzione con metodi privatistici e limitatamente alla attività di studio e di affiancamento dell’attività commissariale».

Insomma dalle parole del commissario in pectore, nulla fa pensare che la ricostruzione possa iniziare in tempi brevi e ci sembra anche molto difficile azzardare previsioni.

Delicatissima è la situazione soprattutto per coloro i quali non sono ancora riusciti a trovare una sistemazione.
«Da una lettura della legge traggo ancora che dopo la fine dell’emergenza, e cioè dopo il 31 dicembre, non è prevista la possibilità di mantenere l’alloggio di alcuno negli alberghi e pertanto ritengo importante che costoro ad oltre 8 mesi dal sisma trovino una diversa sistemazione, in quanto rischiano alla scadenza del termine di trovarsi in grave difficoltà in quanto i Comuni non potranno più pagare gli alberghi».

L.C.