Toto’ Che Visse Due Volte

Leggo di un’iniziativa di Toto’ Cuffaro per un ritorno in politica, sotto il fantasma della Democrazia Cristiana siciliana e resto stupito di quanto questa terra irredimibile, possa andare ben oltre le profezie di Leonardo Sciascia.La Democrazia Cristiana italiana, nata dalla volontà degli americani di creare un baluardo antisovietico, concentrando nelle mani di De Gasperi le ingenti risorse derivanti dal piano Marshall, ci ha portato a diventare la principale colonia atlantica in Europa, ma ci ha anche consentito di vivere in un paese abbastanza democratico e relativamente tranquillo. Ma la potentissima Democrazia cristiana siciliana, è stata anche uno strumento politico nelle mani della mafia a cui gli alleati dovevano restituire i favori strategici ricevuti durante la guerra di liberazione dal nazi-fascismo.Ad eccezione di rari ed illuminati esponenti, di cui forse Piersanti Mattarella era il maggior rappresentante politico, e di tanti onesti amministratori che hanno contributo allo sviluppo di una terra afflitta da secoli di colonialismo, c’era uno stuolo di personalità di cui avremmo fatto volentieri a meno.Decine e decine di politici democristiani, hanno avuto dal dopoguerra, in poi un ruolo di cerniera tra la mafia e lo Stato, implementando alcune delle cosiddette ” trattative” che si ripetono sistematicamente dalla seconda metà del 1800 fino ai nostri giorni e che una retorica giudiziaria ci ha ridotto ad una sola, con un eccesso di semplificazione giornalistica. Pochi i condannati tra i politici in questi anni, complice una legislazione che volutamente non ha mai voluto dare corpo giuridico al famigerato ” concorso esterno”, il più temibile dei reati a cui un politico può essere associato, ed anche il più difficile da contestare, in una sfumatura costante di responsabilità che dissolve il politico ed il mafioso in un’emulsione ambigua e fluida.Tra i politici democristiani che sono rimasti impigliati al sistema dei favori e delle amicizie pericolose c’è lui, il Toto’ regionale. L’uomo che forse ha pagato per tutti gli altri ed a cui la Magistratura non ha perdonato l’attacco plateale a Giovanni Falcone, in una serata televisiva che sancì l’inizio della sua carriera politica .Cuffaro, fedele scudiero di Calogero Mannino e potentissimo Assessore all’agricoltura, poi Presidente della Regione per due mandati, costretto a dimettersi per l’inchiesta che gli sbarrera’ la carriera politica come pochi in passato. Condannato definitivamente a sette anni di reclusione per favoreggiamento personale verso persone appartenenti a Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio. Recluso nel carcere romano di Rebibbia dal 22 gennaio 2011, ritorna in libertà il 13 dicembre 2015, per poi iniziare la sua attività di ” padre nobile ” della DC siciliana, oracolo indiscusso e consigliere di chiunque aspirasse a fare strada nel centro destra isolano. Oggi se Cuffaro si ripresentasse alle urne, sarebbe probabilmente il prossimo Presidente della regione Sicilia, una regione in cui le palme non esistono più, cancellando quell’ipotetica linea che ormai non ricorda più nessuno.

34Mario Danna, Valeria Musmeci e altri 32Commenti: 42Condivisioni: 5Mi piaceCommentaCondividi