TuttApposto, il successo di una pellicola e quella Acireale che ci piacerebbe vedere (e vivere).

Ammettiamolo, la commedia è veramente carina: leggera, mai volgare e con una morale finale che ci porta alla riflessione. In molti sicuramente, avranno deciso di vedere la pellicola di Gianni Costantino per la presenza di Roberto Lipari, comico (anche impegnato), orami apprezzato da chi bazzica sui social. Però, diciamola tutta, almeno dalle nostre parti, il successo al botteghino è stato sicuramente incrementato dalla location: molti, infatti, sono andati o andranno a vederlo perché sanno che la maggior parte delle scene è stata girata ad Acireale.

Curiosità, dunque, nel vedere quali luoghi fossero stati scelti e, bisogna ammettere, che sono tanti: da piazza Duomo (palazzo di Città), a piazza Garibaldi, piazza Marconi, zona Suffragio, se la memoria non m’inganna. Al Palazzo di Città spetta il compito di ospitare l’ateneo, almeno nella sua parte esterna, che rappresenta il fulcro in cui è incentrata la storia: docenti tutti apparentati fra loro e il protagonista, figlio del rettore, che è già incanalato (raccomandato) verso una brillante carriera universitaria, finché l’arrivo di una studentessa Erasmus lo metterà in crisi.

Ma non è questo ciò su cui voglio focalizzare questa mia riflessione.

Non è di nepotismo universitario che voglio parlare, anche se proprio nei giorni in cui il film veniva girato, tra Catania e Acireale, il nostro ateneo catanese viveva lo scandalo dei concorsi truccati, nell’ambito dell’inchiesta “Università bandita”, che ha coinvolto 66 persone, tra cui 60 docenti di 14 atenei italiani.

Ciò su cui voglio porre la mia attenzione, da cittadina acese, è proprio sulla scelta dei nostri luoghi.

Al di là della soddisfazione di vedere quei luoghi diventare un set per un film trasmesso in tutte le sale d’Italia e con attori del calibro di Luca Zingaretti, Monica Guerritore e Paolo Sassanelli, abbiamo avuto modo di vedere un’altra Acireale, un’Acireale che forse vorremmo vedere anche all’uscita dalla sala cinematografica.

Per esempio, sarebbe molto bello se ci fossero più pensiline e niente automobili al centro. È veramente assurdo pensare che una delle piazze più belle d’Italia sia infestata dai clacson e dagli scarichi delle autovetture. È uno spreco, uno sfregio alla bellezza! Così come ci piacerebbe tanto poter vedere Piazza Marconi così come l’abbiamo vista attraverso la suddetta pellicola: una vera e propria area food, con tanto di tavolini e movida notturna. Certo, magari non troveremo Friscia a friggere “Arancin”, ma quanto è stato bello vederla in quella veste? Peccato, poi, che la realtà sia ben altro.

Cari amministratori, alcuni di voi anche citati e ringraziati nei titoli di coda, perché non riflettete su tutto questo? Abbiamo avuto modo di vedere ciò che molti di noi desideriamo vedere da tempo: una città dal centro storico finalmente privo di automobili, una città che può dare luogo ad aree di aggregazione piene di vitalità. Riusciamo a rendere tutto questo realtà? E, soprattutto, risulta davvero così difficile da realizzare se in altre realtà siciliane ci sono riusciti?

Pensateci, dunque, perché son certa che in cuor vostro un pensiero, dopo aver visto il film, ce lo avete fatto di sicuro.

(Valeria Musmeci)