UN’ ARCHITETTURA PER I SENZATETTO: sperimentazioni abitative

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UN’ ARCHITETTURA PER I SENZATETTO: sperimentazioni abitative

Per gli homeless, cioè le persone senza fissa dimora, sembra non esserci una soluzione in grado di limitarne la continua crescita e dispersione nelle nostre città, complice anche la dilagante crisi economica che ci sta investendo.
Chi amministra le città si trova inizialmente a sottovalutare il problema, in quanto ritenuto forse scomodo, ma solo dopo il verificarsi di tristi episodi, inizia a mostrare, con imbarazzante ritardo, un certo interesse e ad ammettere la presenza di un problema critico. Così, finiamo per sentire e vedere ogni giorno situazioni drammatiche: strutture totalmente disabitate che si trasformano in ricoveri di fortuna dotate di materassi,vecchi divani e stracci che diventano coperte.
FullSizeRender 2Un senzatetto è emarginato dalla società, isolato, maltrattato, deriso,spesso,da un pubblico che vive le strade, ma che gode di una condizione sicuramente migliore della loro.
Oggi è semplice ed accomodante, vedere e giudicare male chi vive questa realtà, ci mostriamo prevenuti a riguardo, abbiamo paura, gridiamo allo scandalo se non fosse che i nostri stessi sentimenti sfociano, il più delle volte, in un agghiacciante razzismo nei confronti di chi non sta bene. Eppure, quanti di noi si mettono nei loro panni e si chiedono come poterli aiutare? Chi mostra un reale interesse? Beh si, diciamolo, anche tempestivamente? Stiamo parlando di esseri umani, meno fortunati perché hanno perso tutto: affetti, cure, cibo, speranza ed una casa in cui rifugiarsi e stare protetti.
Ma, alcune volte, quando sembra che tutto stia per crollare, arrivano soluzioni sensibili per cercare di porre fine a tutto questo.
Un esempio di spiccata sensibilità e sperimentazione abitativa giunge da Londra: sfruttando edifici esistenti infatti, è stata proposta una soluzione per dare un ricovero a chi, di giorno e di notte, si trova emarginato in strada, soprattutto in inverno.
IMG_1619Si tratta di cellule abitative che, dal punto di vista strutturale, sono costituite da un rivestimento che può essere modificato a seconda delle esigenze dell’edificio a cui addossare i rifugi e alle disponibilità di recupero del materiale. La manutenzione, essendo questi dei ricoveri temporanei, sarà affidata a enti di beneficenza.
L’integrazione architettonica di queste abitazioni contenute può essere un primo passo per rendere più facile la vita delle persone disagiate che chiedono solo dignità.
Cristina Patanè