Un Mare di Burocrazia

Nuovi importanti problemi per la gestione delle coste acesi,  in un territorio ancora privo di un PUDM (piano di utilizzo del demanio marittimo) che avrebbe dovuto regolamentare la gestione delle attività economiche e turistiche delle nostre coste e che, a distanza di molti anni dall’obbligatorietà dell’adozione di tale strumento, non siamo ancora in grado di approvare, una nuova “tegola” si abbatte sul nostro Comune e su quelli adiacenti.

Si tratta dell’ordinanza 7/2019 del 26/4/2019 emessa dalla Regione Sicilia, tramite l’ufficio tecnico ambiente dell’Assessorato al territorio a firma del dirigente, l’ordinanza “ Interdizione di porzioni di aree demaniali marittime nei comuni costieri della città metropolitana di Catania per il sussistere di pericolo per la pubblica incolumità causato da dissesto idrogeologico”, proviamo a spiegare di cosa si tratta ed a interpretare le possibili ripercussioni sul territorio comunale.  

L’ordinanza si basa sull’utilizzo dei PAI “piani assetto idrogeologico” di cui la  Regione Sicilia è dotata da molti anni e che vengono costantemente aggiornati dai servizi tecnici regionali, tali piani, visionabili al link
sottostante
http://www.sitr.regione.sicilia.it/geoportale/it/Home/GeoViewer# ,contengono numerose informazioni relative ai rischi ed alle pericolosità presenti sul territorio, in questo caso l’ordinanza individua due livelli del PAI ovvero il rischio geomorfologico e la pericolosità da frana che non sono completamente sovrapponibili, per semplificare, il rischio è relativo principalmente agli immobili ed alle strutture che insistono sul territorio mentre la pericolosità interessa un’area molto più vasta che nel caso di Santa Maria La scala comprende quasi tutto il costone della Timpa con brevi interruzioni.

Questa sottile differenza in realtà è alla base delle problematiche che potrebbero derivare dall’applicazione dell’ordinanza che per le aree R3 e R4 (carta del rischio) o P3 P4 (carta della pericolosità) ordina all’art. 1: “ Nelle aree demaniali marittime che interferiscono con le aree di dissesto idrogeologico censite ne PAI e caratterizzate da una pericolosità elevata P3 o P4, è vietata la sosta ed il transito di persone ed autoveicoli ed ogni altra attività incompatibile con lo stato di dissesto accertato o esistente”

Quindi non si fa riferimento al rischio, bensì alla pericolosità che di fatto interdice alla balneazione, al transito ed a ogni altra attività una porzione pari a quasi tutto il lungomare di Santa Maria La scala, tutta la Timpa fino a Capomulini ed alcune zone di S. Tecla, in pratica circa il 90% delle coste acesi.  Le amministrazioni, all’art.2, hanno l’obbligo  di “porre in essere idonei apprestamenti o efficaci e permanenti strumenti di interdizione finalizzati ad impedire l’accesso  alle aree demaniali marittime,ecc.”  

Da una lettura letterale dell’ordinanza, i divieti si applicherebbero solo alle aree demaniali marittime ovvero le coste a valle del lungomare e resterebbero fuori tutte le altre aree abitate del borgo di Santa Maria La Scala, pertanto il palesato rischio di evacuazione che da giorni riecheggia sui social sarebbe scongiurato, per  assurdo anche il transito delle autovetture che quotidianamente ammorbano la frazione non sarebbe vietato, bensì la sola balneazione e le attività collaterali.

Quindi il danno sarebbe esclusivamente per le attività che devono richiedere una concessione demaniale e che insistono sulle aree demaniali marittime, verrebbe da chiedersi a questo punto quale sia il rischio frana per un bagnante del Mulino che non interessa le abitazioni e le persone che stanno in strada.

E’ possibile essere travolti da una frana che si stacca dalla timpa mentre si è in acqua, ma si può tranquillamente dormire nell’abitazione soprastante?

La logica in tali casi è di difficile aiuto e sicuramente l’amministrazione ed i singoli gestori porranno in essere le contromisure legali per contrastare un provvedimento così restrittivo almeno per le aree a valle di abitazioni e fabbricati esistenti per i quali non si comprende la doppia regolamentazione, di sicuro invocare un ricorso al  TAR a Giugno potrebbe far saltare definitivamente una stagione turistica in una città che sconta pesantissimi ritardi nell’attuazione dei minimi provvedimenti finalizzati allo sviluppo ed alla gestione del territorio.

Nei prossimi giorni proveremo a chiedere ai diretti interessati qualche informazione che aiuti a comprendere la reale portata di un’ordinanza che appare estremamente limitativi per l’intera città.

Fabio D’Agata