Una tragedia dimenticata.

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17 agosto 1893 – Alle saline di Perrier e Peccais, nei pressi di Aigues Mortes (piccolo paese di circa quattromila persone), fino ad allora, quel lavoro durissimo fu sempre riservato ai galeotti. Ma nel 1893 l’azienda decise di assumere operai civili; optò per 600 italiani e 150 francesi. I “padroni” preferirono gli italiani perché questi erano meno sindacalizzati ed accettavano paghe inferiori a condizioni peggiori. Il lavoro era durissimo, a rischio malaria e deteriorante per il fisico. Graffi e piccoli tagli in tutto il corpo a causa dei cristalli di sale ed occhi perennemente infiammati. Gli italiani (quasi tutti piemontesi) erano costretti ad accettare quel lavoro quasi schiavizzante, perché in quel periodo in Italia le cose andavano malissimo e non c’erano opportunità. Gli operai francesi, però (che per quel lavoro si erano presentati in 800), odiavano profondamente gli italiani che, accettando condizioni penose, “rubavano” il lavoro ai francesi. L’antipatia era dovuta, però, anche a motivi politici legati alla “Triplice allenaza” tra Italia, Prussia e Austria – Germaia – Ungheria; mentre la Francia era energicamente anti Austria e Germania. Fatto sta che, gli italiani delle saline di Aigues Mortes, erano, per i francesi del luogo, tutti ladri, protettori e con il coltello in tasca pronti ad usarlo.
Il 15 agosto 1893, durante la pausa pranzo, un operaio francese buttò, per sfregio, della sabbia sul pane di un operaio italiano. Questi lo pulì con un fazzoletto che andò subito a lavare in una (preziosissima) bacinella di acqua potabile. Scoppiò così la scintilla che continuò il giorno dopo e culminò il 17 agosto. Quella mattina, infatti, più di 500 francesi (moltissimi erano cittadini di Aigues Mortes), armati di bastoni, pietre e forconi, organizzarono una vera e propria battuta di caccia all’italiano… L’epilogo fu una vera e propria strage per gli italiani: 9 morti accertati, decine di feriti (molti dei quali rimasero permanentemente invalidi) ed alcuni dispersi mai più ritrovati.
A onor del vereo, occorre dire che una minoranza di francesi (insieme ai pochissimi gendarmi mandati per sedare il grande tumulto) si prodigarono per aiutare gli italiani in pericolo di vita.
Il successivo processo determinò l’assoluzione, eccezion fatta per alcune pene irrisorie, di tutti gli imputati (alcuni dei quali reo confessi). L’azienda se la cavò con 2.000 franchi a titolo di risrcimento per i feriti e per le famiglie delle vittime.