VPM ‘19 chiude i battenti ed è un trionfo.

Si è conclusa ieri sera, nello splendido giardino di Villa Pennisi, l’undicesima edizione di VPM (Villa Pennisi in Musica) con il meraviglioso Trio di Tchaikowsky in la minore. Ad interpretarlo il pianista Mario Montore e i fratelli David, al violino (che, ricordiamolo, è anche il direttore artistico) e Diego al violoncello.

Faceva parecchio caldo ieri sera, nonostante si fosse all’aperto. Tuttavia, nonostante il caldo, il giardino di Villa Pennisi era gremito di gente, probabilmente un numero di persone veramente eccezionale che comprendeva anche un altissimo numero di astanti seduto sul prato, in ogni angolo del giardino: un pubblico silenzioso e appassionato.

Ma cominciamo dall’inizio.

La serata si è aperta con la consegna del violino realizzato, in un tempo veramente record di sole due settimane, dai giovani liutai partenopei Alessandro Zanesco (parecchio macchiettistico, degno della miglior scuola di comicità napoletana) e Clara Contadini, al giovanissimo violinista, nonché studente dell’accademy, Antonino Blanco, alla presenza del primo cittadino e del consigliere Manciagli. Un’iniziativa apparsa per la prima volta nell’edizione di quest’anno, volta a rappresentare un segno tangibile di sostegno allo studio dello strumento, da parte di VPM.

Successivamente si è passati all’ascolto del Trio, op.50 per pianoforte, violino e violoncello, composto da Tschaikowsky (o Cajkovskij) proprio in Italia, tra il dicembre del 1881 e il gennaio 1882 e, come sempre accade a chi è avvezzo a questi eventi, si rimane sbalorditi dalla qualità del suono. La musica classica, come sappiamo bene, trova il suo massimo livello qualitativo acustico in un teatro al chiuso, l’esterno tende a disperdere i suoni. Ma a Villa Pennisi, come ci ricorda sempre il maestro e direttore artistico David Romano, ogni anno si compie un piccolo miracolo, con la costruzione di Res. Come dice lo stesso nome (Resonant String shell), si tratta di una camera acustica ecologica che ricorda la forma di una conchiglia, realizzata, anch’essa in pochissimi giorni, dalla collaborazione di allievi, docenti (architetti) e tutor, i quali partono sempre dalle esperienze precedenti cercando, di anno in anno, di migliorare sempre più il livello acustico. Perché, ricordiamolo, VPM è anche workshop Arch Lab, un laboratorio open air per la costruzione temporanea del palco utilizzato durante le serate finali e promosso dal DiARC, il dipartimento di Architettura dell’Università di Napoli “Federico II”.

E alla fine di questa splendida serata incontriamo lui, il maestro David Romano, visibilmente stanco e grondante sudore, il quale, tuttavia, ci concede qualche minuto prezioso del suo tempo. È veramente orgoglioso quando ci racconta che “forse mai come quest’anno la sensazione di essere indispensabili per questa città è diventata non soltanto una sensazione ma una realtà. Le persone mi fermano e mi ringraziano per questo evento ormai fiore all’occhiello dell’estate acese. Un signore, addirittura, non avvezzo ai social, mi ha lasciato una lettera di ringraziamento di quattro pagine.” Questa è la migliore soddisfazione che possa arrivare, nonostante tutte le difficoltà che ci stanno dietro per organizzare questa serie di eventi e renderla fruibile, com’è stato finora, gratuitamente.

Sul finale gli chiedo se è in grado di anticiparmi qualcosa sull’edizione 2020 e la risposta non si fa attendere: “L’anno prossimo abbiamo due grosse ricorrenze da celebrare: è l’anno beethoveniano (250 anni dalla nascita) e saranno 20 anni dalla scomparsa di Francesco Pennisi. Inoltre non mancheranno le sorprese sia da un punto di vista costruttivo, perché abbiamo deciso di modificare il progetto della struttura per migliorare ancora l’aspetto acustico, nonché qualche novità relativa ai concerti fuori dalla villa.”

Non ci resta che attendere fiduciosi, dunque, la prossima edizione, certi che conquisterà un numero ulteriore di sostenitori.

(Valeria Musmeci)