Welfare, riflessioni di ferragosto

Credo che abbia ragione il nostro Vescovo. La città può affrontare la crisi del post Covid19 solo se capace di nuova progettualità in grado di coinvolgere i cittadini e le istituzioni che li rappresentano e amministrano.

Dopo anni in cui le politiche sociali acesi hanno mostrato tutta la loro debolezza, rimanendo ancor oggi ritagliate in larga misura sugli assetti sociali del passato e troppo centrate su interventi frammentati, si avverte l’esigenza di un vero disegno strategico complessivo sia che si tratti di promozione, di prevenzione, sia che si tratti di servizi di presa in carico di particolari categorie di bisogno.

A Ferragosto e per tutto l’anno.

Il rischio è la costante involuzione verso l’assistenzialismo, che – ricordiamolo – è stato frutto dei governi del boom (o post-boom) economico italiano, quando si riteneva che il paese fosse ricco e che il problema semmai era quello della ridistribuzione della ricchezza.

Oggi però siamo in condizioni molto diverse. Anche a prescindere dalla povertà propriamente detta, c’è anche una larga fetta della popolazione che ha pesanti difficoltà a curarsi, a sostenere il costo dei figli specie se disabili, a pagare l’affitto, a vivere in uno spazio urbano decente e disposto alla promozione della socialità, con adeguato verde pubblico, ecc. E in autunno, le cose potrebbero anche peggiorare.

Noi abbiamo un PON Inclusione distrettuale. Ma siamo riusciti a perdere 1,6 milioni di euro… E non sappiamo come sta incidendo in Città. Quanto e come incontra i bisogni delle persone in difficoltà, come se ne prende carico e che risultati ottiene. Nessuna costruzione del dato, nessuno step di verifica, nessuna restituzione al territorio.

Il nostro Vescovo, con la bella omelia di Santa Venera, ci invita a riscoprire “una comunicazione tra noi più corretta, leale e trasparente”; “mostriamo le azioni” – dice – “e non le chiacchere”.

Specie le azioni non autoreferenziali, aggiungerei, ma quelle che nascono da ascolto attivo ed empatico, da una lettura grandangolare dei problemi, dalla capacità di autocritica, ecc.

Altrimenti anche la “convention” a cui ci chiama con grande acume per dialogare su “quale futuro per la nostra città” rischia di rimanere ancorata ai “toni forti” ma con poche ricadute generative sul nostro territorio. Come un buon programma elettorale cui non si dà seguito. Come quei tratti di strada percorsi insieme, senza avere in mente una meta desiderata.

E’ Ferragosto, ed è il momento di godere di attimi di silenzio. Con l’augurio che siano gravidi di cantieri sociali permanenti e partecipati in città, dove possano trovare spazio il confronto delle idee e lo spirito di servizio. Prima che il potere e la vanagloria. E dove il tentativo di fare il bene comune possa essere l’obiettivo cui tendere costantemente.

Nello Pomona