ZTL, le divisioni tra i cittadini vanno superate con il recupero della bellezza

ACIREALE – Tutti non possono che essere concordi che una città vivibile porta benefici, maggiore armonia e i pressuposti per la creazione di una comunità maggiormente coesa. Tutti concordano sulla necessità di una programmazione e di una progettualità che sappia tenere conto di ogni passaggio utile per migliorare la qualità della vita: potenziamento del trasporto pubblico, parcheggi di scambio, arredo urbano, pulizia e decoro, rispetto delle norme, pass per i residenti ed ancora tanto altro.

Tutto ciò sarebbe dovuto essere stato già programmato senza necessariamente aspettare i tempi della burocrazia palermitana per l’ottenimento della “vas”, tutte le misure sarebbero dovute essere già sul campo per far si ché ogni cittadino di qualsiasi posizione culturale e di qualsiasi ceto non avrebbe poturo fare altro che essere felice e concorde della misure per la limitazione del traffico veicolare privato.

Ma non è andata così. Oggi prendiamo atto che nella nostra città per molti residenti nelle frazioni è davvero complesso spostarsi con i mezzi pubblici con celerità ed efficienza, stessa cosa per quel che riguarda la possibilità degli spostamenti interni per i tanti che necessitano di usare il mezzo di trasporto. Ci accorgiamo che in molte zone del centro c’è una completa assenza di arredo urbano, vediamo solo quattro cestini per i rifiuti che fanno da contorno ai fili penzolanti, ad una illuminazione cadente e lurida, piante secche, muri scrostati ed ogni degrado fa capolineo in tutta la sua magnificenza.

Ed ecco che in assenza di decoro e di possibilità di accedere alla mobilità pubblica il dibattito continua a ruotare se è giusto o meno chiudere una piazza, una via. Certo da qualche parte bisogna pure iniziare e chiudere al transito veicolare è una misura che ormai ogni città che si considera minimamente evoluta mette in campo per aumentare la propria qualità della vita, ma ad Acireale si affoga nella mancanza di manutenzione (storia antica), si naviga a vista per quel che riguarda alcune opere essenziali per recuperare il centro storico, non si impiegano risorso per ridare vita al mercato storico, per dare bellezza ai luoghi.

E’ questo il motivo per cui da molti anni ormai continuiamo a spingere sul concetto di bellezza. Il recupero del “bello” è un investimento centrale per la vita delle comunità; produce armonia, senso di coesione, sorrisi e gentilezze. Invece siamo ancora qui ad alzare barricate e costruire trincee mentre affoghiamo nel degrado e assistiamo impotenti all’usura di ogni spazio.

No, non è giusto continuare continuare questa maledetta “guerra civile” quando, al contrario, da mezzo secolo nessuno ha mai programmato, deciso e attuato quello che doveva essere il primo passo verso la bellezza: il recupero del territorio e la sua sottrazione alla violenza del degrado.

Si è costruito, coscienti o meno, una città a misura di villano. Riprendiamoci la voglia di richiedere la bellezza.

(mAd)