ZTL: modalità e tempistiche. Una città inclusiva?

II parte

Qui la prima: https://www.fancityacireale.it/wordpress2/ztl-modalita-e-tempistiche-una-citta-inclusiva/

La forza di un maestro, si vede dagli occhi dei suoi studenti: se questi occhi brillano, il maestro è bravo; se questi occhi sono spenti il maestro ha fallito il suo compito (Eraldo Affinati). 

Sarà funzionale, efficace ed efficiente il Piano Generale del Traffico Urbano, in modo tale che gran parte della città ne sia contenta e possa dire che il maestro sia stato bravo? Lo vedremo. 

Per queste mie piccole riflessioni, invece, può essere utile partire da qualche premessa sul PGTU e prendere ancora una volta a prestito le parole dell’assessore Grasso: “Vorrei presentare a questa Città una Zona a Traffico Limitato, che sia una bella ZTL: per fare questo abbiamo bisogno di approvare il PGTU perché non si possono fare i varchi, non si possono inserire le telecamere, se non abbiamo il piano generale del traffico urbano”. (22 gennaio 2019). 

Ed allora vediamolo questo Piano.

La prima cosa che risalta in me, che non sono un esperto, sono le modalità della partecipazione degli stakeholder alla costruzione dello stesso. Il piano colloca il tutto all’interno del capitolo 3, laddove si parla di “avvio del processo partecipativo ed individuazione di ulteriori esigenze della cittadinanza e degli stakeholder tramite indagine demoscopica, attivazione di una giuria dei cittadini e dialogo strutturato con gli stakeholder”. 

Quando lo leggo mi rendo conto che c’è una lista di 21 enti contattati (dalla curia, alle associazioni ambientalistiche, dai sindacati del commercio, agli esercenti, a cittadinanza attiva, ecc.): ci sono praticamente tutti. Con qualche assenza di cui diremo.

“Durante il secondo incontro (24 gennaio 2018), sono stati presentati i risultati dell’indagine demoscopica con la graduatoria degli obiettivi emersa, ed è stata condivisa una graduatoria finale scegliendo i primi 6 obiettivi prioritari, chiedendo il parere degli stakeholder individualmente e presentando i risultati aggregati”. 

Siamo nel 2018 a gennaio e gli stakeholder si esprimono all’interno della gestione amministrativa del sindaco Barbagallo. Un’amministrazione che aveva scelto di chiudere Piazza Duomo al transito veicolare. Oggi si parla invece di chiusura a stagioni e orari. 

Così il 22 gennaio 2019 si esprimeva l’assessore Grasso in Consiglio: “Poi parlo anche di stagioni: io credo che oggi, stasera, avere una ZTL con la chiusura di Corso Umberto e la chiusura di Piazza Duomo non abbia un riscontro nella Città, perché non viene vissuta. Diventa non un’esibizione, ma una una forma di attestazione di un’idea. Io sono pragmatico: quando dico nelle stagioni e negli orari mi riferisco a questo: cioè trovare le stagioni in cui c’è un beneficio per la collettività ad averlo e su questo non ho dubbi che c’è un vantaggio, che è qualcosa di positivo”.

L’assessore usa bene il verbo credere, poiché su questa decisione non è stato attivato alcuno strumento di partecipazione. 

E’ stato fatto un bando, successivo alla riapertura al traffico di Piazza Duomo, per selezionare una nuova Giuria dei cittadini che possa esprimersi a partire da questa scelta? E’ stato pubblicato il verbale di quanto emerso nella giuria dei cittadini ed i verbali di ascolto degli altri stakeholder?

Credo che ci siano molte ragioni che spingano affinché i documenti di sintesi vadano poi pubblicati: non solo per la trasparenza, irrinunciabile diritto nella nostra società, ma sopratutto perché si formi una coscienza civile e critica anche a partire dalla partecipazione, risorsa positiva e di interesse generale per la nostra città, per il nostro territorio.

Un’architettura partecipata del Piano, che viene descritta ampiamente, è inevitabilmente una palestra di cittadinanza, che in quanto contribuisce alla condivisione di spazi e servizi, può anche rappresentare un campo aperto dove coltivare inclusione e convivenza

Ma proprio per questo, dove sono gli enti no-profit che erogano servizi alla persona? E quelli di rappresentanza genitoriale? Possibile che non avessero niente da dire sul tema?

E ancora, la partecipazione dovrebbe valere su tutte le scelte di un piano. Altrimenti che partecipazione è? Ma se il Sindaco si impegna in campagna elettorale a riaprire al traffico Piazza Duomo, può garantire poi una partecipazione ampia al PGTU che possa anche esprimere un parere diverso dal suo? E magari presentare modelli alternativi di traffico urbano? 

E che senso ha, infine, richiamare incontri del giugno 2017, se le scelte di mobilità erano allora sostanzialmente diverse? 

Comunque questo PGTU contiene una sua visione sulla mobilità in Città. E questo è un dato positivo, sia che si concordi sia che si dissenta dalle scelte individuate. Un piano che sembra però poco partecipato e non sappiamo quanto condiviso nelle scelte essenziali. Sembra quasi l’attestazione di una idea, più che la sintesi di un bello (ed alto) momento partecipativo.

Interessante e futuristica la parte relativa alle misure di sensibilizzazione indirizzate agli operatori di trasporto, in cui si fa riferimento alle città di Barcellona e New York dove “sono state sperimentate con successo le consegne notturne o fuori dal picco di traffico”.  

Peccato manchi il riferimento alla c.d. “strada del gioco” di Francoforte sul Meno, Brema e Berlino, dove una volta la settimana, da aprile a ottobre, il traffico viene bloccato per dare spazio al divertimento di bambini e adulti.

(nello pomona)

II – Continua

Nota a margine:

Ho avuto la fortuna, nella vita, di aver intercettato storie complesse. 

Ho incontrato anche quelle di chi ad un certo punto del suo cammino ha commesso degli errori, sbagli riconosciuti come certi ed a volte anche inaccettabili. 

Ma tra questi anche gente che, dopo averne pagato il prezzo, ha avuto la forza di dare alla propria vita una traiettoria così bella e piena di senso da suscitare in me meraviglia e gioia nella condivisione di piccoli tratti.

Ho visto il pregiudizio nei loro confronti e quello nei confronti di gente semplicemente accusata di qualcosa, magari poi anche assolta, che fa il pari con quello che ancora troppo spesso incontro come genitore di persona con disabilità. 

Purtroppo le barriere mentali le abbiamo tutti, ed abbatterle non è un discorso così semplice. Bisogna in qualche modo aver fatto pace con se stessi per essere in grado di riconoscere i nostri (e gli altrui) pregiudizi e poter pronunciare parole risanatrici. 

E dare una traiettoria diversa al nostro cammino. Senza la quale rischiamo, specie se ricopriamo ruoli che hanno anche una connotazione educativa, di non essere credibili in quello che facciamo. 

E se promuoviamo inclusione, questa corre il rischio di sembrare di facciata, di comodo. Fondata più sulla prospettiva del controllo e della risposta che non in quella della presenza e responsabilità.