Acireale – Il lavoro, il reddito e la povertà. Cosa deve fare il prossimo sindaco

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Ad Acireale, territorio con 52 mila abitanti, secondo una ricognizione demografica sappiamo che circa 36 mila sono in età adulta, una stagione della vita in cui il lavoro diventa priorità e risorsa indispensabile per condurre una vita dignitosa. Nella nostra città sono oltre 3.500 gli acesi che non hanno alcun reddito e a questi si sommano numeri impressionanti per quel che riguarda la possibilità di vivere con il frutto del proprio lavoro. Circa 9 mila, infatti, sono gli acesi che hanno un reddito mensile inferiore a 1.000 euro al mese e 8 mila percepiscono un salario inferiore a 500 euro. Appare evidente che siamo di fronte ad uno scenario che delinea in maniera evidente e drammatica la situazione economica di tanti acesi e le difficoltà economiche sono visibili anche con l’impoverimento di tanti piccoli imprenditori, di commercianti, artigiani e, specialmente, giovani.

A questi dati si aggiunge il fatto, tutto da decifrare ed allo stesso tempo chiarissimo, che quasi 10 mila acesi percepiscono un reddito relativo alla pensione. Questo ci fa capire che siamo una città vecchia, con un’intera generazione (30/40 anni) che non riesce a trovare un reddito dignitoso e le pensioni dei padri e dei nonni rappresentano, per tanti, la “social” necessaria per tirare avanti. I nonni, quindi, che si sostituiscono al “reddito di cittadinanza” aiutando i familiari e cercando di vivere con il “minimo sindacale”.

Il lavoro deve essere, necessariamente, al centro della prossima campagna elettorale amministrativa. Non è per niente vero che i sindaci delle città nulla possono fare per aiutare la microeconomia cittadina, non è vero che non si possono mettere in moto modelli, progetti e processi per rendere il territorio appetibile per il lavoro, per lo sviluppo di volani economici attinenti al territorio. Appare altresì evidente che ogni discussione intorno alla ztl e intorno a gli altri criteri di vivibilità si pongono al centro di una riflessione seria per provare a far crescere l’apprezzamento del nostro territorio. Un luogo baciato dalla natura e governato da troppo tempo senza alcuna progettualità ne piani per lo sviluppo futuro. Abbiamo, negli anni, perduto ogni riferimento economico e di appartenenza. Abbiamo perso le Terme, l’agrumicoltura e gli indici di vivibilità che rappresentano i Comuni virtuosi da noi sono tutti da conquistare. Siamo indietro e siamo in una situazione chiarissima di crisi.

Infine sembra evidente che ogni discussione, dibattito e analisi sulle condizioni del territorio acese non può prescindere dall’emergenza lavoro. Un punto centrale per tentare di portare la città a conquistare qualche gradino tra gli ormai noti indici dei Comuni virtuosi. Al momento siamo messi male e il prossimo sindaco della città non potrà fare a meno di progettare seriamente per cercare di rendere il territorio fertile per l’occupazione e per dare gli strumenti per la ripresa di una necessaria ed indispensabile economia cittadina.

(mAd)