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STORIE DI CANZONI – Caterina Caselli – “Insieme a te non ci sto più”

Alla fine dell’estate 1968 Caterina Caselli, fresca vincitrice del Festivalbar con “Il volto della vita” (cover di “Days of pearly spencer” di David McWilliams) decide, insieme con lo stato maggiore della propria casa discografica CGD (quella che poi diventerà “casa sua”, la Sugar Music) di passare dal repertorio beat, quello di “Nessuno mi puo’ giudicare” e “Sono bugiarda” a un tipo di canzoni più ricercate come testo e musica, dall’arrangiamento più elaborato. Con l’occasione cambia anche look, passando dal celebre “casco d’oro” inventato per lei da Vergottini a una più sobria pettinatura, con una elegante coda castano scuro. Per lei la coppia di autori del momento, Paolo Conte e Vito Pallavicini, reduci dal successo travolgente di “Azzurro”, confezionano un brano di gran classe, che ha come sfondo la fine di un amore e soprattutto i motivi che ne stanno alla base: la mancanza di cura e di attenzioni, la delusione e l’inevitabile addio. Una canzone meravigliosa, un testo struggente, triste ma non privo di speranza nel finale (“Arrivederci amore ciao, le nubi sono già più là…Si muore un po’ per poter vivere”). Il brano scala ben presto la hit parade, restando nella top ten fino a gennaio inoltrato. La particolarità di un brano come “Insieme a te non ci sto più” è che, con il trascorrere del tempo, lungi dall’essere dimenticato o rimosso, ha conquistato sempre più pubblico e ammiratori, sia tra i fruitori di generi musicali molto diversi o comunque commerciali, sia tra gli intenditori e i cultori della canzone d’autore.

Moltissime le cover, sempre di gran pregio: da Ornella Vanoni a Elisa, da Franco Battiato agli Avion Travel, da Malika Ayane ad Alessandro Haber. Lo stesso Paolo Conte, nel corso degli anni diventato anche autore e interprete poliedrico e sofisticato acclamato sulla scena internazionale, la considera “la canzone che mi rende più orgoglioso”. Anche il cinema italiano ha tributato più di una citazione a questo brano. Innanzitutto con Nanni Moretti, che lo cita in “Bianca” (1984) mentre il protagonista Michele Apicella manifesta propositi di suicidio; e soprattutto in “La stanza del figlio” (2001) con la famosa scena in cui la famiglia in auto la canta in coro, unica scena felice del film. E’ presente anche in altri film come “Tu la conosci Claudia?” e “Manuale d’amore”, e ancora nel 2006, quando il regista Michele Soavi intitola il suo film “Arrivederci amore ciao” e la Caselli, per l’occasione, lascia la poltrona di supermanager discografica (e grandissima talent-scout) e reincide il brano, vincendo addirittura il David di Donatello come miglior canzone originale. A tutt’oggi Caterina Caselli, come ha dichiarato nel recente (bellissimo) docufilm di Renato De Maria “Una vita, cento vite” ha dichiarato di aver amato subito, come in un vero colpo di fulmine, questa canzone, e di considerarla la sua preferita tra tutte quelle interpretate.

Citto Leotta

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