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STORIE DI CANZONI – Mina – “Se Telefonando”

“Se Telefonando” è una di quelle canzoni il cui potere iconico (già alla visione della copertina del disco) ed evocativo, già alle prime note, ci riporta immediatamente agli anni ’60, un’età irripetibile, ricca di fermenti in tutti i settori: sociale, culturale ed artistico (e dunque anche musicale). Pur non avendo raggiunto, credo mai, la vetta della hit parade, al contrario di molti altri successi di Mina, è uno dei brani (se non il brano) che più caratterizzano la lunga e splendida carriera della cosiddetta “Tigre di Cremona”. La canzone fu scritta nel 1966 come sigla dagli autori del programma radiofonico “Aria condizionata”, Maurizio Costanzo e Ghigo De Chiara. Costanzo, che a quel tempo si limitava a scrivere e a condurre programmi radiofonici, scrisse il testo insieme a De Chiara, critico teatrale, sceneggiatore, drammaturgo (diresse anche l’Istituto Nazionale del Dramma Antico) e, all’occorrenza, anche autore di canzoni. I due autori chiesero, già durante la stesura del testo, al grande Ennio Morricone di comporre le musiche e gli arrangiamenti. Lui anticipò che si sarebbe rifatto, nell’inciso, al suolo bitonale e un po’ ossessivo delle sirene della polizia, più precisamente quella di Marsiglia, che aveva avuto modo di ascoltare, rimanendone musicalmente ispirato (come solo a lui poteva accadere) durante un recente viaggio in Francia. Fu di Costanzo invece l’idea di affidare il ruolo di “protagonista” al telefono, mezzo di comunicazione già in grande espansione a quel tempo. I due autori e il Maestro (più che leggenda è storia) convocarono Mina in una saletta degli studi Rai di via Teulada dove le consegnarono il testo, mentre Morricone cominciò a suonare. Mina, foglietto alla mano, la cantò in maniera così naturale e potente come se l’avesse conosciuta da sempre. Il “buona la prima” diventò per lei il marchio di fabbrica che l’ha accompagnata per tutta la carriera (ci sono numerose testimonianze al riguardo). Il testo è ambivalente, e fa leva sul desiderio da una parte, e la paura, dall’altro, di uno dei due innamorati (la donna, nel caso) di richiamare (al telefono) l’altro: potrebbe scoppiare l’amore oppure finire tutto. Ed è questo secondo epilogo che la ragazza, alla fine, sceglie. E’ stato bello, ma solo un rapporto occasionale, meglio non rischiare. Come si vede, il testo è abbastanza spregiudicato per l’epoca e si sentono già i “tamburi lontani” di una rivoluzione sessuale che non avrebbe tardato ad arrivare. A questo proposito, il testo conteneva una frase “Poi nel buio all’improvviso, la tua mano sulla mia” che si sarebbe potuta prestare a interpretazioni malevole e doppi sensi, correndo il rischio di incorrere nella rigida censura del tempo. Gli autori, prudentemente, la modificarono con il plurale “le tue mani sulle mie”. Quello che non molti sanno è che Mina, tosta e ribelle come sempre, pretese di registrare ambedue le versioni, per incidere poi quella con il testo originale, pubblicandola nel 1999, nella raccolta “Mina Gold 2”. Il brano si adatta perfettamente alle potenzialità estensive della voce di Mina, al punto di scoraggiare molti artisti a interpretarla. Secondo Nicky Nicolai, grande interprete di jazz e di standard della canzone italiana “questa canzone è un grande esempio di opera musicale perché viaggia in grande armonia con il testo nell’inciso e non l’ho mai voluta cantare: è difficile, ed è proprio sua, di Mina e basta”. La dichiarazione è del 2005, ma occorre precisare che la Nicolai ha poi trovato il coraggio, nel 2021, di cantarla, in una personale versione jazz con il marito Stefano Di Battista al sax. Da segnalare inoltre la recente cover “al maschile” (di grande successo) di Nek, presentata a Sanremo 2015. Che dire? Come nella grande cucina, se gli ingredienti (parole e musica) sono di prim’ordine e lo chef ha estro, fantasia e qualità, non può che venirne fuori un piatto strepitoso. E a noi, fortunati fruitori musicali nell’era tecnologica, pur nell’impossibilità di rivedere all’opera lo chef, non basta che un “click” per riassaggiarlo in tutta la sua irripetibile fragranza, anche se è un po’ “vintage”. O forse, è proprio per questo che ci piace così tanto.

Citto Leotta

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