Piccola storia di Jaci – 11 Gennaro 1693, il Terremoto

Piccola storia di Jaci – 11 Gennaro 1693, il Terremoto

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Significativa testimonianza  sul sisma del 11 gennaio 1693 è il libro “Le Tre Corone” scritto dal Sac. Cherubino Aliotta, che descrisse in maniera minuziosa il tragico evento nella città di Aci.

” …..Domenica 11. del mese di Gennaro ad hore vent’una in circa replicò il terremoto, trascorse hore quaranta del primo così fiero, e crudele, che desolò quasi tutta la città d’Aci, e per intercessione di Maria sempre Vergine, e gratia speciale della gloriosa S. Venera restarono preservati i Cittadini dalle rovine delle Chiese, de Palazzi, delle loggie, e delle fabriche, e dal numero di duodecimila anime che è composto tutto il Popolo solamente rimasero estinte circa settecento persone, e la maggior parte di queste furono donne , e figlioli, a si deve scrivere  à gran misericordia del Signore che da tre cento, e più Ecclesiastici solamente morirono quattro Sacerdoti, e quattro Chierici….. L’Aliotta descrive pure i danni subiti alle Chiese e edifici…..Le Chiese, Oratorij, e  lochi pij tutte rovinarono eccettuatene alcune puoche, come la Chiesa Maggiore, e Collegiata che si mira destrutta nelle volte dell’ale, e del Mattello, e pure nella Cupola, e parte del Campanile, la Sacristia non precipito quasi per miracolo dove erano ragunati i Signori Canonici, Mansionarij,Sacerdoti, e Chierici per uscire la gloriosa Santa Venera, che restarono tutti illesi per i meriti di detta Santa che ivi si conservava colle Sacre reliquie. La Chiesa delli gloriosi Apostoli SS.Pietro e Paolo patì alcune fessure , e precipitò la volta del Cappellone Maggiore dipinta d’un insigne Pittore Massinese unitamente con la Sagristia, e Cappella collaterale di Gesù e Maria, dove si ritrovarono molti fratelli di detti gloriosi SS. ed uno solo perì sotto le  pietre, rovinò la Chiesa di San Sebastiano buttando al suolo il Coro dipinto da vago pennello d’un esimio Pittore Acitano con la Sagristia, ed Oratorio unito del Beato Gaetano; la Chiesa Sagramentale del quartiero de’ Patanei restò affato rovinata come pure la Chiesa del Monastero di Sant’Agata  sotto la regola di San Benedetto (Chiesa di San Benedetto in via Davì), e del Loggione altissimo precipitarono tre Monache professe, due si trovarono morte, ed una viva miracolosamente aiutata da Maria vergine del SS.Rosario….il Sacerdote dopo aver elencato tutte le chiese della citta  conclude con la descrizione dei danni agli edifici pubblici…Si dissipò fino alle fondamenta l’Ospizio de Pellegrini, come pure il Teatro dell’Accademia de’ Zelanti per le rappresentazioni (odierno Teatro Bellini) la Piazza Santa Venera , e la Piazza S.Vito ambe di mercato furono leggermente lesionate con alcune poteghe d’Aromatari , di Droghe e di Merci (odierno Largo Botteghelle), come pure li due bastioni di San’Anna e del Tocco, con la Corte del Regio Segreto all’opposto la corte Capitanale e la Loggia Giuratoria miseramente fracassate. Li publici Carceri, colle camere superiori, e damusi di sotto parte perirono, e parte patirono danni notabili occidendo alcuni Carcerati, e quelli che restarono vivi uscirono liberamente dalle Carceri, e rimase senza lesione la porta nuova della Città verso la parte Aquilonare….”

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