Piccola storia di Jaci – Voto cittadino di non mascherarsi più, 1693

248

Una cronaca dettagliata del terremoto del 1693 è quella del sac. Cherubino Alliotta membro dell’Accademia degli Zelanti. Il popolo Acese rimase scosso dall’evento che causo tante vittime e  notevoli danni alla città. A quel tempo la popolazione molto religiosa – religiosità che rasentava la superstizione –  imputava il terremoto a un castigo divino e come detto mossa dalla paura prometteva un solenne voto cittadino che riguardava la ricorrenza annuale del sisma compiendo riti religiosi, non mascherarsi più per il Carnevale e le feste dei patroni e i commercianti e artigiani si impegnavano a chiudere le attività nei giorni di festa comandati. Passata la paura il voto fu mantenuto.

“Tutto il pubblico fè voto all’undici Gennaro ogn’anno il giorno che successe il terremoto di confessarsi, e comunicarsi, nel detto giorno osservar il digiuno, ed andare processionalmente alla Chiesa della Madonna dell’Oreto, di più non vestirsi mai mascherati nel Carnevale, nemmeno nelle festività de’ SS. Pietro e Paulo, e di S.Sebastiano, e che le donne pure non si possano vestire mascherate, ed occhiali, come ancora d’intervenire ogni Sabato la sera alla solennità delle lodi di Maria vergine nella detta Chiesa Collegiata, il Clero ratificò il sopradetto voto con aggiungervi di cantare in coro unitamente con li Canonici l’officio divino dell’istesso giorno 11. gennaro, e l’estesso Capitolo so obligò parimente per voto recitare l’officio divino della Visitazione, e della presentazione di Maria Vergine, come appare per atti pubblici di Notar Giuseppe Zappalà, e tutti i Mercadanti, Artisti, ed altri promessero di non tenere aperte le loro poteghe, ed officine ion giorni festivi per maggiormente attendere all’esercizi spirituali, ed intervenire all’offici divini”.

Stampa tedesca dell’epoca che illustra i danni del terremoto.