QUANDO LA CITTA’ FA PAURA di Alfonso Sciacca

QUANDO LA CITTA’ FA PAURA di Alfonso Sciacca

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L’ho detto altre volte: ma ora più convintamente. Questa mia città fa paura.

Perché? Viene progressivamente meno il «patto sociale» che costituisce la base della convivenza civile e umana. Il patto sociale è il rispetto delle regole. Gran parte dei cittadini ritiene di calpestare impunemente le leggi della città, e con ciò calpesta i diritti degli altri. Si posteggia, è l’esempio classico, ma non il solo, sulle strisce pedonali. Si fa prevalere il comodo proprio sull’interesse legittimo dell’altro. Oggi, poi, si è aggiunto il problema della spazzatura. Ecco perché la città mi fa paura. Ecco perché ritengo che si fa sempre più tenue il territorio morale che penso di avere in comune con gli altri.

A questo punto deve intervenire l’amministrazione. Maggiore vigilanza. Multe spietate, senza se e senza ma. Vigilanza attentissima. Mettiamo fuori tutti i vigili urbani in luogo di tenerli come suppellettile sopra i mobili. Mandiamoli con coraggio per le strade. Perché la dove c’è accondiscendenza, cresce il disprezzo delle regole. Le vigilesse mi sembra che siano più interessate a parlare al telefono, a parlare tra di loro che a svolgere il proprio compito.

L’amministrazione non solo deve amministrare. Ma ha il compito sublime ed ineffabile di educare alla paideia civile e sociale. Il Sindaco è il maestro dei cittadini. Esigente e comprensivo. Deve sapersi mettere di fronte ai bisogni collettivi dei cittadini. Deve ogni tanto passeggiare con il comandante della Polizia Urbana. Guardare in faccia la città, negli aspetti più minuti e più significativi.

Attendo che il Sindaco voglia fare ciò come un buon padre di famiglia quando si accorge che i figli non hanno più rispetto per le regole che tengono insieme la comunità familiare.

(prof. Alfonso Sciacca)