Amministrazione Alì, anomalia M5S?

ACIREALE – Prima l’aumento degli emolumenti per sindaco e assessori perché Acireale è città turistica, poi l’aumento del gettone di presenza per i consiglieri comunali e il presidente del consiglio comunale. All’assessore al bilancio è stato affiancato un tecnico aumentando, così, i costi della politica. Gli assessori nominati, ad esclusione di Daniele La Rosa, sono tutti tecnici e tutti, fino a poco tempo prima le elezioni, mai visti in alcuna iniziativa del M5S cittadino. Stessa cosa per quasi tutti i consiglieri comunali eletti nella lista del M5S. Ricordiamo, tra gli eletti, l’attivista Giuseppe D’Angelo, Doriana Zappalà (sempre vicina politicamente all’on. Angela Foti), per il resto da Ugo Trovato a Roberta Cundari, passando per la Fichera ed ancora Pittera, Fontanesca e gli altri, prima delle elezioni, mai sono stati visti con il “mitico” banchetto del M5S per promuovere le iniziative politiche del movimento di Grillo&Casaleggio.

Stessa cosa per il sindaco Stefano Alì. Da sempre nell’area del centrosinistra, alle elezioni del 2014 sostenne il fratello Michele candidato con un’aggregazione civica di sinistra mentre era, tra i candidati, Salvo Raciti del M5S. Poi Stefano Alì è stato per un periodo attivo tra gli iscritti al PD di Acireale e dopo si è intestato un paio di iniziative (ricordiamo per tutte le iniziative per i lavori di riqualificazione di S. Maria la Scala) insieme all’on. Foti ed altri attivisti M5S.

Oggi il risultato è sempre quello: l’anomalia Acireale.
Una modalità assai acese di trasversalità ma anche di una certa confusione d’identità. Non è grave, siamo abituati a perderci tra i meandri degli schemi politici, quello che invece salta subito agli occhi è la povertà di provvedimenti che sono stati incidenti nella vita della comunità in questi nove mesi di amministrazione “simil pentastellata”. Ovviamente tra gli attivisti c’è malcontento ed è evidente che tanti degli “storici” movimentisti a cinque stelle non sono più attivi ed hanno continui crampi allo stomaco; ma sono fatti interni per cui la città e i cittadini non perderanno il sonno.

Quello a cui siamo interessati sono i provvedimenti. Oltre la riapertura di piazza Duomo al traffico veicolare niente. Assistiamo, di fatto, ad una consacrazione dello “status quo” dove le questioni legate alla vivibilità rimangono tutte insolute. Non abbiamo sentito nulla in riferimento alla villa Belvedere (saranno tre le amministrazioni che non riusciranno a dare dignità all’unico parco urbano?), nulla rispetto il parco delle Terme e la stessa sorte delle Terme. Terme che sono questione regionale ma che sono nel territorio acese e che quindi avrebbero dovuto suscitare l’interesse dell’amministrazione Alì. Il silenzio intorno alla questione Ipab Oasi Cristo Re è tombale sia a livello regionale che locale, l’arredo urbano un sogno mai realizzato, le navette per migliorare il trasporto urbano e liberare il centro dal traffico mai viste. Ed ancora le questioni legate all’illuminazione fatiscente e carente in tante parti della città, i parcheggi degli incivili che affollano ogni strada dalla periferia al centro, i collegamenti con le frazioni inconsistenti. Il degrado al centro con vetrine imbrattate e trasformate in spazi di affissione, ruderi nascosti con coperture davvero orribili e tanto altro che rende Acireale non certo una città turistica ma un paese senza decoro.

L’anomalia dei “simil pentastellati” raggiunge l’acme quando in consiglio comunale i consiglieri dell’opposizione chiedono trasparenza e ricevono risposte sul modello “io non so”o “vedremo”. Rimarranno negli annali le risposte date ad un consigliere comunale che chiedeva come mai nel sito della FdC non risultano ancora pubblicati i bandi. “Non so” rispose il sindaco, “vedremo” fece eco il vicesindaco.
Insomma la purezza del M5S certo è in dissolvimento da nord a sud ma ad Acireale abbiamo il primato della confusione d’identità.

Chi sta da una parte e chi dall’altra è visibile in consiglio comunale, meno molto meno, nelle scelte e negli atti che avrebbero dovuto scuotere una città sola e dormiente ma di cui, invece, non abbiamo visto nulla o poco più.

(mAd)