Arrivano i sigilli sul luogo della provvidenza

L’Ipab Oasi Cristo Re non era solo un luogo dove venivano ospitati gli anziani o addirittura giovani con diverse disabilità psichiche ma è stato per moltissimi anni una grande famiglia, un ambiente di vita, di socializzazione.

Il progetto, motivato e portato avanti da sempre, dagli operatori che vi lavoravano, era quello di regalare un clima sereno e un senso di famiglia a tutti coloro in quel momento ne erano lontani.

Tantissime volte ci siamo ritrovati tra quelle mura e tra quegli ospiti e abbiamo potuto assistere alla bellezza dei loro sinceri sorrisi, forse a volte, neanche si rendevano conto di dove fossero ma non era importante per loro perchè quel luogo era la loro casa, il posto dove c’era sempre qualcuno che li abbracciava, che gli sorrideva, che gli accarezzava il viso o che addirittura li pettinava come si fa con i bambini.

Un posto dove poter dormire sereni, dove sentirsi protetti e sicuri del fatto che al loro risveglio ogni mattina avrebbero trovato un sorriso e una carezza che li avrebbe acvompagnati per tutto il giorno.

Tra questi ospiti, una sera di maggio dello scorso anno, i miei occhi si posarono su una figura di donna minuta, fragile e delicata, il suo nome era Maria ed aveva stampato sul viso tutto il dolore di una vita travagliata, fatta solo di buio e sofferenze, fatta di niente e il solo amore che aveva conosciuto nella sua esistenza era quello che le regalavano gli operatori dell’Oasi che si prendevano cura di lei da ben 25 anni, da quando ancora giovanissima entrò in quella struttura per poi uscirne qualche giorno fa senza sapere dove sarebbe stata trasferita, senza sapere se mai in qualsiasi altro posto sarebbe andata a finire, senza sapere se avrebbe mai più sentito quelle carezze di cui il calore, sentiva sulle guance.

LA SOFFERENZA È UN LUOGO DI NON RITORNO

Lei silenziosa avvolta nel suo vestito di sofferenza l’unico che ha mai indossato, il suo viso una smorfia di dolore, quello che l’ha accompanata per tutta la sua vita, i suoi occhi spenti non possono più vedere, la sua mente non ha ricordi ne pensieri. La malattia non perdona, non lascia traccia del suo vissuto e se lo porta via con se lasciando solo i resti di un corpo inerme e svuotato. Lei si chiama Maria ed è ancora giovanissima ma la sofferenza l’ha così tanto segnata, avvilita e mortificata che le ha modificato pure i tratti del viso ma le è rimasta la dolcezza del suo essere, un animo nobile e puro che riesce a rassicurarsi con una carezza e un bacio. Maria riceve carezze, baci e conforto dalle amorevoli cure delle dipendenti dell’Oasi Cristo Re e grazie a loro che lei, specialissima creatura, cosi indifesa e fragile riesce ad affrontare i suoi giorni senza sole e le sue notti buie.
Un grazie a questi dipendenti dell’Oasi Cristo Re che hanno portato avanti questa missione di umanità infinita e impagabile, a loro va il nostro GRAZIE INFINITO per aver regalato la speranza a tante persone sole, per aver dato l’amore e le cure di cui avevano bisogno, pur con mille difficoltà e con tantissima trascuratezza da parte della politica che avrebbe dovuto salvaguardare queste strutture e non farle chiudere, mettendo in mezzo ad una strada intere famiglie e tanti ospiti che li, in quel luogo avevano trovato il calore di una famiglia. Maria, Antonello, Teresa e tutti gli altri ospiti sfortunati dell’Ipab Oasi Cristo Re, ringraziano i politici che senza nessuna umanità e senza nessuna pietà, hanno tolto loro anche la speranza di risvegliarsi la mattina con una carezza.

Ieri sono stati messi i sigilli nella casa della provvidenza.

Vergogna!