Carnevale e terremoto. Cambio format, versione populista

Ho proposto – martedì 15 gennaio – una riflessione sul carnevale. Sintesi: visto che il terremoto ha piegato le frazioni di Pennisi, Piano D’Api e Fiandaca ed altri Comuni a noi vicini, allora sarebbe potuto essere opportuno spostare la manifestazione carnevalesca di qualche mese. Critiche a pioggia, il totem è stato imbrattato. Ed allora cambio format!

1) La macchina non si può fermare, si rischia di perdere soldi. 2) I maestri carristi dopo mesi di lavoro… 3) Le macerie non sono nel circuito del centro storico, quindi nessun problema. 4) Il centro “com’” si può svuotare da macchine e camper in meno di sei ore. 5) I contratti sono firmati, poi ci chiedono la “penale”. 6) L’indotto è importante, sono non meno di sei milioni di euro. 7) La città deve reagire. 8) Il carnevale è l’unico volano economico della città. 9) Non si rimanda nulla, bisogna guardare avanti. 10) Niente critiche, polemiche e dubbi. Va tutto bene.

Penso alla libertà di espressione come il più bel regalo che ci hanno donato i nostri padri costituenti, credo nella libertà di parola, di pensiero e non credo in un mondo segnato dai confini dove le merci circolano liberamente e le persone no.

Rivendico la necessità intima di non essere mai stato allineato con la voce del popolo perché non credo alla bontà degli intestini popolari. Credo nello studio, nella ricerca, nella necessità democratica delle voci critiche. C’è chi mi stima, altri mi detestano ed io adoro sempre citare Mia Martini in un pezzo scritto da Bruno Lauzi. “La gente strana prima si odia poi si ama”. Ma io non ho la necessità di cercare consensi, sono troppo felice della dimensione quotidiana, intima e familiare e nella vita ho avuto la fortuna di fare il lavoro che amo e di coltivare la passione che adoro. Ho avuto anche la fortuna di amare il calcio e di giocarlo così ho potuto capire come nella differenza si trova la forza della collettività.

Dal 1977 scrivo, dal 1999 anche in rete, ho prodotto centinaia di interviste con tanti leader politici nazionali, regionali e locali, ho seguito corsi di scrittura creativa a Milano quando lavoravo nelle agenzie e studi di pubblicità. Ho prodotto un libro “Tutti giù per terra” sulla politica locale, ho realizzato diverse regie teatrali, l’ultima sulla figura di Federico II. Insegno, leggo, penso e non sono allineato con la politica di qualsiasi amministrazione acese da quando ho l’età della ragione ad oggi.  Sostengo che le mafie sono il vero cancro dell’Italia insieme alla corruzione politica e alla grande evasione fiscale.  Sono antifascista e anticomunista; odio le dittature.

Sono anche un “mad”. Perché solo un folle poteva permettersi, ad Acireale, di criticare la data del carnevale così tanto a ridosso del terremoto. Ho scalfito il totem senza preoccuparmi di infrangere un tabu’. Sono mAd, un poco strano, un poco stronzo; sono uno che ha dato e da parte consistente della propria energia per produrre dibattito e allenare al pensiero antitetico.

(mAd)