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Minuscoli politicanti di una città morta più di una, otto, cento, seicento volte.

Parleranno di programmi, prima o poi lo faranno e intanto noi attenderemo che ritorni il bel tempo. Uno, otto, cento, seicento, dovranno raccontarci cosa ne vorranno fare di noi, magari sempre gli stessi, quelli che il bel tempo ce l’hanno negato più di una volta e che, malgrado ciò, vorrebbero continuarlo a fare, magari no.

Cento campanili, metà funzionanti e metà in perenne riposo, cento piccioni, metà in volo e metà a cagarci sopra le teste. Siamo figli di una decadenza concepita sopra sudicie scrivanie dentro angusti CAF, siamo come fogli di un 730 il cui otto per mille è stato destinato al nulla, siamo quello che non avremmo mai dovuto essere.

Sono un adulto che non sa dove portare a spasso, in questo paese, la propria dignità, eppure mi basterebbe un posto ben curato, lontano da certe chiacchiere e da certi inciuci, da certi calcoli e da certe inadeguatezze, diciamocelo senza troppi raggiri, ho quarantasette anni e poca voglia di farmi prendere per il culo.

E mentre soffia il vento sopra sbiadite bandierine che, per amore di questa città, creeranno un immenso e goliardico stendardo, nuovo nei simboli, ma già vecchio nei tessuti, io aspetto speranzoso i vostri contenuti.

Parleranno di programmi, prima o poi lo faranno e nel frattempo, noi, ci ricorderemo che di misera politica e di minuscoli politicanti questo paese è morto già più di una, otto, cento, seicento volte.

(Petra Sappa)

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