RACCONTI SWING N°1 – “Michele e le api”.

Ogni volta che il treno entra in galleria, Michele chiude gli occhi e si concede una pausa, giusto il tempo di interagire intimamente con i propri pensieri, quelli belli, fino a quando l’abbaglio violento del sole oltrepassa quella stupida tendina: un flash che lo scuote e lo riporta alla lettura:
“Le api hanno un cervello minuscolo paragonabile ad una capocchia di spillo, eppure questo mini cervello è strutturato per il pensiero, al punto che le api sono in grado di imparare e risolvere i problemi, di distinguere i colori, di ricordare che un particolare odore è collegato a una speciale ricompensa e di ricordare quali sono le mosse da fare per orientarsi. Insomma: le api hanno un cervello che, per quanto piccolo, funziona benissimo”.
Otto agosto 2024 e sono da poco passate le quattro del pomeriggio, anche ad Acireale.
Michele ripone il tablet dentro lo zainetto e sfoglia un depliant soffermandosi sui giorni e i nuovi orari che regolano la zona a traffico limitato. Cazzarola, pensa, qui cambiano le cose ad ogni starnuto del sindaco! Tentare di memorizzare i nuovi orari è tanto inutile, quanto trovare “i bus navetta comprati con i risparmi della politica, che era scritto nel programma”. Intanto il treno arriva, Michele si alza, sfila le cuffiette e sul telefonino visualizza: “Mother”.
– Michele, ma ti sembra possibile che per sentirti io debba chiamarti cento volte? Dove sei?
– Ciao mamma, si, scusa, avevo le cuffiette e non sentivo, sono alla fermata Cappuccini, sono arrivato adesso.
– Va bene. Che musica ascoltavi?
Certo che è un bel personaggio… cento telefonate per sapere che musica ascoltava?! Poi con quell’aria un po’ tonta di chi non è sicuro di avere ben capito, Michele risponde:
-Fancity Band, non li conosci mamma…
-Certo che li conosco – esclama con voce trionfante – sono quelli con il frontman che si arrampica sul palco, giusto?
Michele resta basito, questa donna è davvero sorprendente, sa tutto di musica, da Fred Buscaglione ai Lumineers…
– Comunque, ascolta adesso…
– Dimmi mamma
– Fammi un favore, prima di rientrare passa da Seby e compra il pane ed un paio di mozzarelle che i pomodori ce li ho. Ah, prendi anche un po’ di basilico.
– Caprese, I suppose…
– Esatto.
– All right, later, mother!
– A dopo scemotto…
Che detto da mamma, con quel suo modo unico e adorabile, lo fa sorridere dello stesso sorriso che in questo istante le sta illuminando il viso.
L’ascensore guasto, anvedi che novità… e che palle però! Mi scappa da ore e non mi trattengo più, gli scalini divorati a due a due, taluni a tre a tre, le chiavi pronte strette in mano e ad accogliermi già dal pianerottolo, le note di Donald Fagen con il volume a palla! Dio mio, quante volte devo dirglielo che certa musica va bene, anche benissimo, ma solo se ascoltata nei giusti orari? Donald Fagen con il sole ancora alto e trentotto gradi all’ombra è una bestemmia! È così difficile comprendere che la buona musica ed il suo ascolto meritano rispetto e buone maniere? È come se adesso, alle quattro e mezza, costringessi il primo che passa ad ingozzarsi di parmigiana! Ma tant’è, con mamma è tempo perso, o no, forse ho ancora un’altra carta da giocarmi: cara mammina, domattina durante il breve e rincoglionito intervallo di tempo compreso tra la sveglia ed il caffè, ti “sparo”un Tom Jones d’annata, e vediamo se così finalmente capirai.
– Sei tu?
Si, sono “tu”, dico fra me e me alzando gli occhi in cielo. A questo punto è necessaria una precisazione: io riconosco di essere un polemico scassacazzi non ancora pentito, ma è pur vero che quel “tu” potrebbe essere anche un ladro di appartamenti, uno spasimante respinto o addirittura un serial killer. E perché no, nella migliore delle ipotesi, potrebbe essere un imbonitore o quell’amico di Tano di Aci, quello che gira con la telecamera e che di tanto in tanto lo intervista.
– Si mamma sono io, la spesa è sul tavolo in cucina. Seby non ne aveva basilico, dice che quelle di Panza e Prisenza glielo hanno preso tutto, anche le raste…La sento ridere ed ogni volta è come se avessi fatto un gol.
Poi il cigolio della maniglia interrompe ogni velleità di proseguire il dialogo; il benedetto cigolio, segnale inequivocabile che avvisa, sia chi è in casa, sia chi dovesse transitare lungo il pianerottolo, che il bagno è occupato fino al prossimo cigolio di uscita. Vai vescica che adesso il mondo è tuo!
– Eccomi mother.
– Come è andata tesoro?
– Al solito mamma, niente di particolare, solo caldo da morire ed un sacco di cose da fare ancora.
– Ed io che speravo nella tua compagnia nel pomeriggio…
– Per fare che?
– Volevo prendere la funivia e scendere a Scala, ho voglia di mare, di una boccata d’aria e di una buona granita.
– Mi spiace mamma ma ho le api in testa, nel senso che devo documentarmi sulle api per scrivere un pezzo (altro gol) e poi devo ascoltare e riascoltare i Fancity, il giornale mi ha chiesto di fare la recensione del loro primo cd, anche se non è urgente.
– Tranquillo Miki, vedo se Daniela è libera e vuol farmi compagnia. Dimmi, ti hanno pagato al giornale?
– Solo un acconto mamma, ma va bene così. Mi piace quello che faccio, mi sento utile ed apprezzato e per adesso a me basta.
– Ok Miki, ma non permettergli di approfittarsene.
Vorrei dirle che la vedo benissimo quell’espressione di orgoglio dipinta sul viso e goffamente camuffata, invece le sorrido e dico:
– Ok, faccio una doccia e mi metto al lavoro.
– Va bene tesoro, io chiamo Daniela.
Messaggio vocale: “Miki, ti ho mandato via email qualcosa sulle api… stai tranquillo non è il pungiglione! (emoticon)”. Che carina Valeria, cara amica e brava cantante . L’avevo sentita stamattina durante una sua pausa in sala di registrazione, qualche chiacchiera sul più e sul meno prima di parlarle del pezzo sulle api. E’ sempre premurosa. Vediamo un po’:
“L’importanza delle api sta nella centralità da loro assunta nel nostro ecosistema, quindi è di vitale importanza la loro massima protezione.
Qual è il ruolo delle api nella produzione alimentare?
Il 35% circa della produzione di cibo a livello mondiale dipende dal lavoro svolto dalle api, ciò significa che, se le api sparissero, le conseguenze sulla produzione alimentare sarebbero devastanti. Chi impollinerebbe le coltivazioni? L’impollinazione artificiale è una pratica lenta e costosa mentre il valore di questo servizio, offerto gratis dalle api di tutto il mondo, è stato stimato in circa 265 miliardi di euro all’anno.
La principale causa di riduzione delle api e relativa diminuzione di produzione del miele, è dovuta ai pesticidi a base di neonicotinoidi, sostanze che fanno perdere il senso dell’orientamento agli insetti, impedendo alle api di far ritorno negli alveari.
Negli Stati Uniti il numero di api è diminuito di circa il 30% ed è in atto una strategia per difendere e tutelare questi preziosi insetti. Anche l’Unione Europea è intervenuta mettendo al bando alcuni pesticidi”.
Bene. Cioè, bene un corno! Su tutti i fronti è in atto un processo di distruzione del pianeta che sembra inarrestabile. Che poi in realtà sarà l’umanità ad autodistruggersi e non il pianeta che esiste e resiste fin dalla notte dei tempi. E resisterà ancor quando deciderà legittimamente di mandarci affanculo! Anyway, pollice in su a Valeria e faccio tesoro di queste informazioni, un passo avanti per uno come me le cui conoscenze sulle api si limitano alla produzione del miele e alla dolorosa esperienza del pungiglione che se ti azzicca ti fa la bua.
E adesso finalmente mi godo una lunga doccia tiepida e tanto goduriosa, un paio di smorfie allo specchio, mentre le ascelle vanno a catturare il deodorante spruzzato un po’ dove capita, retaggio di una vecchia barzelletta sui carabinieri. Il rassicurante cigolio d’uscita della maniglia, sancisce la fine delle operazioni, giusto il tempo di lanciare i vestiti smessi nella cesta, e mai una volta, e sottolineo mai, che possa vantarmi di aver fatto un canestro da tre punti: c’è sempre un pedalino o uno slip che, disteso sul pavimento o penzoloni sul bordo della cesta, mi fissa e mi spernacchia con soddisfazione. Fanculo, va…
– Michele, io vado, viene anche Daniela. Lo stereo lo spengo?
– No, lascialo acceso mamma e per favore lasciami a vista il cd di Richard Bona che io in mezzo a quel casino non lo trovo mai.
– Ok, fatto! Buon lavoro e a più tardi.
– All right, later, mother! Ah, aspetta un attimo, papà l’hai sentito?
Per tutta risposta, la porta che si chiude.
1 messaggio ricevuto da “Boss”, che non è quello di born-in-iù-essei, ma Davide, il capo. Prendo un bel respiro, poi una sbuffata d’ordinanza e finalmente visualizzo: “Michele, ce la fai a mandare il pezzo entro la mezzanotte? Grazie”. Traduzione al netto dell’ipocrisia: “Michele entro mezzanotte voglio il pezzo, altrimenti ti mando a scaricare gli strumenti dei Fancity per il loro tour delle Aci! Altro che recensione…”.
Continua…(forse)
Ogni riferimento a persone o cose è parzialmente casuale.

Luigi Pennisi