Acireale e le scritte fasciste. La pessima rappresentazione di una città che resta “imbalsamata nel passato”.

ACIREALE – In consiglio comunale di ieri (7/10/’21) il consigliere comunale Luciano Scalia porta in aula un argomento che ha fatto indignare le forze democratiche acesi e tanti cittadini che conoscono la storia della nostra Nazione e vivono il presente pensandolo come un processo democratico sempre in evoluzione. Alla richiesta del consigliere comunale Luciano Scalia di escludere il progetto (restauro di alcune scritte fasciste) ammesso a votazione tra quelli previsti nel Bilancio Partecipativo, arriva la replica del sindaco Alì.

Una replica farcita di demagogia, che ha volutamente spostato l’argomento e che ha improvvisato argomenti storici che non corrispondono alla verità. Affermare che la storia non va cancellata è un chiaro fuori tema che non può essere accettato. Nessuno, nemmeno l’ANPI che ricordo per numero di tesserati sono certo si può affermare serenamente che è, ad oggi, la più numerosa anche tra quello che resta dei partiti politici, ha affermato che quelle scritte sui alcuni palazzi acesi devono essere rimossi. Quello che appare invece assurdo è che qualcuno desidera riportare alla luce e allo splendore quei deliri del ventennio fascista. Periodo storico che ha condotto il popolo italiano nel disastro, nella morte e nell’alleanza con un criminale psicotico e demoniaco come Adolf Hitler. L’indignazione nasce dal fatto che quelle scritte non devono ritornare ad avere luce e splendore ma che devono essere lasciate come monito ed aspettare che il tempo (come ogni cosa) possa segnarne la loro fine. Eppure il sindaco Alì continua a pensarle come “storici” e chiama ipocriti tutti quelli che la pensano diversamente. Poi, sempre il sindaco di Acireale, cita Auschwitz affermando che nessuno si è mai sognato di rimuovere nel cancello d’ingresso la scritta “il lavoro rende liberi” (Arbeit macht frei). Ed ecco che ritorna la demagogia in tutta la sua magnificenza. Nessuno ha chiesto la rimozione di quelle scritte ma ci si oppone al loro restauro.

Ancora. Nel tentativo di fare stare all’impiedi i famosi sacchi vuoti il sindaco porta anche l’esempio dell’aula consiliare luoghi dove sono presenti alcuni “fasci littori”. Anche in questo caso l’esempio è davvero povero di contenuti e privo di ogni significato. Nessuno ha chiesto di sterminare ogni architettura riconducibile al ventennio ma, ripeto ancora e fino allo sfinimento, ci si oppone al tentativo di riportare alla luce quelle ignobili scritte frutto della propaganda fascista e a firma del criminale fascista Mussolini.

Ecco davanti ad una richiesta assolutamente democratica e certamente rispettabile di non cadere nella trappola del revisionismo storico le motivazioni del sindaco sono assolutamente da rigettare (a proposito in Germania le scritte naziste sono state tutte rimosse, il sindaco si informi meglio). Ma in questi tempi di vuoto politico e di assenza culturale tutto ciò non fa scandalo nella città dei cento campanili e del sonno eterno.

Mi auguro solamente, così come risulta dalle nostre fonti, che presto arrivi al Parlamento un’interrogazione che possa, ancora una volta, trascinare la nostra città nella peggiore cronaca politica.

(mAd)