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IL SINDACO & IL VESCOVO

Nella mia insana fantasia, applicando a… me stesso il metodo Stanislavskij, credendomi responsabile  (senza che alcuno mi abbia delegato) delle sorti della mia Aci, sentendomi più plenipotenziario di William Bentinck, mi sono sempre recato, appena ho potuto, a far visita ai neo eletti (o neonominati) sindaci e vescovi per offrirgli  la mia collaborazione. Col vescovo Gristina non feci in tempo a prenotarmici perché di buon mattino, all’indomani del suo arrivo a Acireale, appena uscito dal vescovado m’incontrò e mi salutò come il primo cittadino acese in cui s’imbatteva. Conversammo per qualche minuto.

La vicenda dell’incontro col vescovo attuale, mons. Raspanti, che qui brevemente riassumo, avvenne solo agli inizi del 2014, due anni e passa dopo la sua ordinazione. Perché  ricordare?  Perché per la prima volta, a differenza che con G. Malandrino, o  Pio Vigo, l’incontro mi amareggiò parecchio.  Gli sembrò  troppo  basata su obiettivi economici la mia proposta di aprire – con spesa risibile –  una viuzza tra via Genuardi e piazza Duomo, in ambienti totalmente di proprietà della Chiesa, naturalmente con l’osservanza delle leggi comunali. Criticò, apparentemente  equidistante, lo scambio di interventi  al calor bianco tra me e G. Contarino sulla Zelantea e gli Zelanti avuto sul quotidiano La Sicilia, paragonando  l’Accademia  alle parrocchie, entrambe organizzazioni  “private che al loro interno possono fare quello  che vogliono”. A proposito delle IPAB accusò la Regione di fare “pastrocchi “ per trasformarle in Fondazioni. Mi annunciò che aveva abolito l’Ufficio tecnico diocesano. Per tutto ciò che riguardava questioni pregresse, trovava facile rispondere “ma questo è passato!” . Da quel momento non ci fu alcun confronto tra noi, nonostante io sollevassi in miei articoli, anche su Fancity, la gravissima questione del caso “12 apostoli”, un’organizzazione che, oltre all’orribile fatto, ben noto, con i suoi cinquemila aderenti era un comitato elettorale blindato dai tempi di Aleppo e Nicolosi;  o, tanto per citarne un’altra, l’erezione abusiva  di un monumentino a san Escrivà de Balaguer, all’interno del Santonoceto, edificio di proprietà dello Stato, da parte dell’ultracattolico avv. Santo Primavera. Quanto all’ ’economicismo’, sarà sufficiente  valutare  la portata della presidenza Raspanti nella Fondazione Città del Fanciullo, un fatto economico rilevantissimo costruito fin dal 1947 unicamente  coi soldi dello Stato, o la questione Castello di Calatabiano, che è di proprietà pubblica ma finora chi lo gestisce e ne rivendica la proprietà  e ha prodotto storici deficit.

Che senso ha parlare di dialogo tra Chiesa e non credenti in siffatto contesto? (L’essere non credente non ha mai significato per me non trovare il modo di collaborare lealmente  con la Chiesa, nella quale mi formai nella prima età).

A differenza del Vescovo, incontrai il sindaco Alì pochi giorni dopo la sua elezione, luglio 2018, nell’unico giorno della settimana che aveva fissato per incontrarsi col pubblico: in una televisione locale Alì  qualche giorno prima si era lamentato  per il notevole numero di persone che avevano chiesto di essere ricevute, “che chiedono lavoro”. L’incontro fu gelido, nè il sindaco si sognò di proporre il ‘tu’ a un collega architetto… Perché ricordare? La prima cosa che feci fu tentare di chiedergli scusa per avergli dato del non-laico in un mio articolo: assieme agli altri quattro candidati- sindaco (si davano del  ‘collega’ vicendevolmente) si era recato dall’anzidetto vescovo Raspanti che gli impartì la benedizione per la disfida prossima. Alì si era inoltre proclamato devoto di S. Venera, anche se ha in prima battuta detto che la laicità non c’entra con la carica di sindaco, e che lui è devoto … perché il padre era presidente della Reale Cappella di Santa Venera! Durante tutto l’incontro non mi fece mai parlare compiutamente, e quando gli chiesi di poter avere un incarico non retribuito, anzi a spese mie (lo spostamento di una scultura dalla Villa al centro storico, impegno già preso con me ma mai rispettato dal sindaco che lo precedette, Barbagallo), mi chiese retoricamente se  il proprio contributo alla Città  si dà solo con un incarico…. In tutti i casi m’invitò a “cercarsi finanziamenti”…  Chiesi circa possibilità per la ZTL (che ho trattato con dovizia in molti miei articoli), per la fermata FS ai Cappuccini, ma oppose sempre una gelida resistenza, citando in particolare l’ing. Carmelo Grasso esperto di ZTL…. Alì non lesinò (fresco di elezione) elogi al personale comunale che “non ti collabora” e tu scopri “di essere solo”  “Tutto il personale”. “La sensazione è di essere un comandante di nave senza rematori”.

Pur trattandosi di vicende personali, questa è una raffigurazione veritiera dei comportamenti delle due cariche più in vista di Acireale. Ad adiuvandum

(Ivan Castrogiovanni)

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