Lettera aperta a Michelangelo Patanè, nuovo presidente degli Zelanti

Pubblichiamo una lettera aperta di Ivan Castrogiovanni indirizzata al nuovo presidente dell’Accademia degli Zelanti e dei Dafnici, Michelangelo Patanè.

Caro Michelangelo,

saluto con sincera soddisfazione la tua elezione a nuovo presidente dell’Accademia di scienze, lettere e belle arti degli Zelanti e dei Dafnici di Acireale. Un’antica accademia,  presente fin dal Seicento  pur con lunghi periodi di inattività, e specchio fedele della caparbietà degli Acesi a  esprimere  la loro autonomia culturale senza soggezione alcuna;  ma anche specchio più che fedele delle perduranti contraddizioni  tra potere civile e religioso in questa città che Vigo riteneva, comunque, norma per tanti comuni siciliani.

Con la tua elezione , una cosa è sicura: quasi scherzosamente parlando, gli Zelanti si sono messi in un bel dilemma (o forse sono i tempi che incalzano, e la coscienza individuale dei Soci ha prevalso): essendo tu al contempo  fedele servitore dello Stato, che hai servito per decenni come magistrato inquirente ,  e  integro e sereno cattolico ( giurerei che non hai fatto nulla per essere eletto né lo ritieni un coronamento della tua ragione di vita ) non dovrai carduccianamente congiungere la mano di Cesare e di Piero. Piuttosto (e da qui la mia gioia per la tua elezione) sottoponendoti a fatiche non lievi –te lo preannuncio ma tu ne sei perfettamente cosciente- dovrai fare chiarezza in un istituto che, nonostante abbia giurisdizione privata, per molti decenni, perlomeno in un clima di acquiescenza ,  ha esercitato prerogative sull’Ente pubblico  che esulano dai limiti di legge.

Non sono io a volere la decadenza o la morte dell’Accademia: che essa viva cento anni , e che possa un giorno essere ricordata come quel coraggioso istituto che, in un momento di estrema maturazione della storia, seppe scegliere (finalmente!) in favore della democrazia, anche a costo di dover rinunciare ad alcune sue sovrastrutture  non più compatibili con la sensibilità e il diritto del popolo.

Dovrai, caro Michelangelo, occuparti della convenzione tra barone di Floristella e Sindaco, risalente a una sessantina d’anni fa, quindi in pieno regime democratico e repubblicano, mai rivista o impugnata dalle amministrazioni fin qui, che attribuisce agli Zelanti poteri di controllo e di gestione sulla Biblioteca e Pinacoteca Zelantea che appartengono al Comune (edificio,patrimonio librario e artistico, personale a partire dal direttore, spese di gestione, incrementi, finanziamenti ); parimenti (nonostante il parere contrario di una potente autorità privata acese che mi consigliava anni fa di non occuparmi di ‘questioni private’) dovrai mettere mano allo statuto dell’Accademia che è, oltre che superato dai tempi, atipico e contrario ai principi basilari di democrazia, oltre che incongruente in molte sue parti: faccio solo un esempio:  è democratico che in esso non si faccia alcun accenno alla Costituzione (lo statuto dei Lincei lo fa), o che “ un terzo dei soci effettivi( art.4) sarà riservato ai più colti sacerdoti secolari della Diocesi”?

Dovrai, ancora, caro Michelangelo, accogliere il meglio della cultura, senza “ismi” o “èsimi”, per dirla con Capuana, in particolare  gli studenti universitari promettenti, ma non solo quelli, contribuendo ad aprire la Zelantea a conferenze, mostre, contatti sempre più ampi, direi con ritmo incalzante. Questi compiti sono naturalmente obbligatori per il Comune: ma sarebbe bellissimo, grazie a te, che per la prima volta fossero gli Zelanti a stimolarlo superando sé stessi ,dimostrando che la cultura può fare da modello a tanti altri aspetti della pubblica amministrazione che ad Acireale sono ridotti al lumicino.

Dovrai porre massima attenzione alla vita interna di questo organismo  che mi sembra abbia  quasi perduto la propria ragion d’essere  e non ha una pubblicistica letteraria, scientifica, artistica mordente che ne faccia un autentico motore di cultura; in particolare  il sistema di cooptazione dei soci e la loro vita individuale dovranno essere all’altezza di un’istituzione  apprezzata dal popolo e dagli intellettuali.

Dovrai (si tratta di una questione cittadina, non meno importante) mettere tutte le tue forze- anche in questo mi avrai, se vorrai, accanto- per trasferire, dopo meticolosi ma rapidi restauri- l’Archivio  comunale, che giace tra le campagne di S.M.Ammalati!- nel complesso dell’ex Gulli e Pennisi strappando la promessa solenne al sindaco, per costituire insieme con la Zelantea il grande polo culturale  come è naturale che sia.

Finisco qui, non perché non abbia altro da dirti. Auguro a te- e perché no- all’Accademia un mondo di bene: quel bene che tutti meritiamo.

                                                                                     tuo         Ivan Castrogiovanni”