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Nibali, Aru e la dura legge di Vinokurov di pdiciclismo

 

vincenzo-nibali

Quanto dichiarato da Nibali nel corso dell’ultima intervista è chiaro. Anche la sua prossima stagione sarà improntata sul Tour de France, la rinuncia al Giro è praticamente certa. Le dichiarazioni risultano sorprendenti forse per la tempestività, non certo per i contenuti assolutamente in linea con quanto sbandierato ai quattro venti dal guru dell’Astana Alexander Vinokurov nello scorso ottobre proprio al termine stagione. Del resto la vittoria di Nibali al Tour e l’esplosione di Aru a livelli sorprendenti, hanno convinto i vertici kazaki che l’Astana possa lottare per la vittoria su diversi fronti prestigiosi, utilizzando le proprie pedine in modo scientifico. Da questa convinzione scaturisce il ferreo schema di Vino: Nibali , la miglior carta di cui dispone, “dovrà” disputare il Tour, per cercare un possibile bis nella competizione più importante mentre Aru, l’astro emergente, ma al momento secondo uomo, “farà” il Giro, la seconda grande corsa a tappe. L’Astana ,nel raduno di fine mese a Montecatini, comincerà a lavorare sulla base di questo programma. Visto così francamente sembra un piano perfetto, difficile da mettere in discussione.

Ma, ci sono parecchi ma. Passano tutti attraverso i pensieri dei protagonisti della strada.

Non sfuggirà al lettore attento, che fino ad ora ho parlato solo delle volontà e delle convinzioni del team manager dell’Astana; di quella dei protagonisti non si è fatto minimo cenno, soprattutto delle volontà di Nibali, che visto lo spessore al quale è assunto, penso doveva essere tenuta in debito conto.

Il messinese si era detto molto tentato dalla prestigiosa accoppiata Giro-Tour. Questa ipotesi avrebbe dato luogo ad uno doppio confronto con Contador, quanto mai affascinante, ma non privo di rischi soprattutto se il dispendio di energie avesse comportato una sconfitta nella competizione più importante. Un rischio che Nibali sembrava disposto a correre, non così Vino. Alla fine quanto gli suggeriva il cuore non ha avuto ascolto e nell’intervista lui stesso non ne fa alcun mistero.

Ed Aru in questo scorcio autunnale cosa avrà pensato? Niente. Sapeva che Vincenzo non sarebbe riuscito a convincere Vino a cambiare programma. Lui potrà correre il Giro in assoluta autonomia coltivando il sogno di poter battere Contador. In questo caso, invece, la legge di Vino coincide con la volontà di Fabio.

Buon per il sardo.

Dopo, però, comincerà a preoccuparsi, specie se dovesse disputare un brillante Giro d’Italia. Sembra che il buon Vino sia intenzionato a “chiedergli”di correre il Tour in appoggio a Nibali.

Preoccupazione legittima. Lo spessore del sardo imporrebbe che lui potesse coltivare le proprie ambizioni alla luce del sole, soprattutto in un Tour il cui tracciato non lo sfavorirebbe di sicuro.

La “richiesta” di Vino pare arriverà a prescindere dal risultato conseguito al Giro da Fabio. Qui le cose potrebbero complicarsi in quanto Aru non è Fulgsang, vale di più, molto di più ed al prossimo Tour, Nibali avrà assolutamente bisogno di una equipe totalmente votata al suo servizio, senza titubanze figlie di ambizioni (presunte o meno). Nessuno, al momento, dubita della correttezza di Aru, ma a luglio sarà ancora così? Se i rapporti di forza sono quelli attuali, certamente si. Diversamente non lo so.

Comunque , volendo tirare le somme, al momento sembra che il contesto in cui i due sono venuti a trovarsi “convenga” più ad Aru, meno prigioniero di un programma che gli consentirà di crescere ulteriormente senza obblighi di natura assoluta. Nibali, invece, sembra “condannato” ad un’altra pesante stagione lontana dalla sua gente. Quest’ultimo aspetto non va trascurato, il ciclismo da sempre si poggia sullo stretto connubio fra calore dei tifosi e protagonisti. A tal proposito non mi piace per niente l’idea di un altro Giro orfano, non per scelta propria, del nostro miglior esponente.

Aldilà dei giochi di convenienza, quel che traspare da tutta questa storia è la sensazione fastidiosa che entrambi non siano padroni del loro immediato futuro, ma che legacci di natura contrattuale li obblighino a comportarsi come magari non vorrebbero.

Come uscirne da questa storia?

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