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sabato, Maggio 25, 2024
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HomeCulturaPiccola storia di Jaci - Reduce Sott.Tenente artigliere da campagna. Sorbello Antonino.

Piccola storia di Jaci – Reduce Sott.Tenente artigliere da campagna. Sorbello Antonino.

Di Acireale (fraz. Santa Venerina) Ufficiale d’artiglieria da campagna , decorato con Medaglia di Bronzo al valor militare , concessa nel 1917.

Il fatto d’arme:

Fronte delle Dolomiti – Trentino

 Il comando italiano vuole strappare a tutti i costi il monte Cauriòl alle truppe austro-ungariche. L’operazione, dopo una serie di tentativi terminati in disastri, verrà portata a termine il 27 agosto dagli Alpini insieme all’artiglieria. La conquista del Cauriòl rappresenta per l’Italia l’episodio più fulgido della guerra nella catena del Lagorai; si stima che in quelle battaglie siano morti circa diecimila soldati italiani e un numero simile di austro-ungarici. L’Italia manterrà il controllo del monte Cauriòl fino alla disfatta di Caporetto.

Bollettino di Guerra del 23 agosto 1916:

Nella zona delle Alpi di Fassa, nonostante la fitta nebbia che paralizzava l’azione delle artiglierie nostri riparti compirono ieri nuovi progressi sulle pendici del Cauriol e presero al nemico una quarantina di prigionieri. Intensa attività delle artiglierie avversarie contro le posizioni nelle Alte Valli Degano e del But. Fu respinto un piccolo attacco nemico al Passo di Valle Inferno.Nella zona di Gorizia e sul Carso situazione immutata. L’artiglieria nemica lanciò altre granate nella città e verso i ponti sull’Isonzo.

Firmato: Cadorna

Motivazione della Medaglia:

“Ricevuto l’ordine di controbattere l’artiglieria avversaria che tirava sulla batteria cui apparteneva, adempiva il suo compito riuscendo in breve a metterla al silenzio e, con propria iniziativa, rivolgeva poi il tiro sull’obbiettivo ove tendeva una nostra colonna di fanteria attaccante, producendo lo scompiglio nella difesa nemica e coadiuvando efficacemente la colonna stessa a riprendere una posizione – Alpi di Fassa, 23 agosto 1916”

Fonte Nastro Azzurro

Foto dal volume “Santa Venerina il mio paese” prof Giuseppe Longo.

(Seby Pittera)

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