Scuole e sicurezza, ne parliamo con la dott.ssa Maria Grazia Sorbello

Da alcune settimane a questa parte si assiste ad un dibattito tra chi vorrebbe che le scuole del primo ciclo vengano chiuse e chi no. Intanto gli studenti degli istituti superiori sono a casa da fine ottobre e con ogni probabilità dovrebbero rientrare l’8 di gennaio. Alla luce delle disposizioni nazionali che hanno optato affinché il primo ciclo restasse aperto ovunque, con la sola eccezione delle seconde e terze medie che nelle zone rosse sono state mandate a casa a fare didattica a distanza, molti sindaci, e qualche presedente di regione, hanno deciso di chiudere comunque tutte le scuole di ogni ordine e grado. Qui ad Acireale molti genitori ed insegnanti hanno chiesto al sindaco di chiudere, nonostante la regione abbia predisposto degli screening per docenti, genitori e studenti (spesso disattesi). Inoltre, sempre nella città dei cento campanili venerdì 20 novembre i dirigenti scolastici hanno incontrato il dott. Simone Cristoforo e il dott. Giuseppe Liberti, commissario per l’emergenza sanitaria, i quali hanno detto che sulla base dei dati in loro possesso le scuole possono restare aperte.

Incontriamo oggi la biologa Dott.ssa Maria Grazia Sorbello -specializzata in Microbiologia e Virologia, Dirigente di Laboratorio Analisi cliniche e microbiologiche, da sempre impegnata nella lotta alle infezioni ospedaliere e membro della SIMPIOS (Società Italiana Multidisciplinare per la Prevenzione delle Infezioni nelle Organizzazioni Sanitarie- così da avere anche un punto di vista diverso sul problema scuole e non solo.

VM: Allora dott.ssa Sorbello, posto che nessun luogo è sicuro, qual è la sua posizione in merito alla sicurezza nelle scuole?

MGS: La risposta parte da una considerazione: hanno mai pensato di chiudere i supermercati dove si vendono beni di prima necessità? La scuola è un bene di prima necessità e va corso questo rischio. Partendo dai numeri dell’ISS negli ultimi 30 giorni ci sono stati circa 100.000 contagi nella fascia di età da 0-18. E’ un numero alto in assoluto, ma se pensiamo che la popolazione con questa età è composta da circa 10.000.000 milioni abbiamo un’incidenza media dell’1%. Naturalmente se i dati li confrontiamo con il mese di agosto e settembre sembrano allarmanti ma anche i dati Nazionali sono allarmanti rispetto ai mesi di marzo e aprile. La scuola è anche un luogo sicuro, e questa volta lo dico per la mia esperienza epidemiologica, perché nel momento in cui in una classe si viene a scoprire un sintomatico positivo parte un contact tracing che in tante altre realtà non viene fatto. La tracciabilità che assicura la scuola diventa sicurezza per il territorio.

VM: Ci spieghi allora, perché, secondo lei, il mondo scientifico pare diviso tra chi, come il CTS, chiede che vengano riaperte le scuole superiori al più presto e quelle del primo ciclo, laddove sono state chiuse, e chi, invece, chiede che vengano chiuse anche quelle che ad oggi non sono mai state chiuse, ovvero il primo ciclo? Tutto questa confusione non le sembra che accresca l’incertezza e quindi la paura da parte delle famiglie?

MGS: Il parere del CTS è basato su dati certi pubblicati sul portale dell’ISS di epidemiologia che si chiama EPICENTRO. Tutti i dati epidemiologici vengono forniti ed elaborati dalle regioni che si avvalgono a loro volta di tutti i risultati che i vari laboratori sparsi per il territorio regionale sono obbligati a comunicare. Nel momento in cui un privato cittadino afferisce ad un laboratorio analisi pubblico o privato accreditato per eseguire un test per DIAGNOSI DI COVID sia esso un tampone molecolare, un tampone antigenico o un test sierologico, il Laboratorio deve comunicare il risultato sul portale della Regione Sicilia, nel nostro caso, portale creato proprio per raccogliere i dati di questa pandemia e trasmetterli all’ISS. Naturalmente l’incertezza e la paura dei genitori è legittima, ma sicuramente “emozionale”, dettata, cioè, dal voler sempre salvaguardare i figli proteggerli e certe volte si pensa che sia meglio tenerli a casae saperli al “sicuro” piuttosto che a scuola. Secondo me dobbiamo noi genitori essere più coraggiosi e fiduciosi nel sistema scolastico che quest’estate ha lavorato tantissimo per rendere la scuola un luogo sicuro per i nostri figli. Il problema invece che più attanaglia è il problema dei trasporti soprattutto al Nord dove i mezzi di trasporto sono fondamentali per gli spostamenti, mentre da noi al Sud diciamolo chiaramente non è un grosso problema intanto perché sono pochi e molto spesso, sempre per la troppa disponibilità siamo noi genitori ad accompagnare i figli a scuola.

VM: Dottoressa, lei mi cita il problema dei trasporti, che dalle nostre parti è, ahimè, meno importante che al nord, visto il basso utilizzo che i giovani di questi tempi hanno, ma è pur sempre una questione importante, soprattutto perché questo problema poteva essere affrontato un po’ più seriamente da parte di un governo che ha sbandierato per tutta l’estate un piano per mettere in sicurezza le scuole, ha parlato di investimenti importanti e poi, di fatto, con l’arrivo dell’autunno e dei primi importanti aumenti nei contagi, ad un mese esatto dall’inizio della scuola ha deciso di rimandare gli studenti delle superiori a casa. Questa resta per me la più grande sconfitta di un paese (unico in Europa) che mette sempre in secondo piano (ma anche terzo o quarto) l’istruzione e la formazione dei propri alunni, oltre che la loro salute psicologica. Da medico, ma anche da madre di una studentessa liceale, cosa pensa lei della didattica a distanza e a quali danni (a breve e lungo termine) possono andare incontro i nostri figli se vengono allontanati per un tempo lungo dalla scuola in presenza?

MGS: Concordo pienamente con te sulla inefficienza del Governo nell’organizzare i trasporti che avrebbero, in parte, permesso ai nostri ragazzi di ritornare a scuola. Fortunatamente nel DPCM di questi giorni il Premier Conte ha annunciato che presso le Prefetture ci si riunirà in questo mese di dicembre per trovare delle formule efficaci di trasporti e poter far tornare tutti i nostri ragazzi a scuola e in sicurezza. Da genitore mi sento arrabbiata e intristita nel vedere, ma come me penso la maggior parte, i nostri figli davanti ad un freddo computer, non avere la complicità del compagno, lo sguardo -che certe volte ti penetra e ti fa tremare le gambe- dell’insegnante: tutto ora è diverso! Ho letto alcuni articoli di psicologi che mettono in guardia sul danno che l’allontanamento dal tessuto scolastico potrà provocare sui nostri ragazzi e soprattutto si pensa anche ai ragazzi che vivono in famiglie “difficili” dove, l’allontanarsi da casa per andare a scuola e magari poi rimanere fuori per studiare assieme ad un compagno, poteva essere una valvola di sfogo e invece ora lo studio da casa diventa una convivenza sempre più imposta e priva di alternative. La psichiatra Santa Raspanti dice: “il virus non solo ha distrutto migliaia di apparati polmonari ma irrimediabilmente sconvolto il nostro tempo esterno e soprattutto quello interno”.

VM: Mi viene da pensare a De Gasperi che diceva “Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione”. Credo che governare in questo momento non sia facile per nessuno e non invidio affatto i politici che in questo momento si trovano a prendere delle decisioni importanti e non da tutti condivise, per il bene del paese. In questo momento, alla luce dei dati sui casi covid e dell’incremento dovuto anche all’apertura delle scuole, quale consiglio sente di dare ai genitori che hanno paura di mandare i figli a scuola?

MGS: Da Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità e da tanti componenti del CTS e naturalmente dalla Ministra Azzolina arriva un vero grido di dolore per la chiusura in alcune Regioni delle scuole e nello stesso tempo tutti sono concordi nel dire che tenere a casa i ragazzi è un danno per la società perché loro sono il futuro! Non devono essere loro a pagare il prezzo più alto di questa emergenza. “Le scuole devono stare aperte. Una loro chiusura prolungata rischia di impattare negativamente e a lungo termine sulla formazione, sulla capacità di apprendimento, sui livelli di istruzione e sull’emotività dei ragazzi”. Secondo me, le scuole sono un ambiente controllato, ci sono regole severe che vengono rispettate con attenzione anche grazie agli studenti stessi e ai professori che con grande abnegazione sono vicini agli studenti in questo periodo. Io suggerirei ai genitori di essere più coraggiosi e di “leggere” attentamente le informazioni che giungono da Istituzioni titolate a farlo e a non aggrapparci “al sentito dire”.

Da microbiologa impegnata nella lotta alle infezioni, guardo con fiducia anche a cosa ci stainsegnando il virus non solo a i bambini ma a tutti noi, sapete cosa? Il lavaggio delle mani! Ci siamo chiesti perchè uno dei punti cardini della lotta al coronavirus è il lavaggio delle mani? Lo sapevate che una delle armi vincente per combattere le infezioni ospedaliere, che ogni anno in Europa colpiscono oltre 4 milioni di persone è il lavaggio delle mani? Ebbene ora tutti lo facciamo e i bambini sono certe volte più attenti di noi; questa è una crescita di civiltà che li accompagnerà per sempre e contemporaneamente non togliamogli le emozioni che solo una scuola in presenza può dare. Come dice un grande psicoanalista che stimo molto Recalcati: “Non sapremo mai abbastanza dare il giusto peso a come l’incontro con un insegnante possa davvero cambiare una vita”.

VM: In effetti, sembra un ovvietà, ma così non è, perché lavare “seriamente” le mani è una di quelle attività che forse pochissimi sapevano fare. E senza inutili tutorial televisivi, dovremmo continuare a farlo sempre, anche alla fine di questa pandemia. Grazie infinitamente per questo importante punto di vista, sperando che con l’arrivo dei vaccini si possa ritrovare un po’ più di serenità ovunque, scuole (soprattutto) comprese.

(Valeria Musmeci)