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Storia d’Italia – Il disastro di Adua, 1 marzo 1896

La campagna coloniale italiana ai danni dell’ Impero abissino procedeva male, la scarsità di mezzi, la scarsa conoscenza del territorio, la scarsa capacità dei comandi e la sottovalutazione del potenziale bellico avversario portavano le truppe italiane a subire una cocente disfatta che annulla di fatto la penetrazione italiana nel Corno D’Africa.

Il Capo del governo Crispi insisteva, dopo l’ennesima sconfitta delle armi italiane, per un’azione militare imponente: “Siamo pronti a qualunque sacrificio per salvare l’onore dell’esercito e il prestigio della monarchia” questo è il messaggio inviato a Oreste Barattieri Governatore dell’Eritrea.

In effetti Barattieri è propenso a consolidare la posizione in Eritrea mentre Menelik vuole al più presto chiudere la partita con uno scontro decisivo perchè dopo una lunga campagna militare non riesce a mantenere le orde abissine per la scarsità di rifornimenti.

Il Governatore “capita l’antifona del messagio” decide di attaccare e la notte del 1 marzo muove le sue truppe costituite da 17500 circa – due terzi composte da italiani e il restante da Ascari Eritrei – divisa in tre colonne,comandate rispettivamente dai generali Matteo Albertone, Vittorio Dabormida e da Giuseppe Arimondi. La destinazione è Adua dove sono concentrate le forze del Negus , circa 100.000 guerrieri.

La tattica italiana prevede l’attacco delle tre colonne alle forze abissine possibilmente da una posizione favorevole. I comandi disponevano di una sola cartina della zona che è pure errata. la tre colonne si perdono di vista e vengono attaccate una per una. La colonna del Gen. Albertone si spinge troppo avanti e viene annientata ad Abba Garima. La colonna del Gen. Arimondi in poche ore viene annientata presso il passo Rebbi Arienni. La colonna del Gen. Dabormida subisce gravi perdite. Al tramonto i superstiti riparano presso Adi Cajé.

Le cifre della battaglia non sono mai state chiare, gli italiani lamentano 5000 morti tra soldati e ufficiali e un migliaio di Ascari, 1500 feriti e 3000 prigionieri di cui 2700 erano Ascari, cadono in battaglia i Gen Arimondi e Dabormida con il Colonello Galliano. Gli Abissini accusano tra i 6000 e i 12.000 morti.

Le conseguenze della sconfitta:

Barattieri indagato dalla Procura Militare del Re è richiamato in patria, viene sostituito dal Gen. Baldiserra che con una puntata nel Tigrè libera le guarnigioni di Adigrat. Menelik non vuole approfittare della vittoria e si ritira nello Scioa. La carriera politica di Crispi si conclude con questa vicenda. Si chiude, almeno per il momento, l’avventura delle armi italiane in territorio africano.

In Italia i caduti sono esaltati dalla retorica , eroi sopraffati da un nemico numeroso, quando la realtà cela una mancanza di organizzazione politico – militare e la sottovalutazione del nemico. Il Trattato di Ucciali del 1889 pone fine alla guerra e l’Italia riconosce l’indipendenza dell’ Impero etiopico.

Fonte storica: Le guerre dell’Italia Unita – Andrea Frediani.

Foto il Dagherrotipo , la conca di Adua con i monti Saurià

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