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STORIE DI VINILI – Yes – “Close To The Edge”

Se vogliamo identificare un album di riferimento che rappresenti in tutti i suoi aspetti il vasto panorama della musica rock-progressive, quell’album è indiscutibilmente “Close To The Edge”.
Quinto lavoro degli Yes, pubblicato nel 1972, è il secondo e ultimo album che vanta, a detta di tutti, la loro migliore formazione con Jon Anderson alla voce, Chris Squire al basso, Steve Howe alle chitarre, Rick Wakeman alle tastiere e Bill Bruford alla batteria. Proprio quest’ultimo, non appena furono terminate le registrazioni dell’album, lascia la band per unirsi ai King Crimson.
“Close To The Edge” è la rappresentazione perfetta del rock progressivo, il disco perfetto da consigliare a chi si voglia avvicinare a questo genere musicale, un disco senza una nota fuori posto e senza mai un eccesso, in costante equilibrio tra irruenza e dolcezza, dove le dissonanze degli strumenti elettrici si amalgano con gli arpeggi acustici in perfetta sintonia. Non è casuale il fatto che l’album, nonostante sia privo di un brano radiofonico, abbia raggiunto nelle classifiche di vendita la quarta posizione in Gran Bretagna e la terza negli Usa.
La registrazione di “Close To The Edge” fu accompagnata da una maniacale cura del dettaglio. Si racconta in proposito che Eddie Offord, produttore della band dal 1970, spossato dalla stanchezza, crollò più volte davanti al mixer. Si pensi che solo per registrare la intro dell’album, un mix di rumore di ruscelli, cinguettio di uccellini, campane e vento, si resero necessari dodici metri di nastro. “Oggi basterebbe premere due tasti”, farà notare molti anni dopo Rick Wakeman.

Nel primo lato dell’album troviamo il brano omonimo, una suite che dura quasi diciannove minuti introdotta un’atmosfera bucolica che si trasforma presto in un’esplosione strumentale guidata da una scala ascendente di Chris Squire attorno al quale spiccano le note acute della chitarra di Howe e gli squittii di Rick Wakeman ottenuti con l’alterazione del suo organo Hammond. La canzone cambia più volte struttura ed è intramezzata da interventi di ogni genere come l’organo in codice morse dal quinto minuto e i brevi interventi di Mellotron.
Al minuto 8’30’ il brano sembra pegnersi all’improvviso per poi tirare il fiato con tappeti di sintetizzatore che introducono un magnifico intervento di organo a canne che Wakeman registrò nella chiesa di Saint Giles a Londra. A questo punto la sezione ritmica rientra con impeto e Wakeman dà il meglio di sé con una valanga di note suonate con l’Hammond realizzando un memorabile assolo. La band a questo punto si riaggancia al tema principale della canzone per poi spegnersi nella stessa atmosfera bucolica presente nella intro.

Jon Anderson, che i compagni di band chiamavano “l’architetto musicale”, si occupò di creare le armonie vocali intense e raffinate poi riprodotte insieme a Squire e Howe ed è sua la trovata molto originale di aggiungere di volta in volta le parole di uno dei refrain, creando nuovi significati ma rispettando la stessa cadenza (“Down at the edge, close by a river/ Close to the edge, round by the corner/ Close to the end, down by the corner/ Down at the edge, round by the river […] Down at the edge, round by the corner”).

Il lato B dell’album si apre con “And You And I”, ballad folk interrotta da qualche accelerazione e da pompose sequenze di Mellotron e Moog. A seguire, “Siberian Khatru”, una canzone vera e propria che pur comprendendo alcune variazioni, ruota intorno a un riff di chitarra e a un tappeto di tastiere; pur apparendo a un primo ascolto il brano più semplice dell’album, in realtà è molto complesso, specie nell’assolo di spinetta di Wakeman e nella linea di basso di Chris Square che cambia continuamente.

“Close To The Edge” è sicuramente un album impossibile da superare, tuttavia non è corretto dire che il disco rappresenti la fine del percorso creativo degli Yes. Tutti gli album successivi, fino a “90125”, meritano il massimo rispetto e contengono brani pregevoli sempre in linea con il desiderio di innovazione della band.

Luigi Pennisi

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