Orazio Sorbello: una vita da “Mister Miliardo”

Centoquaranta gol, di cui 58 in serie B, in 532 presenze tra i professionisti. Basterebbero solo le statistiche per descrivere la sua carriera, ma non basterebbero per descrivere cosa questi è stato per l’Acireale. Stiamo parlando di Orazio Sorbello, uno dei calciatori più rappresentativi e forti della storia del calcio acese. Granata in due diversi periodi della carriera, grazie alle sue reti fu uno dei principali artefici della storica promozione in serie B avvenuta ad inizio anni ’90. Abbiamo quindi ripercorso insieme le tappe principali della sua ventennale carriera, tra aneddoti, curiosità e le tante soddisfazioni conquistate.

Sorbello, la sua è stata una carriera importantissima. Ci racconta come è iniziata la sua avventura calcistica?

«La mia attività calcistica ha avuto inizio nei dilettanti. Ho giocato infatti nelle juniores di Santa Venerina e Mascalucia per poi passare all’Aci Catena in Prima Categoria. Feci molto bene in questi anni e quindi poi avvenne il mio passaggio all’Acireale, allora in quarta serie. Fu la mia prima esperienza nel semi-professionismo»

Quì fece due anni in serie D e fece anche molto bene. Per un acese come lei come fu l’esordio in maglia granata?

«Un’enorme soddisfazione sicuramente. Da ragazzino giocare per la squadra della propria città era un po l’obiettivo di tutti. Un’emozione indescrivibile, poi, vivere l’atmosfera del ‘Comunale’, furono due anni che mi aiutarono molto per il proseguio della mia carriera perchè fu da quì che partì tutto. Segnai credo 10 o 11 gol in totale in questi due anni. Ero molto giovane, sapevo di avere delle qualità, ma da lì a pensare che avrei fatto il calciatore ne passava…»

Poi nella stagione 1980\81 lasciò l’Acireale e si trasferì al Campania Ponticelli, che all’epoca era una realtà ben nota del calcio campano. Come avvenne questo trasferimento?

«Avvenne perchè quell’anno con l’Acireale giocammo proprio contro il Campania. Ricordo che in trasferta, lì a Napoli, feci una gran partita e pareggiammo 2-2. Impressionai i dirigenti credo. Poi partì e andai a Salerno per svolgere il servizio militare e fu proprio in questo frangente che ricevetti la chiamata dell’allora direttore sportivo del Campania, Franceschini. Da quì poi si concretizzò il mio trasferimento e il conseguente salto di categoria»

Che ricordi ha di questa esperienza?

«Giocai quattro stagioni lì, una in C2 e tre in C1. Furono anni sempre in crescendo, anche per quanto riguarda gli obiettivi. Giocavo bene, segnavo abbastanza e l’ultimo anno sfiorammo addirittura la promozione in serie B, purtroppo mancata per un solo punto dopo un intera annata in testa. Alla fine del campionato, infatti, il Pescara vinse le ultime 5 partite e ci scavalcò, perdemmo quindi l’occasione di andare in B. Sarebbe stato il coronamento di quattro anni fantastici per noi»

E fu proprio nell’ultima annata al Campania che durante il calciomercato ci fu la famosa trattativa da cui nacque l’appellativo di ”Mr. Miliardo”…

«Si, esattamente. All’epoca il calciomercato era un po diverso da quello di oggi, esisteva infatti il mercato estivo e quello di riparazione nel mese di novembre. E fu proprio nel mercato di novembre che il presidente dell’Avellino (allora in serie A), Sibilia, fece un’offerta di un miliardo di lire per le prestazioni del sottoscritto. Il fatto curioso è che io non sapevo proprio nulla di questa trattativa tra Campania e Avellino. Lo scoprì una mattina comprando la Gazzetta dello Sport. In prima pagina il titolo che si rifaceva proprio all’offerta da un miliardo rifiutata dal mio presidente, Greco, per un attaccante sconosciuto di serie C. Poi sotto vidi la mia foto e capì che si trattava di me. Ho scoperto solo tempo dopo che in realtà la trattativa era stata chiusa»

Come mai saltò tutto allora?

«Racconto un aneddoto: Greco e Sibilia si trovavano nello stesso albergo per trattare il mio cartellino e alla fine chiusero la trattativa. Saltò perchè i due presidenti si diedero appuntamento in Lega per formalizzare l’accordo, se nonchè Sibilia andò in Lega mentre Greco prese il taxi e andò in aeroporto. Ci aveva ripensato, non se la sentì perchè già nelle prime battute di campionato eravamo in testa e c’era la seria possibilità di andare in B. Aggiungo una cosa in più, che la domenica successiva col Campania giocammo ad Agrigento con l’Akragas mentre l’Avellino giocò contro la Juventus di Platini, Rossi e Scirea. Pensate che avrei potuto esserci anch’io, ma il calcio è anche questo»

A fine anno poi cosa accadde?

«Accadde che dopo la mancata promozione la società decise di monetizzare. Si presentò il Padova che giocava in B e il Campania cedette il mio cartellino in comproprietà. In questo caso non conosco le cifre anche perchè non c’erano procuratori allora. Fu un salto di categoria importante per me perchè esordivo in B per la prima volta. Segnai anche 7 gol quell’anno»

E poi arrivarono due esperienze consecutive con Palermo e Catania, sempre in B.

«Si, dopo Padova passai al Palermo con cui siglai un biennale. Qui segnai 9 gol ma a fine anno la società fallì e rimasi svincolato. Ero uno che stava dimostrando di saperci fare, per cui ricordo che ero abbastanza appetibile sul mercato. Si interessò a me pure la Lazio, allora in B con -9 dopo la vicenda calcio scommesse. Il Catania, però, si presentò con un bel contratto e alla fine accettai. L’annata purtroppo fu davvero sfortunata e si concluse con la retrocessione in C1»

Lei però si era ormai stabilizzato in B in quegli anni, infatti passò al Modena.

«Si, si presentò il Modena e accettai la loro proposta. Giocai due anni lì, una in B e una in C1. Il primo anno, purtroppo, si concluse con una retrocessione un po rocambolesca all’ultima giornata. Decisi quindi di restare anche l’anno successivo per provare a risalire subito, ma a fine anno arrivammo quinti. In generale, però, ho ottimi ricordi di questi due anni, soprattutto per quanto riguarda la città che era molto tranquilla»

L’anno successivo tornò subito in B cambiando maglia. Anni dopo quella famosa trattativa si accasò proprio all’Avellino. Era proprio destino allora.

«Evidentemente era destino che un giorno vestissi comunque la maglia dell’Avellino e anche questa fu una bellissima esperienza. Il primo anno segnai pure 13 gol e fui capocannoniere della squadra insieme a Chimenti. Era un grande gruppo quello, con Taglialatela in porta, Ravanelli, Ciccio Baiano. La B di allora, senza di ombra di dubbio, era una spanna sopra rispetto a quella di oggi»

Nel 91′-92′ l’esperienza di Pescara. Forse una delle annate più belle della sua carriera in termini di risultati.

«Ho un ricordo bellissimo di quell’anno, in panchina c’era Galeone. Giocavamo col 4-3-3 e si giocava un calcio davvero spettacolare, una meraviglia. Giocavo con Massimiliano Allegri, che metteva palloni sui piedi da 50 metri, poi due schegge come Ricky Massara e Pagano. Bivi era la punta centrale, mentre la riserva era Monelli. Quest’ultimo si fece male ad inizio campionato e il direttore Pierpaolo Marino, che avevo avuto ad Avellino, mi chiamò per sostituirlo. Mi disse che c’era da fare un po il ”part-time” vista la concorrenza, ma che mi sarei ritagliato il mio spazio. Accettai assolutamente e per come andò alla fine sono contento di aver fatto quella scelta. Arrivammo secondi e riuscimmo a salire in serie A, fu una grandissima soddisfazione»

Pur giocando poco ebbe modo però di mettere anche a Pescara il suo zampino sulla promozione.

«Si, segnai infatti 4 gol che risultarono decisivi a fine anno. Poi la promozione fu una grande soddisfazione davvero, perchè l’abbiamo stra meritata sul campo giocando benissimo a calcio. Sono dell’idea che quando una squadra gioca bene a calcio, alla fine, porta a casa i risultati. Ho ancora oggi un grande ricordo di Pescara, della città e soprattutto dei tifosi molto passionali nei confronti della squadra»

Con l’annata di Pescara si conclude un cerchio, perchè poi a fine anno ci fu il grande ritorno ad Acireale. Come avvenne questo ritorno 12 anni dopo?

«Dodici anni dopo, esattamente. Questo ritorno avvenne in maniera anche un po casuale e, se vogliamo, anche particolare. Mi viene da sorridere perchè a dire la verità stavo andando a firmare col Monza che mi offriva un biennale, ma in aeroporto incontrai per caso Rapisarda e Barbagallo che durante il tragitto mi fecero cambiare idea e mi convinsero a sposare il progetto granata. Praticamente se avessi preso un altro volo quel giorno la mia carriera avrebbe avuta un’altra destinazione e forse non avrei mai avuto modo di tornare ad Acireale, chissà. Il destino mi ha riservato questo ritorno nell’annata forse più bella per il calcio acese»

Quell’anno avvenne infatti la storica promozione in serie B per la prima volta. Che annata fu quella?

«L’annata fu bellissima e avevamo una grande squadra per la C1. Ricordo che ad inizio anno stavamo per prendere un portiere, ma sapevo che ad Avellino c’era un certo Carmine Amato che voleva andare via. Feci pressione sulla dirigenza per convincerlo a venire quì perchè sapevo che era un portiere di un’altra categoria. Alla fine sul suo acquisto ho avuto ragione. Poi arrivò anche Celestini a novembre, c’era Santino Nuccio con cui facevo coppia in attacco. Insomma era una squadra importante per la categoria. La promozione fu frutto del lavoro della società che riuscì a costruire una squadra che domenica dopo domenica lottava come fosse una battaglia. Naturalmente poi l’apporto dell’intera città fu determinante. Andammo in B anche perchè il Perugia fu coinvolto in quello scandalo, ma noi la promozione la meritammo sul campo senza ombra di dubbio»

E l’anno dopo arrivò finalmente la B ad Acireale, prima volta nella sua storia.

«L’annata sappiamo tutti come andò. Fu difficile, ma riuscimmo a mantere la categoria. Per me fu una grande soddisfazione. Segnai anche 8 gol, ma il merito fu di tutti, di noi calciatori e di mister Papadopulo. La squadra era ottima, basti pensare a gente come Modica, Lucidi, Amato in porta… .A testimonianza di come il livello della B di oggi si sia abbassato notevolmente»

Insomma poi a fine anno sappiamo tutti come finì. Lo spareggio col Pisa e la conseguente salvezza. Le chiedo, c’è un aneddoto particolare che ricorda di quella partita?

«Più dello spareggio, ricordo invece cosa accadde in campionato perchè avvenne un fatto curioso. A Pisa pareggiammo 1-1, mentre al ritorno perdemmo e io sbagliai anche un calcio di rigore. A fine partita nei nostri spogliatoi venne Anconetani, lo storico presidente del Pisa, che ci disse: ”Ragazzi sono certo che vi salverete sicuramente, non preoccupatevi. In bocca al lupo!”. Ecco, queste parole mi sono rimaste impresse nella mente, perchè il caso volle che ci salvammo proprio contro di loro. Ricordo poi Anconetani disperato e steso a terra sull’erba dell’’Arechi’ di Salerno dopo il rigore di Modica. Un destino veramente beffardo, proprio lui che ci aveva detto che ci saremmo salvati…fa un po effetto insomma (ride)»

Purtroppo l’anno successivo, però, fu meno fortunato per i colori granata perchè il sogno si fermò con la retrocessione. Quì arriviamo alla fine della sua carriera, le ultime tappe furono Atletico Catania e l’esperienza in terra maltese. Come mai questa scelta di finire a Malta?

«Innanzitutto ci fu l’annata con l’Atletico Catania che fu un’ottima annata. Io volevo già appendere le scarpette al chiodo, ma fu l’allora presidente Proto a convincermi a firmare. La squadra fece un campionato ottimo, salvezza tranquilla e anche qualche soddisfazione in più. L’esperienza maltese, invece, la accettai perchè mi garantirono la possibilità sia di allenare che di giocare, così da rendere meno traumatico l’addio al calcio. Certo, trovai un calcio quasi primitivo in termini di organizzazione, ma tutto sommato fu un’esperienza di vita positiva»

Finito l’excursus sulla sua carriera le faccio una domanda personale. Lei ha fatto una grandissima carriera, sente però il rammarico di non aver mai giocato in serie A?

«Purtroppo è l’unico rimpianto che ho, ma sono davvero felice della carriera che ho fatto. Ho già raccontato della trattativa con l’Avellino, allora in A, quando ero al Campania. Dopo Palermo rimasi svincolato e ricordo che su di me c’era anche l’Udinese che in A partiva da -6. Quella volta rifiutai io e a posteriori rifiutare la massima serie fu una scelta poco saggia, ma non rinnego nulla»

C’è un attaccante nel calcio di oggi in cui lei si rivede? Che tipologia di attaccante si definiva?

«A dire il vero non seguo molto il calcio di oggi, quindi non saprei dire un attaccante in cui mi rivedo. Credo che il calcio oggi si sia sgonfiato molto sotto tutti i punti di vista. E’ molto diverso da quello in cui giocavo io. E’ un calcio che non mi attira più, ho provato anche a fare l’allenatore ma vedendo determinate situazioni ho deciso di dare un taglio. Ricordo ai miei tempi quando la domenica sera si accendeva la tv e c’era “La domenica sportiva” col riassunto dell’intera giornata di campionato. Adesso gira tutto intorno al business: anticipi al venerdi, posticipi al lunedi, turni infrasettimanali. Sono comunque rimasto nell’ambito calcistico grazie alla scuola calcio, la Junior Calcio, poi adesso sono anche nonno e mi godo questo. Sulle mie caratteristiche…beh ero un attaccante di stazza, abile di testa, ma a differenza di quello che si può pensare non ero assolutamente macchinoso. Anzi, devo dire che i miei migliori campionati li ho forse fatti da seconda punta al fianco di una punta centrale perchè ero molto sbrigativo coi piedi. Poi molte volte ho fatto anche la punta, come con Santino Nuccio o con Ciccio Baiano ad Avellino. Mi adattavo in base alle caratteristiche della rosa e a ciò che gli allenatori mi chiedevano»

Abbiamo ripercorso insieme tutta la sua carriera. Lei ha giocato ad Acireale, Palermo, Catania e Atletico Catania, mentre ha poi allenato a Gela, Siracusa e Messina. Da acese che sensazione si prova ad aver rappresentato in un modo o nell’altro tutte le più grandi realta del panorama siciliano?

«Da calciatore non può che essere stata una soddisfazione, poi a Messina, Siracusa e Gela ho allenato e quindi è un’altra cosa in un certo senso. Se si è professionisti seri allora l’unica cosa che ti viene chiesta è quella di esprimere al massimo le proprie qualità in campo. Poi è ovvio che il piacere più grande resta quello di aver giocato per la squadra della mia città e aver vinto qui»

Ha mai avvertito in queste piazze qualche pregiudizio nei suoi confronti?

«Assolutamente no, devo essere sincero. Ero un attaccante che non si risparmiava mai in campo e credo che questo abbia influito molto nel giudizio dei tifosi delle squadre in cui sono stato. Forse solo a Gela, da allenatore, ho avvertito qualche pregiudizio in virtù della famosa diatriba tra Juventina Gela e Acireale ai tempi della C, ma nulla di più. Poi mi sono trovato benissimo a Palermo, benissimo a Catania e anche nelle altre piazze in cui sono stato da calciatore o da allenatore»

Dando uno sguardo alla sua carriera lei ha avuto come compagni di squadra Claudio Ranieri a Palermo, Walter Novellino ad Avellino, Mazzarri ad Acireale e Allegri a Pescara. Si sarebbe mai aspettato che da allenatori avrebbero raggiunto simili traguardi?

«Devo dire che uno su cui non avrei mai scommesso è Walter (Mazzarri). Non avrei mai creduto che da allenatore avrebbe potuto fare quello che ha fatto. Allegri, Ranieri e anche Novellino erano tutti con un carattere che già allora facevano presagire un futuro da allenatore, perchè in campo si facevano sentire nei confronti dei compagni. Su Walter devo dire che non me lo aspettavo, invece ha fatto cose straordinarie. Ricordo l’annata con la Reggina quando ottenne la salvezza nonostante la penalizzazione e quello fu una sorta di miracolo sportivo. Anche quelle col Napoli furono grandi annate. Davvero un plauso a lui e a ciò che è riuscito a fare»

Ultima domanda, ma non la meno importante. Una volta finita la carriera da calciatore come e quando nacque l’idea di aprire la scuola calcio che tuttora gestisce? Parliamo della Junior Calcio.

«L’idea nacque nel 2000, insieme ai miei amici Jay Vasta e Mario Cannavò. Abbiamo pensato di organizzare qualcosa per rimanere nell’ambito calcistico, qualcosa che coinvolgesse i ragazzi. Ci vuole tanta passione per stare con i ragazzini, ma garantisce molte soddisfazioni. Successivamente poi è subentrato l’avvocato Giuseppe Costarelli che oggi è un po il nostro factotum. A proposito, colgo l’occasione per fare un augurio al mio caro amico Jay Vasta che purtroppo sta poco bene ormai da un po. Auguro a lui tanta salute sperando possa riprendersi presto perchè è una grande persona»

Giorgio Cavallaro