Aci greenway, il percorso andrà ai privati. Sarebbe stato lungimirante fare gestire questo splendido bene comune ai giovani disoccupati insieme alle donne e uomini con disabilità. Cercasi turisti ma solo per il fine settimana.

ACIREALE – Il 27 novembre ’20 è stato pubblicato il bando per la concessione in gestione ed uso per cinque anni del percorso ciclopedonale posto nel vecchio tracciato della ferrovia. Possono partecipare al bando associazioni, cooperative, società, imprese individuali ed associate, enti, consorzi e raggruppamenti d’impresa. E’ la “greenway”.

Vediamo cosa prevede il bando. Chi si aggiudicherà la concessione dovrà occuparsi della pulizia, la cura e la manutenzione delle aree in gestione, prevista l’apertura e la chiusura del percorso dal venerdì alla domenica e l’organizzazione di eventi culturali, artistici e ricreativi. Il concessionario diventa così custode dell’area in questione e unico responsabile.

Ed ancora. Il concessionario potrà (se vorrà) aprire il circuito anche nei giorni non indicati nel bando come giorni aggiuntivi a quelli previsti e non sostitutivi, potrà realizzare un chiosco, realizzare strutture da adibire ad uffici, istallare giochi, tavoli e sedute. Tutto nel rispetto delle norme urbanistiche ed ambientali. Per l’ingresso nella “greenway” il concessionario non potrà richiedere alcun pagamento tranne in occasione di eventi e manifestazioni.

Un bene pubblico potrebbe, quindi, essere gestito da privati per almeno cinque anni. Un fatto non straordinario se consideriamo che ormai da decenni tanti beni e servizi pubblici sono gestiti da privati. Dall’energia ai trasporti, alle comunicazioni e tanto altro ancora. Una modalità che, sicuramente in Italia, non sembra aver prodotto quei benefit che immaginavano i sostenitori della libera impresa sempre e comunque.

Possiamo ancora affermare che, di norma, una pista ciclabile è in ogni parte del mondo considerata a tutti gli effetti una strada pubblica e quindi la gestione e la manutenzione sono dell’Ente pubblico. Va anche detto che anche la sorveglianza è, di norma, a carico dell’Ente pubblico. Per le piste ciclabili poste in sentieri particolarmente attrattivi o di interesse turistico sarebbe stato opportuno stringere un accordo con le associazioni ambientaliste per la gestione del tracciato. Di solito si opera in questa direzione tranne quando “delegare” al privato risulta essere la strada più comoda per togliersi ogni onere di manutenzione e gestione del bene comune.  Una scelta miope, priva di programmazione e incapace di immaginare un futuro con nuovi posti di lavoro.

Per la greenway sarebbe stato davvero sano e lungimirante pensare  di affidare i lavori di manutenzione e gestione a giovani disoccupati magari affiancati da ragazze e ragazzi con disabilità che avrebbero potuto esprimere le loro capacità nel prendersi cura di un bene comune così suggestivo e prezioso.  Troppo arduo da pensare, troppo politicamente sano e lungimirante pensare ad una soluzione del genere? Sembra proprio di si e sembra proprio che la strada intrapresa con l’emissione del bando sia quella della totale deresponsabilizzazione e completa assenza di lungimiranza politica e di programmazione del futuro.

Sarà davvero incredibile immergersi dentro questo splendido scenario e trovarsi davanti ad un cancello chiuso. Chissà in quale parte del mondo esiste una possibile simile condizione in un luogo protetto, naturistico e turistico? Cercasi turisti ma solo per il fine settimana!

(mAd)