Acireale, come siamo messi con gli indici di vivibilità?

ACIREALE – Abbiamo tanto e da tanti anni tenuto il piede sull’acceleratore sul tema degli indici di vivibilità. La città soffre di una carenza ultradecennale di recupero e di manutenzione, soffre per l’assenza del depuratore, per la qualità dell’aria, per le condizioni in cui versano le periferie e le frazioni, per la mobilità che era e rimane caotica. Vediamo punto per punto.

Traffico veicolare al centro storico

Quali sono gli indici di vivibilità che indicano se una città è vivibile e rispettosa dei criteri e della necessaria programmazione per migliorare la qualità della vita?

Sono tanti gli indicatori analizzate da “Sole 24 ore”. Andiamo a capire come siamo messi prelevando dai sei ambiti di indagine alcuni indicatori di misurazione della vivibilità urbana.

La prima categoria si riferisce a “ricchezza e consumi”. Sappiamo che la povertà al sud e nella nostra città è una ferita aperta e sanguinante. Sono sempre di più le fasce sociali dentro la povertà e tante altre si avvicinano pericolosamente al vortice delle difficoltà economiche. Nei centri dove vengono distribuiti vestiti e cibo non sono i vagabondi a fare la fila ma concittadini. Presente anche l’emergenza abitativa e la difficoltà ad ottenere un lavoro giustamente retribuito e contrattualizzato. E’ un problema del sud ma è ancora più urgente intervenire in alcune aree dove la fascia più consistente del reddito deriva dalla categoria impiegatizia,ovvero redditi che non generano investimenti e posti di lavoro. Non dobbiamo stupirci se sempre più concittadini, ogni giorno, lottano per portare a casa qualcosa da mangiare e pagare le bollette con regolarità diventa sempre più difficile.

In tante strade e vicoli della città manca ogni attenzione alla manutenzione

La seconda categoria è “lavoro e innovazione”. Per questo secondo indicatore possiamo andare solo a tentoni considerato che non abbiamo dati ufficiali, ma conoscendo il territorio possiamo certamente chiederci quali sono le iniziative imprenditoriali, quali i grandi investimenti, quali ancora le vocazioni che generano lavoro? Poca cosa. Abbiamo perduto da tanto tempo alcune possibilità di sviluppo legate al benessere e al termalismo, non abbiamo spiagge tali da poter pensare ad un importante flusso turistico di tipo balneare, non abbiamo tanti posti letto e non abbiamo cura del patrimonio architettonico, artistico e paesaggistico. Cercare e trovare lavoro ad Acireale per i giovani ed ancor più per i meno giovani è un fatto complesso e di difficile realizzazione. Molti lavori sono flessibili in entrata e in uscita e spesso sono impieghi legati al terziario e al food. Sarebbe potuto essere un dato microeconomico interessante e potenzialmente importante ma nella nostra città la “movida” non è mai stata vista di buon grado e le automobili sono padroni di ogni angolo di strada. Sviluppare un tessuto economico basato sul popolo della notte è impensabile. Sembra di vivere nella città delle slot machine e dei gratta e vinci.

La terza categoria è “ambiente e servizi”. Questo è un punto dolente. L’ambiente urbano maltrattato dal caos veicolare, dal degrado, dall’incuria, dalla povertà della manutenzione ordinaria. Intere strade sembrano che siano state appena colpite da dozzine di colpi da mortaio. Erbacce, marciapiedi divelti, carenza di pulizia delle strade al centro come in periferia e nelle frazioni marinare e a monte.

Parchi chiusi o solo parzialmente agibili, la grave carenza di luoghi per l’aggregazione sociale e per l’attività all’aria aperta. Pochi spazi comunali al chiuso per lo sport, due teatri comunali chiusi, un solo cinema. Il suggestivo sentiero delle “chiazzette” con controlli sporadici, la piazzetta di Santa Caterina da recuperare, la scarsità di mezzi per il trasporto pubblico, nessuna navetta pubblica, niente isole pedonali, nessun tentativo di recuperare le tante facciate che insistono nel centro storico e che si trovano nel degrado e nel semiabbandono. Una realtà difficilissima.

La quarta categoria è “cultura e tempo libero” ma, è evidente, che anche in questo campo sono poche le cose che possano essere inventariate se non il silenzio di una classe intellettuale che si è autostoricizzata e l’assenza di riferimenti culturali attivi nella vita pubblica cittadina. Insomma un deserto culturale dove si vedono, di tanto in tanto, solo momenti accademici e, in qualche modo, onanistici.

(mAd)